Attivisti alla Lecciona per chiedere un tratto solo per il naturismo

Domenica l’associazione Anita organizza un presidio  per riprendere i rapporti col Comune interrotti per il covid

Cesare Bonifazi

Viareggio. Vanno messe subito le mani avanti: il naturismo non ha a che fare con l’eros. Si tratta piuttosto di una filosofia di vita che parte dal togliersi il costume in spiaggia e arriva al rispetto della natura circostante e degli altri. Si tratta di una pratica che è limitata ai tratti di litorale dove è autorizzata e riconosciuta. Ma esistono anche delle spiagge dove viene tollerata o comunque le forze dell’ordine tendono a non essere severi. Una di queste, come è noto, è la Lecciona: un lungo tratto di sabbia e dune a ridosso del parco dal quale si gode della visione di tutta la Versilia e delle Apuane. Un luogo visitato ogni anno da migliaia di persone da tutta Italia.


Proprio in questa ottica Anita, l’associazione che raggruppa i naturisti italiani e che ha sede legale nel Comune di Massarosa, organizza per questa domenica, meteo permettendo, una sorta di presidio per riaccendere la luce sul percorso iniziato prima della pandemia con l’amministrazione comunale che doveva portare all’assegnazione di un tratto di spiaggia ai naturisti, come già è avvenuto a Livorno e a San Vincenzo: «Dalle 10 in poi, per tutto il giorno saremo lì a presidiare questa bellissima spiaggia di Torre del Lago e per chiederne l'autorizzazione ufficiale. Invitiamo tutti a conoscerci e ad aiutaci a raggiungere questo importante obiettivo. Per ulteriori informazioni antiframe@virgilio.it», questo l’annuncio ufficiale. Nel caso in cui non ci siano le condizioni meteo ideali, il raduno è spostato alla settimana successiva.

A spiegare meglio il percorso è il presidente Giampietro Tentori: «Con l’amministrazione viareggina ci siamo incontrati intorno alla fine della prima consiliatura. Avevamo aperto un tavolo con l’assessora Patrizia Lombardi. Il problema è che eravamo a due mesi dalle elezioni. Poi, dopo la riconferma del sindaco Del Ghingaro, avevamo riavviato un lavoro con l’attuale assessore Alessandro Meciani ma tutto si è dovuto interrompere a causa della pandemia. L’amministrazione è sempre risultata disponibile ad affrontare la questione. Eravamo stati contattati a inizio anno per definire alcuni aspetti della delibera, sulla base anche degli elementi normativi che avevamo suggerito alle giunte di Livorno e San Vincenzo. Nell’incertezza pandemica anche noi non abbiamo insistito più di tanto; tuttavia adesso crediamo che i tempi siano maturi per riaffrontare il tema e rimettere mano alla delibera che individui in parte della Lecciona una zona naturista. Crediamo che l’amministrazione sia semplicemente presa da altre cose, la manifestazione di domenica è assolutamente pacifica e non in contrasto con il Comune: è nata come idea di un raduno e cogliamo l’occasione per riaprire il dialogo». Ma il progetto del naturismo in Versilia è più ampio e non si limita solo alla Lecciona: «Stiamo portando avanti una collaborazione per creare un progetto di livello europeo: in pratica si tratta di un finanziamento della Comunità europea che riguarda Italia e Francia e che riguarda un turismo ecosostenibile con villaggi naturisti e percorsi all’interno di un distretto naturista. Questo progetto è particolarmente fertile nella zona perché la Toscana è la regione con più spiagge naturiste autorizzate di tutta Italia (due a Livorno, San Vincenzo e Capoliveri), pur non avendo di fatto una legge regionale. Siamo inoltre in ballo con Viareggio e con l’amministrazione di Lucca per un tratto fluviale lungo il fiume Serchio».

Nel frattempo i naturisti continueranno a frequentare la Lecciona: «Quella infatti è una spiaggia storicamente frequentata e, in mancanza di un divieto dell’amministrazione comunale, ci saranno ancora frequentazione di naturisti».

Va ricordato che il naturismo, tollerato e non riconosciuto ufficialmente, può procurare a chi lo pratica una sanzione: «Si rischia un ricorso contro una sanzione ma la giurisprudenza ci ha dato sempre ragione: è il caso di alcuni naturisti che erano stati sanzionati a Marina di Bibbona».

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