Le maxifoto di Harari: «Così Seravezza diventa il territorio del Blues»

Alle 18.30 l’inaugurazione della mostra diffusa del grande fotografo delle star «Patti Smith riservatissima, con De Andrè bastava un’occhiata per capirsi» 

Seravezza. È il giorno dell’inaugurazione di “Crossroads-Gli incroci del Blues”, la mostra fotografica itinerante di Guido Harari: una selezione di 28 scatti, molti dei quali mai esposti prima, realizzati e messi a disposizione dall’autore (che nel 2011 ha lanciato Wall of Sound Gallery, personale galleria fotografica situata a Alba, in Piemonte). Quasi quarant’anni di rock e blues ripercorsi con le immagini, proposte in versione maxi (su strutture autoportanti opera di Publiproget), degli artisti che hanno segnato la storia di quei generi musicali: Lou Reed, Neil Young, Bob Dylan, Carlos Santana, Bruce Springsteen, B.B. King e Frank Zappa, citandone alcuni. Un’esposizione “in blu” che ha nello sviluppo sull’intero territorio di Seravezza la sua peculiarità: il centro storico, le frazioni (Querceta), i borghi (Azzano, Riomagno, Minazzana). L’esposizione verrà introdotta oggi alle 18,30 con un incontro in piazza Carducci a con lo stesso Harari e il sindaco Riccardo Tarabella.

Harari, cos’è che più di tutto caratterizza “Crossroads”?


«È un’istallazione all’aperto calata su un territorio in cui il blues si è diffuso grazie al Festival. Soltanto una volta in passato avevo proposto una mostra in un borgo antico, anch’essa “in blu”, a Monforte d’Alba: era piaciuta soprattutto perché si distingueva da quelle tradizionali. Confido che “Crossroads” generi lo stesso effetto. Sarei felice se il pubblico apprezzasse gli accostamenti tra artisti iconici, ad altri magari inaspettati».

Nella sua raccolta figurano quelli che lei ha definito “alcuni degli amori di una vita”. Quanto è stata ardua la scelta?

«Premetto che avremmo voluto ampliarla, magari lo faremo in futuro. Ciò che contava di più era rimarcare l’inclusività della musica e in primis del blues come genere che può dar vita a contaminazioni stupende, prive di limitazioni, imposizioni o confini».

Zucchero (uno dei due italiani che fanno parte di “Crossroads”, l’altro è Pino Daniele), in tal senso, è un esempio emblematico.

«Uno dei servizi fotografici lo realizzammo proprio in Versilia, dove si era trasferito. Dai testi che scriveva si capivano due cose: che avrebbe fatto strada e che amava il blues. Quando una ventina d’anni fa venne in studio da me a Milano, ci inventammo una riproposizione della copertina dell’album “Electric Ladyland” di Jimi Hendrix per il magazine GQ con 19 donne completamente nude. Lui non se l’aspettava affatto, ebbe quasi un tracollo».

Tra gli artisti selezionati c’è anche Patti Smith, che si esibirà il 9 luglio a Torre del Lago. Com’è il suo rapporto con lei?

«Non semplice. Lei è riservatissima, con una certa refrattarietà ai fotografi. Tende a proteggere il proprio tempo ed il modo in cui lo usa. Ha bisogno di solitudine per creare».

Con De Andrè invece sì è creata l'empatia. Come ci è riuscito?

«All’inizio avvertivo un timore reverenziale. Poi le cose sono andate bene perché lui era una persona accogliente con chi si guadagnava la sua fiducia, non si comportava da star. Bastava un’occhiata per capirsi al volo». —

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