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Morto schiacciato dal marmo, tanto dolore per “Turbo”. Il ricordo degli amici: «Ci sembra impossibile che non sia più con noi»

La sua mitica 126, il maxi-Capodanno a Strettoia, la passione per il Softair. Gli amici di una vita: «Tra poco sarebbe andato in pensione, non è giusto» 

PIETRASANTA. Aveva una vecchia 126 stracolma di adesivi con la scritta “Turbo”: da lì è nato il soprannome, Turbo, che lo ha accompagnato per sempre. L’amore vero, però, era Anna, e infatti l’ha sposata. E poi c’erano gli scherzi e le feste da pazzi con gli amici, che da diciottenni radunarono 500-600 persone nel vecchio cinema di Strettoia, per un Capodanno che tutti ancora ricordano. C’era la passione per il Softair, le guerre simulate. La lavorazione del marmo, in cui era bravissimo.

Chiedi agli amici di una vita chi era Andrea Bascherini, 54 anni, strettoiese doc residente a Pozzi di Seravezza, morto in un incidente sul lavoro: ti verrà restituito il ritratto di un uomo che ha assaporato il meglio che questo mondo spesso sbagliato possa offrire. La famiglia, le passioni, le compagnie: quelle che nascono alle elementari e ti porti dietro ovunque e comunque. E ora, dicono gli amici, «ci sembra impossibile che Andrea non è più con noi. Avevamo appena festeggiato il suo compleanno, tra pochi anni sarebbe andato in pensione. Aveva cominciato a lavorare presto, da ragazzo. Ce lo diceva sempre: io tra un po’ smetto».


E invece non ce l’ha fatta. Mercoledì mattina il suo corpaccione di oltre cento chili è stato schiacciato da 15 lastre di marmo nel piazzale della ditta dove era impiegato da qualche anno, la 2P Trading di Pietrasanta. Sulla tragedia la Procura di Lucca ha aperto un’inchiesta: ci sono due indagati. Carabinieri e Asl cercano di capire cause ed eventuali responsabilità.

«Qualsiasi cosa sia successa, qualsiasi siano le motivazioni, niente cambia il fatto che Andrea non c’è più», dice Mirco Baldi. È uno dei componenti della “banda” che con Andrea ha condiviso tutto: avventure, gioie, risate. Nel gruppo c’è anche Enrico Bascherini, noto architetto assieme al fratello Guido Bascherini: sono cugini di Andrea, una famiglia grande e affettuosa. Che non sa darsi pace. «Lui era bravo nel suo mestiere – dice Enrico – Un esperto, che sapeva il fatto suo. Su questo non ci piove. Ora dobbiamo stare accanto ai suoi cari». La moglie e la figlia, anche lei cresciuta con quegli amici un po’ matti attorno, «ma sempre insegnando rispetto e serietà – dice Mirco Baldi – E Andrea avrebbe meritato di diventare nonno. Di riposarsi, dopo una vita di sacrifici».

Perché Andrea ha iniziato a lavorare presto nel marmo. Alla Quema, della famiglia Farsetti, si era messo così in mostra da diventare, ancora giovane, un capo della squadra di operai. Nel frattempo la vita scorreva con i momenti che, inevitabilmente, restano i più belli. La prima auto, coperta di adesivi come usava negli anni Ottanta, e quella scritta “Turbo” che rimane appiccicata più a lui che alla 126. Il servizio militare, la vita in parrocchia e le feste a Strettoia. Una memorabile, a Capodanno, nel vecchio cinema con centinaia di persone. Il simbolo di cos’è una comunità in Versilia. Poi la passione per il Softair, che mano a mano cresce e lo porta a pensare che forse può diventare anche un mestiere. Andrea si fa conoscere nel mondo delle guerre simulate, che pratica nei boschi della Versilia e che lo porta a fare anche il giudice di gara, e nell’hobbismo. Apre un negozio, addirittura, per appassionati del settore. Poi torna al lapideo, dove la sua esperienza è molto richiesta e apprezzata. Entra nella 2P Trading, ex Franciosi, nome importante nella produzione di marmette per le graniglie. Inizia il conto alla rovescia verso la pensione. Finché un mercoledì mattina si ferma tutto, con 15 lastre di marmo che piombano su sentimenti ed emozioni. Ma non cancellano il ricordo e la dignità di un uomo: niente e nessuno potrà mai farlo.

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