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Nuovo green pass a un versiliese su tre, in 85mila rischiano di rimanere al palo

Se ci saranno le restrizioni sul passaporto anti-Covid in tanti potrebbero non viaggiare, né andare al bar o al ristorante

VIAREGGIO. Il nuovo passaporto anti-Covid in versione riveduta e corretta, ma in senso più rigido, rischia di far rimanere a casa quasi due versiliesi su tre. Sono circa 85mila quelli che non hanno fatto il vaccino o che sono in attesa della seconda dose: se ci sarà il giro di vite sul green pass, potranno muoversi soltanto esibendo un tampone negativo al virus, purché fatto nelle 48 ore precedenti.

La beffa è soprattutto per i 30.449 versiliesi che, stando all’ultimo aggiornamento Asl di domenica scorsa, hanno fatto la prima dose di vaccino anti-Covid e aspettano di fare il richiamo. Fino a pochi giorni fa erano relativamente tranquilli: nella versione originale del green pass, quella in vigore dal 1° luglio, potevano avere la "certificazione verde" già 15 giorni dopo aver fatto la prima dose. Certificazione che non serviva, se non per entrare nelle Residenze per anziani, oppure per partecipare a cerimonie come battesimi e matrimoni. Senza contare che l’Italia è interamente zona bianca, quindi senza restrizioni. Discorso diverso per l’estero, dove ogni Paese ha regole proprie.

Questa tranquillità aveva fatto sì che in molti avessero deciso di spostare il richiamo a seconda delle esigenze personali. Di lavoro o vacanza. Ma le cose, purtroppo, sono cambiate rapidamente, come tante volte è successo durante questa pandemia. L’emergere della variante Delta, contagiosissima anche se non più cattiva, sta portando a valutare nuove restrizioni. Che riguarderanno soprattutto i non vaccinati e, a quanto pare, anche i vaccinati con una sola dose.

Per arginare la variante Delta e incentivare il più possibile la campagna di immunizzazione, il governo ha intenzione di prevedere su larga scala l’uso del green pass già da agosto e soprattutto vuole rilasciarlo solo a coloro che hanno completato il ciclo vaccinale. Per intendersi, la prima dose non basterà più: è accertato, infatti, che la piena protezione dalle varianti del Covid si ottiene dopo aver fatto il richiamo.

Con tutta probabilità, perciò, dal 26 luglio il green pass diventerà necessario per una lunga serie di attività: viaggiare in treno su lunghe percorrenze, salire in aereo, frequentare bar, ristoranti o pizzerie al chiuso. Per non parlare di piscine, palestre, discoteche (oggi chiuse), musei e stadi. Sarà un lasciapassare indispensabile.

Ad oggi potrebbero averlo una minoranza di versiliesi: 60.544 sono quelli che hanno completato il ciclo vaccinale, cioè hanno ricevuto due dosi di Pfizer, Moderna, AstraZeneca oppure il monodose Johnson&Johnson. Come detto, poco più di 30mila sono in attesa di fare il richiamo: la Regione ha da poco dato la disponibilità per anticiparlo, di conseguenza i disagi potrebbero riguardare un numero inferiore di persone. Senza contare tutti coloro che hanno il richiamo in questi giorni e perciò si toglieranno abbastanza presto da eventuali impicci.

Tutta un’altra storia per i 54.448 versiliesi che al momento non hanno fatto alcun vaccino. È un terzo della popolazione complessiva, considerando che i bambini sotto i 12 anni non possono vaccinarsi e quindi sono automaticamente esclusi. Inoltre la stragrande maggioranza sono giovani: sono finiti in coda alla campagna vaccinale per ovvi motivi di priorità, ma questo rischia di essere un triste dettaglio, perché il nuovo green pass potrebbe limitarne di molto la vita sociale. Inquietante, invece, il dato dei quasi 7.000 versiliesi sopra i 60 anni che ancora non si sono vaccinati. Che lo abbiano fatto per scelta o no, in caso di ripresa forte della pandemia sono le persone più a rischio di tutte. --

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