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Carnevale di Viareggio, ecco le pagelle dei carri 

C’era una volta in America di Jacopo Allegrucci

Spiccano la critica sociale di Lebigre-Roger e l’inno alla vita di Roberto Vannucci. Impressiona anche la statua della libertà in catene di Allegrucci

VIAREGGIO. Dal 9 di "Democrisia" al 6 di "Si può fare". Ecco le pagelle dei carri di prima categoria sfilati sabato 18 settembre per la prima volta sui viali a mare di Viareggio.

DEMOCRISIA DI LEBIGRE ROGER - Voto 9


Ci sono poesia e satira. Ci sono modellatura e cura dei dettagli. C’è un messaggio chiaro e più che mai attuale. C’è – malgrado la scelta del solo bianco e nero – una impronta cromatica. Insomma, Democrisia è un carro completo, ben fatto, che arriva dritto al cuore e allo stomaco dello spettatore. E, dettaglio non trascurabile, non è un carro buonista, “ruffiano”, allineato al cosiddetto mainstream. Insomma, dopo la vittoria dello scorso anno con la Greta di “Home sweet home”, il clan dei Lebigre (che va oltre la famiglia in senso stretto ma ormai è un gruppo di collaboratori sempre più affiatato) si candida ad un bis che fino ad oggi non è mai riuscito a centrare. La critica della democrazia che assume sempre più i contorni dell’ipocrisia e che spesso è un paravento per coprire il potere in mano ad una oligarchia economico-finanziaria è chiaro e ben leggibile al pubblico (tema, questo, già affrontato in passato dai Lebigre). Tuttavia la ruvidezza del messaggio è addolcita dalla figura poetica e universale di Charlot raffigurato in una delle “scene madri” de “La febbre dell’oro”, uno dei capolavori di Charlie Chaplin. Magnetico anche il bianco e nero che sembra proiettarci in una sala cinematografica di altri tempi. A tutto questo si abbina una azzeccata coreografia fatta di tanti Charlot e una colonna sonora ancora una volta impreziosita dal brano originale di Luca Bassanese, ormai altro componente fisso del “clan”. Difetti? Pochi. Ma forse si poteva fare di più e di meglio per i movimenti delle varie figure.

VITA DI ROBERTO VANNUCCI - Voto 8,5

Sarà perché ora più di sempre c’è voglia di vita e di speranza, ma il carro di Roberto Vannucci è fra i possibili outsider per la vittoria finale. E certamente un candidato per il podio. Gigantesco e di grande impatto scenografico come nella tradizione del costruttore, quest’anno Vannucci ha saputo scegliere un tema di sicuro effetto, riuscendo a trasmettere nello spettatore quella voglia di vivere che è rappresentata da Ezio Bosso - musicista, pianista e compositore recentemente scomparso – che mai si è mai arreso alla sua malattia mostrandosi sempre sorridente anche nei momenti più difficili. Ben raffigurato, il movimento delle sue mani che si muovono sulla tastiera del pianoforte è un autentico capolavoro. Anche le alte quinte che stanno alle spalle del pianoforte, oltre a “riempire” il carro, con il continuo cambio dei colori riescono ad esprimere i diversi stati d’animo dell’uomo. Se si aggiunge l’allegria che emana dal ricco corteggio di maschere, il carro è davvero una botta di vita che in un’edizione necessariamente fiacca come quella che siamo costretti a vivere fa bene al cuore.

C'ERA UNA VOLTA IN AMERICA DI JACOPO ALLEGRUCCI - Voto 8,5

Il carro è incentrato solo e soltanto sulla prigioniera nera incatenata a terra con beffardamente in testa la “corona” della Statua della libertà. E questo, per certi versi, è un po’ anche il limite maggiore del carro, visto che in passato Allegrucci ci ha abituato a una ricchezza e varietà di personaggi che quest’anno (e speriamo non per sempre) sembra aver abbandonato. Però la donna protagonista di “C’era una volta in America” è davvero di grandissimo effetto. Ottimamente modellata, di grande espressività e forza comunicativa, riesce a riempire da sola il palcoscenico altrimenti un po’ troppo povero. Fra i suoi punti di forza – e questa è ormai una felice consuetudine – i movimenti, con la prigioniera che si divincola cercando di strappare le catene senza però riuscirci (anche se la testa, almeno nel passaggio da piazza Mazzini, non si è alzata come forse sarebbe stato lecito attendersi). Bellissima la scelta dei colori, con l’arancio flou della tuta della donna incatenata che contrasta alla perfezione con lo sfondo del carro. Una scelta cromatica esaltata ancor più sotto l’effetto dei riflettori. Insomma, al suo quarto Carnevale fra i “grandi”, Allegrucci si conferma ancora una volta un talento.


