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Versilia, primi casi di variante Delta

Sarebbero una trentina degli 82 contagi registrati nell’ultima settimana

VIAREGGIO. Sono stimati in una trentina i contagi da variante Delta del Covid avvenuti in Versilia nell’ultima settimana. Le analisi più recenti eseguite a Cisanello sui tamponi, infatti, indicano che la variante Delta è ormai presente nel 30-40 per cento dei nuovi contagi da coronavirus accertati: un incremento notevole rispetto a poche settimane fa, quando i casi di Delta erano stimati nel dieci per cento.

Si suppone, perciò, che degli 82 nuovi contagi registrati nel territorio versiliese negli ultimi sette giorni poco meno della metà siano attribuibili alla versione più contagiosa del coronavirus.


«Nel territorio dell’Asl ci sono decine di casi di Delta, e la tendenza è all’aumento – conferma Giovanna Camarlinghi, direttrice dell’Igiene e sanità pubblica Asl per l’area Versilia-Lucca-Massa – La variante inglese, o Alfa, oggi ancora dominante nel nostro Paese è destinata a lasciare il passo. La Delta ha una carica virale superiore: addirittura si ipotizza che bastino 10-15 secondi di vicinanza con un positivo in fase fortemente contagiosa per essere infettati. Non sembra causare, però, un quadro clinico peggiore: come si dice, non è una versione del virus più “cattiva” delle altre». In effetti al momento al Versilia c’è un solo ricoverato, non in Terapia intensiva. «Questo non vuol dire – prosegue la dirigente Asl – che dobbiamo far circolare il virus con tranquillità: mascherina, distanziamento e sanificazione delle mani devono rimanere come armi di difesa, a fianco della vaccinazione».

I nuovi casi di Covid, spiega Camarlinghi, «sono tendenzialmente persone giovani. Tanti sono andati in vacanza in Spagna, Portogallo, Malta, Grecia. Una volta tornati, hanno dato origine a focolai sul nostro territorio. In Versilia è capitato con un gruppo di ragazzi rientrati da Riccione. Partire per vacanze per luoghi affollati è, di fatto, un rischio».

L’Asl ha previsto un sistema di controllo ancora più rigido per il tracciamento e isolamento dei casi Covid, se sono di variante Delta. «Quando il cosiddetto “sequenziamento”, analisi genetica eseguita nel laboratorio di Cisanello, ci dice che siamo in presenza della Delta – dice Camarlinghi – cerchiamo di allargare il cerchio delle persone entrate in contatto col positivo e le mettiamo in quarantena, per una durata di dieci giorni. Il tampone viene fatto in immediato ai contatti: anche se è negativo, viene comunque prevista la quarantena di dieci giorni, al termine della quale viene fatto un altro tampone. Se è negativo anche in questo caso, si può tornare a circolare liberamente. Parliamo, però, di contatti non conviventi. I conviventi devono aspettare che il contagiato risulti negativo al tampone di controllo, fatto anche questo a distanza di dieci giorni. Se il tampone è ancora positivo, bisogna aspettare in totale i soliti 21 giorni di prassi. La persona convivente, comunque, può uscire solo dieci giorni dopo la guarigione certificata del proprio familiare». —

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