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Addio al maestro Massimo Del Chiaro, il signore del bronzo pietrasantino

L’imprenditore Massimo del Chiaro in una foto del 2009

Pietrasanta. Fondatore della fonderia che portava il suo nome, ha lavorato con artisti del calibro di Mitoraj, Botero e Cosci. Aveva 85 anni

PIETRASANTA. Un pioniere della fusione artistica del bronzo in terra di Pietrasanta. Massimo del Chiaro è scomparso nella giornata di ieri all’età di 85 anni. Un marchio, quello dei Del Chiaro, che da anni caratterizza alla voce fonderie la tradizione della Piccola Atene: un’infinità le opere realizzate per grandi artisti, come Botero, Mitoraj, Cosci, giusto per citarne alcuni, o ancora protagoniste nelle piazze di mezzo mondo, dall’Iraq, alla Siria, dalla Francia a Roma. «Amo il mio lavoro. E l’ispirazione arriva dalle nuove sfide che il cliente ci propone, ogni giorno, commissionando qualcosa che, sulla carta, sembra impossibile», ripeteva spesso Del Chiaro. Quella passione che, anche se ormai in pensione, lo portava comunque a vivere il quotidiano della propria «creatura», con sede in via Iare, a fianco dei figli subentrati nel corso del tempo nella conduzione dell’azienda.

Massimo Del Chiaro si può definire quasi “un’esistenza da romanzo”: viareggino, aveva iniziato a imparare il mestiere alla Fonderia Vittorio Lera a soli 9 anni. Poi il trasferimento a Pietrasanta. «Ma non sempre i proprietari delle aziende volevano seguire i miei consigli. Nel 1967, in seguito alle richieste di vari prestigiosi scultori liguri, aprii la mia fonderia a Genova, perché proprio lì, in quel momento, non essendoci alcuna concorrenza del settore c’era più lavoro: ci sono rimasto per dieci anni. Nel 1977 tornai a Pietrasanta, chiamato a dirigere, come capo fonderia, una fonderia artistica locale. Anche in questo caso, i proprietari non condividevano le mie idee di sviluppo e così, nel 1980, ho fondato la Fonderia d’Arte Del Chiaro», raccontò in un’intervista pubblicata sul sito fondazione cologni.


Fu uno dei grandi fautore della tecnica a cera persa che poi altro non è che il metodo utilizzato nell’antichità dai greci per i loro bronzi, ma comunque aperto alle nuove tecnologie che lui stesso definiva «indispensabili per soddisfare le esigenze, sempre più pressanti, degli artisti». Voluminoso, al riguardo, l’elenco delle collaborazioni dell’artigiano Del Chiaro (così amava definirsi) come con l’artista svedese Richard Brixel, autore dei monumenti ad Ayrton Senna e Michael Schumacher. E ancora Giuseppe Penone, figura di spicco del movimento dell’Arte Povera, Mauro Corda, la scuderia Ferrari che commissionò un cavallino rampante di tre metri da installare nel quartier generale di Maranello, l’Aeronautica Militare Italiana. La Fonderia Del Chiaro operò con successo nella replica di straordinari capolavori dell’arte antica, come il Grifo del X secolo conservato al Museo della Primaziale Pisana o come la Porta del Duomo di Pisa fedelmente riprodotta dall’originale di Bonanno Pisano del 1180.

Surreale nel contesto la vicenda che si lega ad una statua commissionata dall’Iraq al declinare degli anni ’80: «Nel 1988 la Fonderia è chiamata a realizzare – si legge nel libro pubblicato per i 60 anni di attività con prefazione di Stefano Roni – un ritratto a figura intera del dittatore Saddam Hussein. La statua è alta 10 metri e pesa 15 tonnellate: un gigante. È il fulcro, l’opera eclatante, di un progetto artistico a dir poco faraonico che l’establishment iracheno intende affidare al coordinamento dei Del Chiaro. È l’occasione che può spalancare le porte dell’intero mondo arabo. Lo stesso Massimo, accompagnato dal figlio Franco e dalle migliori maestranze dell’azienda, compie numerosi viaggi a Baghdad per mettere a punto preventivi o per montare sul posto le opere commissionate dalle autorità irachene. L’avventura mediorientale si chiude però frettolosamente e in modo rocambolesco il 30 luglio 1990, due giorni prima che le truppe di Saddam invadano il Kuwait. Il successivo embargo sancito dall’Onu trasforma purtroppo in carta straccia i contratti miliardari sottoscritti da Del Chiaro per i grandiosi progetti artistici dei Baghdad».

Seguì una fase di incertezza economica all’interno dell’azienda. Del Chiaro non licenziò alcun dipendente, adottò una riduzione dell’orario di lavoro, riallacciando i rapporti con i grandi artisti. E tutto ricominciò. Nel nome di Pietrasanta e di una fonderia che ha fatto la storia della città. I funerali di Massimo Del Chiaro, che lascia la moglie Adriana e i figli, Emanuela, Franco, Barbara e Roberto, sono fissati per venerdì 24 settembre, alle 10.30 presso la Chiesa Santa Maria Lauretana di Querceta.

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