SOTTO SOTTO DI LUCA BERTOZZI - Voto 7,5

Al debutto in prima categoria dopo la trionfale promozione dello scorso anno, Luca Bertozzi non delude le attese con il suo “Sotto sotto”. Anche se mostra ancora ampi margini di miglioramento che potranno arrivare con una maggiore maturità ed esperienza, le sue tartarughe che sembrano nuotare sui viali a mare sono ancora una volta un esempio di maestria nella modellatura e nella colorazione. La parte inferiore del carro, però, è troppo vuota e solo parzialmente (e ad intermittenza) riempita dall’ingresso in scena del diavolo degli abissi, il pesce-mostro che vive nella profondità degli Oceani. Una carenza, questa, resa ancor più evidente dall’assenza del pubblico intorno al carro. Inoltre la lettura del significato della costruzione - una sorta di allegoria del negazionismo - appare un po’ troppo tirata per i capelli e di certo non di lettura immediata. Sapiente, invece, la scelta dei colori e l’effetto illuminazione durante la notturna. Abituato a vincere (quasi) sempre in qualsiasi categoria gareggi, Bertozzi almeno per quest’anno è possibile che debba accontentarsi di una posizione da “zona Uefa” vecchi tempi, quando in Champions andava solo chi vinceva il campionato. Ma anche in Prima categoria dimostra di aver tutti i numeri per saperci stare da protagonista.

WONDERFUL WORD DEI FRATELLI CINQUINI - Voto 7,5

Avvolto da un velo di mistero (i costruttori erano stati attentissimi a non far trapelare neppure una foto del loro lavoro in anteprima), quello della famiglia Cinquini era uno dei carri più attesi di questa prima uscita. Dietro il muro grigio che ha celato per mesi i protagonisti di Wonderful word– con un sapiente gioco teatrale – sono spuntati a bordo dell’Arca guidata da Nelson Mandela una miriade di personaggi tutti molto ben curati, riuscendo a imprimere quell’esplosione di colore che era probabilmente l’effetto sperato dai costruttori. Un effetto ancor più evidente dopo il tramonto, sotto la luce dei riflettori. Manca però quell’impatto scenografico e quella sensazione di grandezza che il carro – forse per le figure secondarie troppo piccole – non riesce a trasmettere. Davvero molto ben azzeccata, invece, la scelta dei colori che, nell’effetto notturna, si esalta ancora di più.

ARTEMIDE LA NATURA SI RIBELLA DI LUIGI BONETTI - Voto 7


La lotta fra il bene e il male raffigurata da un diavolo rosso fuoco e da un angelo bianco latte armato di freccia è l’allegoria scelta da Luigi Bonetti per il suo “Artemide, la natura si ribella”. Se il soggetto non è dei più originali e le molteplici letture che il costruttore vuol dare non sono così immediate, la realizzazione è però degna di nota.

Il diavolo e l’angelo, entrambi ben modellati e che sembrano davvero combattere per avere il sopravvento l’uno sull’altro, colpiscono l’occhio dello spettatore, ipnotizzato anche da alcune suggestioni gotiche come i teschi che si dondolano minacciosi sul retro del carro. Come accade ormai da alcuni anni con Bonetti, il carro è concepito anche per una fruizione notturna e infatti al secondo giro, sotto la luce dei riflettori, acquista sicuramente potenza e magnetismo. Una nota di merito particolare, poi, per la scelta dei costumi, sempre bellissimi e curati fin nei minimi dettagli. Ma anche questa non è una novità.

ESCI DA QUESTO CORPO DI FABRIZIO GALLI - Voto 7

E’ il più attuale dei carri in concorso, perché Fabrizio Galli è stato l’unico costruttore ad avere il coraggio di affrontare il tema del Covid, per altro difficilmente traducibile nel linguaggio della cartapesta. Lo ha fatto affidandosi ad una forma espressiva molto vicina a quella dei fumetti (non a caso il protagonista è un mix fra Batman e Venom) che ha avuto sicuramente effetto soprattutto sul pubblico più giovane. Come sempre, Galli non si è risparmiato nel lavoro, contornando il personaggio principale di mostri che si dimenano ai lati del carro. Non altrettanto riuscita, invece, la figura bianca della paziente che lotta fra la vita e la morte che poi riuscirà a salvarsi. Quest’ultima migliora nell’effetto notturna, quando si illumina. Sotto la luce dei riflettori, però, non è altrettanto ben illuminato il Barman-Venom. Quello di Galli resta comunque un ottimo carro.

AMAZONAS DI ALESSANDRO  AVANZINI - Voto 6,5

Da un talento assoluto come Avanzini è legittimo aspettarsi di più. Il suo Amazonas è tecnicamente fatto con grande cura, colorato molto bene, ma la sua eccessiva staticità lo rende una scultura in movimento. Una cifra stilistica che si era già notata in altre costruzioni del suo recente (Medea, Aspettando Godot) che però avevano il pregio di avere un maggior magnetismo. Questa volta però il bimbo dell’Amazonia non riesce a trasmettere la giusta empatia complice forse anche i movimenti “bradipitici” mutuati dal protagonista animale del carro.

SI PUO' FARE DI LUCIANO TOMEI - voto 6

Ha debuttato a sessant’anni fra i carri grandi e questa è una soddisfazione (e un merito) per un carrista di grande serietà e talento come Luciano Tomei. La scelta del soggetto e in parte anche il gusto cromatico (il verde del corpo del pittore, ad esempio), non sembrano essere dei più felici. Buono, invece, il gigantismo del personaggio principale e la raffinata realizzazione della testa.

Il primo corso del Carnevale Universale di Viareggio 2021



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