Contenuto riservato agli abbonati

Venticinque anni, tre figli piccoli e regina dello spaccio: arrestata "mamma cocaina"

Dietro la copertura da ragazza delle pulizie riforniva i clienti a domicilio, anche ricchi e insospettabili professionisti, in tutta la Versilia

VIAREGGIO. Venticinque anni, madre di tre figli piccoli e regina dello spaccio di droga. Dietro quell’aria da insospettabile ragazza della pulizie si sarebbe celata, secondo la polizia, la “Marocchina”. In realtà viareggina, quindi italiana al 100 per cento.

Con questo nome di battaglia la giovane, al comando di una piccola ma efficace organizzazione, avrebbe fornito – anche personalmente, con tanto di bimbi al seguito – cocaina a domicilio a una valanga di viareggini e versiliesi. Alcuni dei quali insospettabili professionisti, bisognosi della polvere bianca come dell’aria. Anche, ma forse verrebbe da dire soprattutto, durante i mesi di lockdown per la pandemia Covid. Tanto era il bisogno di droga per alcuni, al punto da lasciare addirittura il bancomat agli spacciatori, perché provvedessero autonomamente al pagamento della dose.


Ieri mattina la polizia ha arrestato la ragazza e quattro presunti complici, di cittadinanza tunisina e marocchina. Nell’organizzazione sarebbe stata coinvolta anche la madre e il compagno della “Marocchina”: ma per loro non è scattato l’arresto. La polizia non ha voluto fornire i nomi degli arrestati.

La ricostruzione degli inquirenti è da brividi. La “Marocchina” avrebbe agito con freddezza e lucidità, salvo quando si trattava di tutelare i propri figli. Li avrebbe persino usati – parliamo di tre bambini sotto i cinque anni – mentre portava la droga a casa dei clienti, per evitare che qualche appartenente alle forze dell’ordine la fermasse insospettito. Un altro trucco era l’autocertificazione, nei mesi del lockdown, dove stava scritto che lei andava al cimitero del Marco Polo a visitare i propri cari. Mentre l’assunzione in un’impresa di pulizia, che risulta regolare, sarebbe stata una semplice copertura: la polizia sostiene che lo abbia dichiarato lei stessa, in una conversazione intercettata.

Il sistema funzionava così. I venditori all’ingrosso erano gli spacciatori della pineta di Ponente, mercato tradizionale della droga in città. Il gruppo, formato da tunisini e marocchini, guadagnava circa 1.500 euro al giorno con questo traffico. L’organizzazione comandata dalla ragazza si riforniva da loro, stoccando la merce in una cantina messa a disposizione da altri, per evitare di tenerla nell’appartamento della ragazza. Da qui partiva la vendita al dettaglio, che veniva svolta a domicilio su ordinazione: una specie di adattamento al mercato attuale, che ha visto aumentare le consegne a casa, il cosiddetto “delivery”. In questo servizio delivery della cocaina la giovane sarebbe stata aiutata dal compagno e dalla madre: portavano comodamente a casa e senza rischi lo stupefacente, sempre in piccole quantità, perché sembrasse per uso personale. I clienti si fidavano così tanto che in alcuni casi lasciavano il bancomat agli spacciatori. Chi non pagava con regolarità, veniva intimidito. Ieri mattina gli arresti: in quattro sono finiti in carcere, ma non “mamma cocaina”, che è ai domiciliari. Proprio perché ha tre bimbi piccoli.

© RIPRODUZIONE RISERVATA