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Strage di Viareggio, Stefano Baccelli: «Quell’ultima sentenza ha ucciso la speranza»

Da destra: Stefano Baccelli sui luoghi del disastro ferroviario con il sindaco Luca Lunardini e i tecnici della Provincia di Lucca

I drammatici ricordi di quella notte maledetta in una Viareggio «che pareva zona di guerra»

Lui è di quelli che, rappresentando le Istituzioni, nel disastro ferroviario di 12 anni fa c’è stato fin dall’inizio. Stefano Baccelli, nel giugno 2009, era presidente della Provincia di Lucca. Oggi è assessore ai trasporti e infrastrutture della Regione Toscana. Ma le sue prime parole, contattato dal Tirreno alla vigilia dell’anniversario della strage che ha causato 32 vittime e oltre cento feriti anche gravissimi, sono decisamente poco “politiche”. «C’è qualcosa che mi si è rotto dentro dopo la sentenza della Corte di Cassazione, l’otto giugno di quest’anno».

In che senso?


«Nel senso che il corteo di questa sera sarà un corteo diverso, nel quale devo riannodare il filo della fiducia e della speranza. Non è facile. Non si può pensare che dopo dodici anni arrivi una sentenza del genere. Perché la giustizia, la pubblica amministrazione in generale, non si possono permettere di essere incomprensibili, contraddittorie fino a questo punto».

Sentenza incomprensibile, dice: eppure lei è avvocato...

«Quella dell’otto gennaio sul disastro di Viareggio, terzo grado di giudizio, è una sentenza incomprensibile anche agli occhi di un cittadino formato su questioni legali. Figuriamoci a quelli di tutti gli altri. Come si può affermare che l’omicidio colposo non è più perseguibile, in quanto prescritto, in una tragedia che ha causato 32 vittime? Di fronte a questa decisione – che ha cancellato in un sol colpo l’aggravante dell’infortunio sul lavoro – non so davvero come sia possibile recuperare un po’ di buonsenso e di logica. ».

Qualche segnale del fatto che la strage di Viareggio non fosse proprio nel cuore di tutti, però, nel corso di questi anni c’è stato: dalle onorificenze concesse a Moretti, fino alle liquidazioni da milioni di euro allo stesso ex amministratore delegato di Ferrovie, prima a processo e poi condannato...

«Vero. Ma la speranza era quella che fossero solo gravi incidenti di percorso. Tornando alla sentenza di Cassazione, lo voglio dire chiaramente: mi sarei accontentato di una risposta chiara di un “punto a capo”. A fronte delle difficoltà affrontate nel corso dell’intero iter giudiziario e delle grandi energie che sono state spese dall’intero sistema della Giustizia italiana».

Grandi energie che anche lei, da presidente della Provincia di Lucca, ha messo in campo fin da quella notte...

«La costituzione di parte civile della Provincia non è solo il simbolo di una Istituzione locale a fianco dei familiari delle vittime e della città ferita. Ma anche un atto concreto per la costruzione della verità e della giustizia».

Quale immagine le viene in mente, a “caldo”, di quella notte, di quei giorni?

«L’immagine più vicina a quello che vedevo intorno a me nella porzione di città colpita, in quei giorni, era quella della Sarajevo bombardata che avevo visto di persona: un pezzo di Viareggio trasformata in una zona di guerra. Ma la dimensione del disastro accaduto si fece sempre più forte nei giorni successivi alla notte del 29 giugno. Notte della quale ho ancora negli occhi il corpo di Rosario Campo (morto mentre percorreva in scooter via Burlamacchi, ndr), coperto da un telo a un passo da quella Croce Verde dove erano già arrivati centinaia di volontari. Alle prese con il disastro ferroviario, i morti, i feriti e con la sede della associazione gravemente danneggiata così come moltissimi dei mezzi di soccorso».

Sicurezza ferroviaria, sicurezza nei luoghi di lavoro, sicurezza nei grandi e piccoli impianti: in questa Italia che continua a moltiplicare tragedia potrà cambiare qualcosa?

«Porre l’attenzione, con forza, sul tema della sicurezza è la cosa grande che hanno fatto i familiari delle vittime della strage di Viareggio in tutti questi anni. Un tema che io mi sento addosso. Qualche giorno fa ero in una azienda toscana e che lavora anche in ambito ferroviario e mi è venuto subito da fare domande sulla sicurezza. Sicurezza che non è fatta solo di norme ma anche di comportamenti umani: una conquista che sappiamo difficile. Ma la vicenda della pandemia da Covid che abbiamo vissuto, e viviamo, ci ha dato una grande segnale su questo fronte: siamo parte di una comunità e dobbiamo fare uno sforzo da collettività per costruire il cambiamento che è indispensabile e che vogliamo».

Norme, comportamenti individuali e – viene da aggiungere – controlli: o no?

«Si. E nei controlli in materia di sicurezza bisogna essere seri, rigorosi ma anche concreti». —

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