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Perini Navi, fumata nera: va deserta la prima asta

La sede di Perini in Darsena. A lato, due dei pretendenti: Massimo Perotti di Sanlorenzo (insieme a Ferretti) e Giovanni Costantino (Italian Sea Group). Insieme a loro, Palumbo Yachts.

Prossimo bando di gara in autunno, possibile un ribasso del 25%

VIAREGGIO. Asta deserta per i cantieri Perini Navi (Viareggio e La Spezia) con tutto quanto era stato messo in vendita dal curatore fallimentare Franco Della Santa per una somma di 62,5 milioni di euro. Tanti i nomi della grande nautica interessati al cantiere dichiarato fallito dal Tribunale di Lucca: ma nelle scorse settimane dalle compagini possibili acquirenti (Sanlorenzo e Ferretti Group che avrebbero corso insieme sotto la bandiera “Restart”, Palumbo Yachts e The Italian Sea Group) si era levato un coro di disapprovazione relativamente alla cifra messa sul tavolo dalla Curatela. Alla cui attività di stima e valutazione complessiva dei beni in vendita viene imputato di non aver considerato che per riattivare Perini Navi sono necessari, minimo, 20 milioni di euro. Che si sommano alla spesa da sostenere per l'acquisto e ai tempi di ammortamento molto lunghi per un investimento di questo peso, relativo a un'azienda che non sforna panini ma velieri: pochi, perché di altissima qualità. Adesso l'operazione di vendita torna all'attenzione del Tribunale di Lucca (giudice delegato Carmine Capozzi) e del Comitato dei creditori, che si è dimostrato molto presente. Un termine di legge per la seconda asta non c'è, ma l'attesa – perché intorno al futuro di Perini gli interessi restano comunque molteplici – è che per fine settembre possa essere bandita la seconda asta. A proposito della quale è bene ricordare che la decurtazione del 25% del prezzo iniziale non è un obbligo, ma un’opzione a disposizione del giudice. Per cui, è possibile predisporre anche un ribasso più contenuto, tenuto conto della necessità primaria di soddisfare i creditori, molti dei quali sono aziende dell'indotto della nautica che rischiano a loro volta di non farcela più, proprio a causa del fallimento. Parlando di prezzi e possibili ribassi, è bene ricordare cosa era in vendita: i cantieri di La Spezia, dal valore di 21 milioni; quelli di Viareggio, 23,5 milioni; brand, diritti di brevetto e logo, per un totale di 12 milioni e 983.932, uno yacht in costruzione del valore di due milioni e 100mila euro, un immobile a Pisa (75mila euro).

«Manca un ruolo istituzionali e fin qui c'è troppo stare a guardare», è il commento di Massimo Braccini, segretario generale regionale della Fiom-Cgil, appresa la notizia dell'asta andata deserta. Braccini aggiunge, preoccupato: «Si stanno allungando troppo i tempi per la soluzione della crisi Perini. Il rilancio di questa azienda della nautica potrebbe davvero diventare un punto sul quale si gioca la discussione su come si lavora e come si produce nel settore. Una discussione strategica, a partire dalla Perini, insieme agli imprenditori che stanno gestendo il sistema di mercato bisognerebbe metterla in piedi e la Regione dovrebbe farsene promotrice». Il futuro degli stipendi dei dipendentimasti (un’ottantina) è appeso alla cassa integrazione valida fino a gennaio/febbraio 2022. E anche di questo il Tribunale non potrà non tenere conto nel fissare la tempistica per la nuova asta. —


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