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Uccisa da un camion sull’Aurelia: a Querceta tutti la conoscevano, dolore e choc per il compagno

Era vicina alle strisce pedonali davanti alla stazione. Indagato l’autista del mezzo che trasportava marmo

QUERCETA. È morta schiacciata dalle ruote di un camion che trasportava marmo. È finita così la vita di Francesca Antonia Zamara, 67 anni, nata a Milano e domiciliata Querceta. Per tutti era semplicemente Francesca, la donna che andava sempre in giro con due grosse borse come quelle della spesa e viveva con il compagno in un camper nel parcheggio davanti alla Croce Bianca. Lungo la strada Aurelia, in un tratto non molto distante da quel camper, la donna ha perso la vita. Poco prima delle 10 è stata travolta e trascinata per pochi metri mentre era in prossimità o proprio sulle strisce pedonali, davanti alla stazione ferroviaria. Il camionista, 27 anni, di Querceta, da poco entrato a lavorare per la ditta Albani Autostrasporti di Pietrasanta, potrebbe averla vista quando ormai era tardi per frenare il mezzo pesante. Sotto choc l’autista è stato accompagnato al pronto soccorso dell’ospedale Versilia. Sul posto sono arrivati sia la polizia municipale che i carabinieri e i vigili del fuoco, oltre al 118 (intervenuto con l’ambulanza della Croce Bianca e l’automedica) anche se ormai per la 67enne non c’era molto da fare. È morta all’istante, accanto a lei sono rimaste le sue due grosse buste di plastica. Anche solo vedendole da lontano che si avvicinava al mezzo pesante capiva che quel corpo senza vita protetto da un telo steso in segno di rispetto era quello di Francesca. «L’ho incontrata per strada già alle 7 di mattina, era già in giro» racconta una cittadina. «Non avrei mai immaginato che fosse lei la donna investita dal camion».

Tra i primi ad arrivare sull’Aurelia, oltre a tanti cittadini, il datore di lavoro del camionista. «Vorrei sapere se ci sono dei testimoni, mi chiedo come possa essere successo» commenta. Ma nemmeno gli operai al lavoro nel cantiere per la ristrutturazione della stazione hanno visto qualcosa. «Siamo arrivati sulla strada quando era già stata investita» rispondono. Di testimoni oculari non c’è traccia. Ma la polizia municipale, che si è occupata dei rilievi, ha acquisito le immagini delle telecamere che si trovano nella zona. Fotogrammi utili per capire la dinamica e la ricostruzione. Il camion viaggiava in direzione di Massa, la posizione della vittima probabilmente si capirà dalla videosorveglianza. Sull’incidente è stata aperta un’inchiesta dalla Procura di Lucca, il camion è stato sequestrato. Per l’autista, indagato per omicidio stradale, sono stati richiesti anche i controlli per capire se guidava in condizioni alterate e hanno dato esito negativo. Si tratta di accertamenti previsti quando ci sono incidenti mortali o con gravi conseguenze. La salma è stata trasportata al Versilia per l’esame esterno e poi sarà affidata all’amministrazione comunale che provvederà al funerale.


Grande la commozione per la vittima, una donna che praticamente tutti conoscevano anche se pochi avevano avuto modo di approfondire realmente quella conoscenza. Il pensiero di tutti è andato al compagno, ricoverato di recente per problemi di salute. Ieri mattina ha visto uscire Francesca e solo dopo ora gli hanno detto cosa era successo.

La strada nel tratto dove si è verificato l’investimento è rimasta chiusa al traffico per alcune ore, quasi fino alle 13, per consentire non solo i rilievi ma anche il recupero della salma e del mezzo pesante regolarmente abilitato al trasporto dei blocchi di marmo.

Tutti conoscevano Francesca, dolore e choc per il compagno

A Querceta Francesca Antonia Zamara era conosciuta da tutti e, al tempo stesso, da nessuno. In pochi sapevano della sua storia, anche a causa del suo carattere schivo e riservato. Eppure scorgerla, in giro per il paese o sulle panchine dei giardini pubblici dove amava leggere o scrivere sui suoi taccuini, non era affatto strano. Una sua abitudine, come lo era prendere praticamente ogni giorno il treno per Massa, luogo dove era altrettanto conosciuta e dove era stata anche lunedì pomeriggio, consumando il suo solito caffè al bar della stazione. Nata a Milano nel giugno 1954, poco si sa del suo passato: laureata in lettere e da tempo legata alla Versilia (dove la famiglia aveva una piccola proprietà a Marina di Pietrasanta), in età adulta si era legata a Gianni Scirè Scapuzzo, suo inseparabile compagno di vita (di sette anni più giovane) e anche lui lombardo di origine. Insieme, si erano trasferiti in zona nei primi anni Duemila dove l’uomo aveva trovato lavoro come manovale presso la ditta Alimac di Seravezza.

«Ha iniziato a lavorare da noi nel 2004, con contratto a tempo indeterminato - racconta Luca Aliboni, amministratore delegato dell’azienda - era un vero tuttofare. Nel 2010 però scelse di andarsene, dando le dimissioni: insieme alla compagna vendettero tutto e si trasferirono nell’area di Pavia». Della coppia si perdono così le tracce. Finché, nel 2017, entrambi ricomparvero a Querceta andando a vivere in un camper nel parcheggio della sede della Croce Bianca. «Riassumemmo subito Gianni - racconta Aliboni - poi però, sia per l’età che per la carenza di lavoro, non riuscimmo a rinnovargli il contratto. Sapevamo delle loro difficoltà per questo non li abbiamo lasciati mai da soli». Anche durante la pandemia, quando entrambi sono risultati positivi al Covid-19. «Siamo sempre stati loro vicini - raccontano dalla Croce Bianca - noi, così come gli ex colleghi di Gianni dall’Alimac e i carabinieri di Querceta, abbiamo cercato di aiutarli: che si trattasse di cibo, di vestiti o di assistenza». Con le mani in mano non è rimasto neppure il Comune. «Più volte abbiamo cercato di proporre loro delle soluzioni abitative alternative ma le hanno sempre rifiutate per paura di finire separati - spiega l’assessore al sociale Orietta Guidugli - ma abbiamo cercato di dar loro cibo e buoni spesa. Intervenire non è mai stato semplice, soprattutto perché nessuno dei due è residente qui: abbiamo inviato segnalazione ai loro comuni di residenza ma senza risposta». Dopo la tragedia, i servizi sociali sono intervenuti provvedendo ad una sistemazione per il compagno, malato e sotto choc, nella casa di riposo San Lorenzo.

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