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Addio a Brunello Pardini

Nella foto Brunello Pardini

Imprenditore versiliese, ha realizzato il pontile di Lido e la Passerella

Viareggio. «Appena posso costruirò una casa che gira per prendersi tutto il sole!». Se ne è andato con quest’ultimo sogno nel cassetto Brunello Pardini, costruttore edile che ha posto la sua firma ad alcune delle più importanti infrastrutture della Versilia: dal pontile di Lido alla passerella sul Burlamacca, dal complesso del Trony a Pietrasanta alla ristrutturazione del Polo Nautico allo svincolo della Variante Aurelia a Bicchio, oltre a varie piazze tra Camaiore e Massarosa.

Se ne è andato ieri mattina all’alba all’hospice del San Camillo di Forte dove era ricoverato da qualche giorno, dopo che a maggio gli era stato diagnosticato un tumore a che in poco tempo se lo è portato via. Con i suoi sogni, la sua ingegnosità, la sua generosità e idispiaceri, che lo hanno consumato nell’ultima fase della sua vita, dopo che con il fallimento aveva visto cadere la Quadrifoglio srl, la sua opera più importante: quell’impresa edile che aveva costruito dal nulla. Lui che, alle scuole di avviamento professionale, era compagno di banco di Giuseppe Balducci e Francesco Guidetti, due altri imprenditori di razza, patron della nautica viareggina. Tutto era cominciato con un Lupetto rosso che usava per il carico e scarico dei materiali inerti, poi l’ingresso nel mondo dell’edilizia con piccoli interventi fino alla fondazione dell’impresa Quadrifoglio nel novembre 1979 insieme ai fratelli Piero e Roberto e un quarto socio. Da lì un crescendo esponenziale che vede la ditta, partita con quattro persone, arrivare a contarne sessanta con punte di fatturato fino a 18 milioni di euro. Un impegno che gli era valso nel 1994 l’onorificenza come Cavaliere del lavoro dal presidente della Repubblica Scalfaro, presidente del consiglio Ciampi. Un impero - del quale era entrato a far parte anche il figlio Alessandro -e che ha dato lavoro a centinaia di famiglie della Versilia fino al 2012 anno della crisi e della chiusura. Pardini era nato a Stiava e a Pieve ad Elici aveva edificato il suo “buen ritiro”, la casa dove da pensionato trascorreva le sue giornate, dedicandosi al giardino e alla cucina, passione in cui negli ultimi tempi esprimeva la sua creatività e la sua inventiva e che si sono affievolite quando, nell’ultimo atto del fallimento, è stato privato anche di quel “rifugio”. Una sorta di accanimento del destino che non lo ha ripagato della generosità che invece aveva riservato alla comunità: la notte della strage di Viareggio mise a disposizione uomini e mezzi per scavare nelle macerie delle case di via Ponchielli. Furono lui e il figlio Alessandro a ritrovare i resti di Scarburato, necessari per chiudere le indagini.


Fino alla donazione nel 2012 di pale e carriole ai volontari che prestavano il loro aiuto in Lunigiana dopo l’alluvione. Un uomo che ha seguito un sogno e che anche nelle ultime ore ai suoi figli – Alessandro e Chiara – e ai nipoti ha raccomandato di non abbattersi mai di fronte alle difficoltà. Non ci sarà la casa che gira su se stessa come un girasole, ma le tante opere che ha realizzato continueranno a parlare di lui. —

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