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Medico ha rischiato di morire per il Covid: «Ora lo batto con i vaccini e la mia storia»

Dopo la grande paura è tornato in prima linea come vaccinatore al Terminetto: «Così convinco i dubbiosi»

VIAREGGIO. È finito in Terapia intensiva due giorni prima della notte di Capodanno, proprio nel “suo” ospedale. Sembrava non dovesse più riaprire gli occhi sul 2021. A distanza di sette mesi, è lì che accoglie dubbiosi e convinti con lo stesso entusiasmo, dietro la porta del medico vaccinatore al distretto del Terminetto.

Le sue, di porte, sono state quelle scorrevoli del destino. Il dottor Luigi Credidio non solo ha sconfitto il virus che lo aveva contagiato, non solo ha potuto riabbracciare sua figlia, che è già tantissimo. Tutto. Il dottor Credidio è tornato in prima linea contro il Covid, il nemico che stava per portarselo via. Certo, non è più all’ospedale Versilia, dove ha lavorato a lungo e dove i suoi colleghi lo hanno protetto e accudito quando sembrava che tutto fosse perduto. Ora il medico è impiegato sul territorio: da alcune settimane presta servizio al Terminetto come vaccinatore. Ed è diventato una specie di testimonial: ruolo che ha preso con entusiasmo. Perché la sua storia è la dimostrazione «che non si può sottovalutare il nemico: bisogna continuare a darsi da fare e a battersi, per vincere».


Lui lo sta facendo, con una nuova veste «che mi piace e mi fa star bene – spiega Credidio – Il Terminetto, e non lo dico perché ci lavoro, è un centro vaccinale che funziona: lo dimostrano i tanti ringraziamenti e messaggi che ci lasciano gli utenti. Sono soddisfatti soprattutto per la puntualità. A volte riusciamo anche a vaccinarli in anticipo».

Ma il vero nodo della questione è il rapporto con i dubbiosi, quando non gli scettici. In parole povere chi ancora oggi tentenna. Se non rinuncia.

«Naturalmente – spiega il medico – chi viene da noi ha già deciso di vaccinarsi e non torna indietro. Ma i punti interrogativi che ci vengono posti ci sono eccome. Un esempio banale: una persona ha contestato il fatto di ricevere il Moderna invece che il Pfizer. È bastato spiegarle che si tratta praticamente dello stesso tipo di vaccino, con la stessa procedura e la stessa efficacia, per vincere la sua resistenza».

Non sempre, però, è così facile. E a quel punto il dottor Credidio racconta la sua vicenda personale. «Non tutte le volte, è ovvio. Non sempre c’è la confidenza, il tempo. Ma di fronte a chi ha ancora delle perplessità, a chi ancora oggi sembra credere che ci sono motivazioni imperscrutabili per cui si chiede a tutti di vaccinarsi, e non perché siamo di fronte a una pandemia pericolosa e terribile, allora sì: metto in campo la mia storia. È una prova evidente di cosa è il Covid». Lui stesso, dopo essere guarito, ha fatto il vaccino. «Una dose, perché entro i sei mesi dalla guarigione: è una sorta di richiamo. Sì, dobbiamo proteggerci e farlo subito. L’ho già detto quando raccontai la mia esperienza da paziente: non bisogna prendere sottogamba il coronavirus. Lui non aspetta altro». —

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