Landini a Seravezza: il lavoro al primo punto per chi vuole cambiare il Paese

Il segretario della Cgil ha parlato di fronte a 600 persone dopo il minuto di silenzio per il marmista morto a 54 anni

Tiziano Baldi Galleni

seravezza. «La storia di Vasco Zappelli ci insegna che non dobbiamo pensare solo a noi stessi ma anche agli altri. E a farlo con coraggio e coerenza fra quello che si pensa e quello che si fa». Così Maurizio Landini, segretario generale nazionale della Cgil, martedì 21 settembre a Seravezza nell’anniversario dei 50 anni della morte del sindacalista viareggino ucciso durante una rapina il 1971 nel capoluogo seravezzino.


Ad ascoltare Landini c’erano quasi 600 fra operai, impiegati e simpatizzanti. Durante gli interventi di tutta la mattinata - iniziata con un minuto di silenzio in ricordo di Andrea Bascherini, marmista morto una settimana fa a 54 anni schiacciato da diverse lastre di marmo a Pietrasanta - i temi del diritto a lavorare in sicurezza, senza più morti nelle aziende, ad un mondo del lavoro senza precari e giovani sfruttati, si sono intrecciati al ricordo di Zappelli, ai suoi valori, e alla politica di 50 anni fa che a differenza di quella di oggi era sensibile e vicina ai lavoratori. Più volte è stato poi citato il caso della Gkn e della sentenza del tribunale di Firenze. «In quegli anni ci fu la conquista di tanti diritti - ha spiegato Landini - in particolare nel 1970 lo Statuto dei diritti dei lavoratori che fece diventare fattivi i principi della Costituzione. Il mondo del lavoro deve tornare ad essere riferimento della politica e del cambiamento che ci auspichiamo». Perché secondo il segretario nazionale c’è un problema di fondo: «Sia i governi di destra che di sinistra hanno ridotto e messo in discussione i diritti dei lavoratori». Nel programma della Cgil c’è la creazione di un nuovo Statuto con una rappresentanza più estesa, a chi ha contratti con meno tutele o ad esempio alle partite Iva.

«Il Paese non si cambia senza il mondo degli operai, un metodo che può rilanciare anche il concetto di democrazia. Ma ci vuole coraggio, lo stesso che aveva Vasco Zappelli - ha concluso Landini - e per averlo ci vuole identità e un’idea chiara e forte di quello che si rappresenta. Se il governo non ci ascolterà saremo pronti a scendere in piazza e a mobilitarci di nuovo».

Il lungo discorso di chiusura di Maurizio Landini è stato preceduto dagli interventi del sindaco di Seravezza Riccardo Tarabella, dal presidente della Regione Eugenio Giani e del segretario della provincia di Lucca della Cgil Rossano Rossi che ha ricordato il traguardo dei 120 anni dalla nascita della Camera del lavoro di Viareggio. E ancora ha parlato il segretario provinciale della Fillea Cgil Alessia Gambassi, il segretario nazionale della Fillea Alessandro Genovesi, il segretario regionale della Cgil Dalila Angelini e il poeta cavatore Sauro Mattei che ha fatto un fedele ritratto di Zappelli. È stato il sindaco Tarabella a definire il sindacalista ucciso «un uomo eroe, perché ha voluto difendere una donna dai soprusi e dalla violenza, e così sono eroi tutte le vittime del lavoro a cui va la nostra vicinanza». Alessia Gambassi invece ha riportato tutte le questioni trattate al settore del lapideo, le cave delle Apuane e i laboratori di trasformazione della Lucchesia e di Massa Carrara. Ha infine ricordato la posizione della Cgil che «ricerca un rapporto di equilibrio fra la tutela del lavoro e l’ambiente. Noi difendiamo questa storia di cui i cavatori e gli operai del marmo sono i protagonisti».

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