In tantissimi per l’ultimo saluto ad Alberto Michetti. La moglie: «Sei stata la mia perfetta metà»

Dai colleghi degli autonoleggi ai sommelier, dagli amici ai dipendenti, la chiesa di Santa Rita non è bastata ad accogliere tutti 

la funzione

Dentro, la chiesa piena di gente con tutti i posti consentiti dall’emergenza Covid (trecento) occupati da familiari, amici, colleghi e rappresentanti delle istituzioni e delle categorie. Fuori, parte della “flotta” Montaresi (autobus gran turismo, van, suv) parcheggiati sul piazzale, pronti a salutare con i loro clacson l’uscita del feretro in un momento di grande commozione generale. In tanti, ieri pomeriggio, hanno voluto salutare per l’ultima volta Alberto Michetti, 53 anni, amministratore delegato dell’autonoleggio Montaresi che sabato mattina è stato stroncato da un infarto che lo ha colpito a tradimento mentre pedalava sulla cyclette montata dentro il garage dell’azienda.



A stringersi intorno alla moglie Cristina e alle figlie Alice e Costanza persone di ogni età. I dipendenti dell’autonoleggio, che insieme ai parenti più stretti erano la sua “famiglia allargata”. Una folta delegazione dell’Ais Versilia in uniforme da sommelier, che - con un folto gruppo di ristoratori e gourmet versiliesi – costituivano il gruppo di amici di tante memorabili cene. I colleghi di tanti autonoleggi italiani (arrivati perfino dalla Sicilia) con cui nell’ultimo anno e mezzo Alberto aveva intrapreso una battaglia a sostegno di una categoria drammaticamente colpita dal Covid. E poi il mondo della politica nazionale e locale (a partire dal senatore Massimo Mallegni, che ha parlato durante la messa ricordando il professionista ma anche l’amico), e i rappresentanti delle categorie economiche che hanno trovato in Michetti un interlocutore sempre disponibile e sempre propositivo. Senza dimenticare i compagni di scuola delle figlie, che non hanno voluto far mancare il loro sostegno ad Alice (che fra poco più di un mese si laureerà) e Costanza (che a giorni sosterrà l’esame di maturità al liceo classico linguistico).

A celebrare la messa nella chiesa di Santa Rita al Campo d’Aviazione il parroco don Luigi Pellegrini (con lui anche don Graziano Raschioni e don Emanuele Rosi), che ha ricordato come non molto tempo fa Alberto e Cristina abbiano voluto riconfermare la loro unione profonda in occasione delle nozze d’argento.

Ed è proprio quando la moglie Cristina Montaresi ha preso la parola che la commozione ha raggiunto il suo momento più intenso. Una vera e propria lettera d’amore pronunciata con a fianco Alice e Costanza, quelle che – ha ricordato – erano “le sue principesse”. «Alberto era la nostra vita. Un papà esigente e orgoglioso delle sue figlie, che voleva che avessero tutto quello che a lui da ragazzo era mancato: una famiglia. Alberto per me – ha preseguito – rappresentava tutto: il compagno di vita, la mia perfetta metà, il socio nel lavoro. Ci siamo conosciuto a 17 anni, abbiamo vissuto insieme momenti brutti e bellissimi e ci siamo sempre supportati e molte volte nel lavoro sopportati. I nostri problemi si risolvevano parlando, discutendo, ma poi tutto finiva con uno sguardo complice, con un super bacio e con una sua carezza». E poi ancora. «Sei stato un marito perfetto. Non ci hai mai fatto mancare niente. Anzi, ci viziavi perfino troppo. Ma in fondo eravamo i tuoi gioielli. E lo saremo per sempre. La mia speranza è che lassù tu ci guardi e ci protegga e che le bimbe abbiano la fortuna di trovare un amore come il mio. Come il nostro». —

Claudio Vecoli

© RIPRODUZIONE RISERVATA