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Guariti dal Covid ma senza vaccino, l’infettivologo Luchi: «Protezione inferiore al previsto»

Il primario infettivologo Sauro Luchi

A mettere in guardia è la vicenda della 49enne di Bargecchia deceduta a Careggi dopo essere stata contagiata per la seconda volta

VIAREGGIO. Centinaia di versiliesi guariti dal Covid in questo anno e mezzo di pandemia sono comunque a rischio in caso di secondo contagio. Perché non hanno fatto il vaccino dopo la malattia. E la protezione fornita loro “naturalmente” dall’infezione non è sufficiente a tenerli al riparo dalla variante Delta.

A mettere in guardia è la vicenda della 49enne di Bargecchia deceduta a Careggi dopo essere stata contagiata per la seconda volta. Una tragedia, quella di Barbara Bertelli, che addolora e inquieta per due motivi: l’età, al di sotto della soglia considerata più sensibile ai danni del coronavirus, e l’evoluzione della malattia. La donna, infatti, aveva avuto il Covid già una volta, l’anno scorso, riuscendo poi a superarlo senza grosse problematiche. Ad agosto di quest’anno, però, ha contratto nuovamente la malattia: si è persino negativizzata durante il decorso, ma le complicanze polmonari del Covid non le hanno dato scampo. È morta pochi giorni prima dell’appuntamento con il vaccino anti-coronavirus.

L’infettivologo Sauro Luchi, primario di Malattie infettive all’ospedale di Lucca – che fa da centro di riferimento anche per la Versilia, dove non esiste un reparto simile – fa ancora più chiarezza sul pericolo che corrono i guariti che non si sono ancora vaccinati. «Non conosco in maniera approfondita la vicenda della signora versiliese deceduta dopo il secondo contagio – premette il dottor Luchi – ma posso dire che la maggior parte degli studi clinici oggi svolti affermano una cosa: la protezione contro il Covid introdotta dal vaccino è superiore a quella fornita dall’infezione. Non esiste un dato specifico per capire quante volte una persona che è già stata positiva al Covid si è poi nuovamente infettata; però si può affermare con convinzione che chi è guarito deve comunque proteggersi con una dose di vaccino per avere una difesa adeguata». Anche perché il virus attuale è nella sua variante Delta, quindi in una versione differente rispetto all’anno scorso.

Ad oggi, però, non tutti i guariti si sono vaccinati con una dose, come da protocollo. Ricordiamo che sono invitati a farlo a distanza di sei mesi dalla guarigione ed entro un anno, come una sorta di richiamo dopo la malattia.

«Io credo che l’80 per cento si sia vaccinato», stima Luchi. Resta un 20 per cento che, solo in Versilia, significa centinaia di persone con un livello di difese inadeguato. Di sicuro inferiore rispetto a un vaccinato. «Esatto: non possono pensare di essere protetti – continua Luchi – Purtroppo non è possibile capire in un ex malato quanti siano gli anticorpi protettivi rimasti. I test che vengono eseguiti per misurare questo parametro sono inutili. Gli anticorpi sono uno dei canali del sistema immunitario, che in realtà funziona come un’orchestra: se c’è armonia e c’è un bravo direttore, il sistema immunitario è efficace. Anche se il livello degli anticorpi è basso».

Da qui l’appello di Luchi: «La variante Delta – ricorda l’infettivologo – si diffonde soprattutto tra i più giovani, che hanno maggiori relazioni sociali e in percentuale sono meno vaccinati. Sono loro la popolazione più esposta. E se si molla su distanziamento e mascherine, ecco spiegato l’incremento dei contagi e gli effetti potenzialmente devastanti della malattia. Anche su trentenni e quarantenni, sì. Il pregiudizio che il Covid faccia male solo agli anziani, ormai, è smentito dai fatti».

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