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Storica pizzeria di Viareggio chiude dopo la causa di lavoro con un cameriere

L’esterno della storica pizzeria 44esimo parallelo che ha chiuso alla fine di agosto

Il locale, dopo 34 anni di attività, è stato dichiarato fallito dopo che non ha pagato il risarcimento del danno stabilito dal tribunale

VIAREGGIO. La pizzeria “44esimo parallelo” ha chiuso dopo 34 anni di attività. Un pezzo di vita, tanti affetti e un’infinità di ricordi cancellati da un maxi risarcimento stabilito da un giudice ma che l’azienda non è riuscita a pagare. La società che gestiva il locale lungo l’Aurelia è stata dichiarata fallita in seguito a un lungo contenzioso con un ex dipendente che era stato assunto per tre mesi e licenziato prima del termine stabilito. Lo storico locale ha pagato le conseguenze del Covid, come molte imprese della ristorazione. Ma il colpo di grazia lo ha ricevuto da una sentenza del tribunale per una “vecchia” lite con il cameriere. Il giudice del lavoro aveva condannato il titolare della pizzeria a riassumere un dipendente a tempo determinato, per tre mesi, e licenziato dopo una lite senza così rispettare la scadenza del contratto.

Il ristoratore doveva risarcire di dodici mensilità il dipendente licenziato, pagandogli circa quarantamila euro. La somma non è stata corrisposta neppure dopo vari solleciti. Così oltre a “lievitare” fino a circa settantamila euro si è arrivati allo scontro finale. Con il dipendente che, prima ha cercato di “aggredire” i beni della pizzeria e poi, non avendo ottenuto risposta, ha presentato un’istanza di fallimento che ha scritto la parola “fine” alla storica pizzeria.


A raccontare la vicenda sui social è stato il figlio del titolare della pizzeria con un lungo post su Instagram, sollecitato dalle domande di amici e clienti che hanno visto chiudere il locale da un giorno all’altro.

«C’è stata una piccola pausa chiamata pandemia da Covid-19. Dopo il primo Lockdown, sopravvissuta l’attività, è arrivata l’ennesima richiesta di una cifra che si aggira sui settantamila euro. Dopo questa siamo passati alla richiesta di pignoramento dei beni della società. La richiesta è stata respinta. Allora è stato chiesto il fallimento. Follia direte voi? Quindi ecco quello che è successo, in data 31 agosto la società di mio padre è stata dichiarata fallita» si sfoga il figlio sui social. Da noi raggiunto per telefono, il giovane ha confermato la storia. «Mio padre sta seguendo tutto», ha aggiunto senza fornire ulteriori dettagli rispetto a quello che è già apparso sui social.

«Ma perché avete deciso, per così poco, di chiedere in cambio così tanto? – si è sfogato il giovane su Instagram – Ma perché avete cancellato ricordi, momenti passati e futuri di chi ha passato una vita a dedicarsi a una piccola attività che dava mantenimento a una famiglia e un futuro a un ragazzo della stessa età» del dipendente licenziato. Deve essere un grande dolore quello che sente il figlio del titolare della pizzeria. «È una storia che parte dal 2018, tre anni e una pandemia nel mezzo. Mio padre a maggio-giugno 2018 assunse un ragazzo, un cameriere, in pizzeria con un contratto fino al 31/08 (quindi circa tre mesi di lavoro). Fatto sta che dopo circa un mese di lavoro, mio padre decise di allontanarlo (i modi non sono stati dei migliori lo premetto) dal locale e richiederne il licenziamento. Quante volte sarà successa questa cosa dal 1987?». Anche se il cameriere dopo tre giorni già lavorava in un altro locale, stando al figlio del ristoratore, ha ingaggiato con l’ex datore di lavoro, poi condannato a pagare un maxi risarcimento danni, un lungo contenzioso legale.

Al licenziamento è seguita una lite tra il titolare e il cameriere, arrivato nella pizzeria insieme al padre.

Nessuno quel giorno probabilmente immaginava che a distanza di alcuni anni per quello scontro verbale e il licenziamento la pizzeria fosse costretta a chiudere.

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