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Strage di Viareggio, la rabbia delle famiglie: «Omicidio prescritto, non è successo niente»

Si scava tra le macerie di via Ponchielli sotto lo sguardo dei vigili del fuoco

A quasi 7 mesi dal giudizio di Cassazione si è ancora in attesa delle motivazioni...

Dodici anni, fuori e dentro le aule di giustizia con il cuore gonfio di dolore ma i piedi che marciano avanti, verso la verità. Oggi i familiari delle vittime del disastro ferroviario di Viareggio – 29 giugno 2009, 32 vittime – saranno di nuovo in corteo. Dove torna il dolore più crudo che si mescola alla rabbia. Per quella sentenza di Cassazione, 8 gennaio scorso, che ha mandato in prescrizione l’omicidio colposo avendo la Suprema Corte fatto venire meno l’aggravante di infortunio sul lavoro. Una sentenza ancora senza le motivazioni dei giudici di Cassazione, ai quali – attraverso il Tirreno – si rivolgono alcuni dei familiari delle vittime .

«La giustizia italiana mi sta dicendo che i miei figli sono vivi e non sono morti bruciati. Stanno dicendo che di fronte a una responsabilità ben chiara, chi è in Ferrovia può fare qualsiasi cosa e non verrà mai colpito», è la voce di Marco Piagentini, i segni delle ustioni riportate quella notte sul corpo e nell’anima, due figli (Luca di 5 anni e Lorenzo, di due) e la moglie Stefania Maccioni, 40 anni, deceduti a causa delle ustioni riportate. «Quello della Cassazione», continua Piagentini, «è un ritardo che a noi fa male. Sono 12 anni che aspettiamo e speravamo di non dover attendere ancora e, per di più, tutto questo tempo. Invece ci lasciano in un limbo di attesa che non ci aiuta. Perché noi ancora dobbiamo ricominciare a prenderci la nostra vita e invece non possiamo dirci che è finita».


Domenica scorsa sarebbe stato il compleanno di Federico Battistini, morto a 32 anni, insieme alla moglie Elena Iacopini e ai suoceri. «Ho sempre creduto poco alla giustizia e oggi dico che questa giustizia va tutta riformata», sono le parole della madre, Luciana Beretti. Che aggiunge: «Siamo di fronte a una giustizia che protegge chi delinque e non chi subisce. La nostra è una sentenza politica. Io voglio sapere. Voglio sapere come fanno a dire che non è stato un incidente sul lavoro, come hanno fatto a cancellare due sentenze».

Un corteo, quello di queste sera, «carico di indignazione per quello che hanno fatto»: è il sentimento di Andrea Falorni, in cerca di giustizia per la morte del fratello Andrea, 49 anni. «A far pagare le spese legali ai ferrovieri hanno fatto molto presto e a rimandare gli imputati in appello a Firenze altrettanto presto. E le motivazioni – che gli stessi giudici hanno di sicuro in testa – non sono ancora arrivate. Senza contare che c’è poco da rideterminare le pene: finirà che ci sarà chi, tra i condannati, non farà neppure un anno di carcere. Io penso che siano tutti protetti».

Andrea Maccioni si è visto strappare, 12 anni fa, la sorella e due nipotini: «Ai giudici di Cassazione dico che hanno perso un’occasione per cambiare le cose e migliorarle affinché non accadano più cose del genere. Io ho creduto fino al secondo grado di giudizio che qualcosa potesse cambiare. Poi, l’otto gennaio scorso, ho preso un bel calcio in bocca. L’unico risultato della sentenza dell’otto gennaio è che, adesso, le società coinvolte nel disastro ferroviario di Viareggio sono tutte salve, libere di fare quello che gli pare. Perché o interviene la prescrizione o interviene la Cassazione».

Attendere il 29 giugno 2021 «con la speranza che le motivazioni della sentenza di Cassazione fossero rese note in questi giorni»: Daniela Rombi ha assistito ai 42 giorni di agonia della figlia, Emanuela Menichetti, 21 anni appena. «Ai giudici dico cosa stanno facendo e cosa hanno fatto in questi sei mesi, invece di sbrigarsi. E che devono avere rispetto della gente, non la possono stracciare cosi. Ci sta maltrattando, ci state offendendo: nessuno ha rispetto dei familiari dei morti. Mi accompagna al corteo, questa sera, un dolore che non mi fa respirare perché non riesco a dare una spiegazione. Alla fine hanno dato ragione all’avvocato Alfonso Stile, il quale disse che le 32 vittime della strage di Viareggio sono “morti per caso”. Noi non avremo pace finché non è finita. Non è una vendetta: è che volevamo respirare col naso, perché ci siamo dentro fino al collo, e invece ci hanno dato una botta e ci hanno tirato più giù». —

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