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Metadone ai pazienti, prosciolte due infermiere

Villa Laguidara

Lo dettero per errore a due ospiti di Villa Laguidara, poi deceduti per altri problemi: i familiari risarciti ritirano la denuncia

MARINA DI PIETRASANTA. Sono state prosciolte giovedì 8 luglio dal tribunale di Lucca le due infermiere che avevano dato per errore il metadone a due ospiti di Villa Laguidara, residenza sanitaria assistita a Marina di Pietrasanta.

L’episodio avvenne nella notte tra il 17 e il 18 febbraio del 2018: nel frattempo i due pazienti sono deceduti, ma per problemi di salute che non avevano a che vedere con la vicenda. Preso atto di questo e delle risultanze degli accertamenti medici, i familiari – dopo aver ottenuto un risarcimento per l’accaduto – hanno ritirato la denuncia contro le infermiere. Da qui la decisione del giudice di prosciogliere le due imputate, che non lavorano più a Villa Laguidara: una è andata in pensione, l’altra ha cambiato sede di impiego.


Stando alla ricostruzione che fece la Procura, una delle due infermiere si sarebbe dimenticata di togliere il metadone, che aveva appena somministrato a un altro ospite della struttura, dal carrello dei medicinali. Sempre stando a quanto risulta nell’inchiesta, il metadone non sarebbe stato riposto nell’armadietto dei medicinali come da prassi. Quando arrivò la collega per il cambio mattutino, perciò, le fiale erano ancora lì: la seconda infermiera entrata in servizio, secondo gli inquirenti, le avrebbe confuse con un lassativo, il Normase, da somministrare a due ospiti, un 63enne e un 55enne. A cui invece venne, di fatto, dato il metadone.

I due uomini si sentirono immediatamente male e venne chiamato il 118. Che li portò di corsa al pronto soccorso del Versilia. Qui i medici, dopo aver prestato le prime cure, si accorsero che c’era qualcosa che non andava e il referto venne inviato immediatamente alla magistratura. Che inviò la polizia per avviare l’inchiesta. I due pazienti finirono in coma, ma nei giorni successivi fecero registrare miglioramenti fino all’uscita dal coma stesso. Entrambi sono morti nei mesi successivi, ma – secondo quanto si è potuto apprendere sulla base anche degli accertamenti clinici – per cause indipendenti dall’episodio. Non c’è, quindi, correlazione tra la somministrazione sbagliata e i decessi. L’avvocato Stefano Vischi, che difendeva l’infermiera poi andata in pensione, prende atto della decisione del giudice e di un «esito della vicenda che è stato possibile – spiega – grazie alla comprensione mostrata dai familiari di queste persone». —

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