Prato, campo da calcio, parcheggio: la storia di tutte le trasformazioni di piazza Statuto

Porta di ingresso e anima della città, nel corso dei secoli ha visto cambiare a ripetizione il suo aspetto. A inizio Novecento fu la “casa” del neonato Sporting Pietrasanta, poi arrivarono le piante e il monumento ai caduti

La piazza Statuto, o meglio il Prado per i pietrasantesi o pietrasantini che dir si voglia è da sempre uno spazio del cuore della città. Lo è come luogo di incontro, di mercato, di riposo e chiacchiera: è il luogo della Fiera di San Biagio dove ogni anno vengono collocati i banchetti con gli animali ed ogni giovedì si anima il mercato settimanale.

Prima che fosse soprattutto un parcheggio era un luogo di gioco: attorno alla superficie asfaltata da sempre quelle piante oggetto oggi di un dibattito molto acceso che rivela il legame profondo con la città pur essendo al di fuori della zona del passeggio, vi sono delle aiuole che regalano fresco e ombra. Storicamente la piazza dello Statuto si colloca nelle prospicienze della città stessa, fuori da quella porta a Massa non più esistente che separava l’interno e l’esterno della città. Ma lo spazio dove sorge la piazza divenne presto a servizio della stessa città come collegamento con la stazione postale che si trovava sulla montata. Seppur vicino alla città che via via andava espandendosi al di fuori della cinta muraria, di fatto la piazza niente di più era che un grande prato, da cui la denominazione Prado con cui sinteticamente viene chiamata. Agli inizi del ’900 quando già esistevano gli edifici dove un tempo si trovava l’orfanotrofio, dove da altrettanto tempo immemore si trova il rivenditore di giornali “la Selina” sullo spazio del Prado arrivò il gioco del calcio: a Pietrasanta, raccontano le cronache, che fino dal 1790 si praticava, in piazza del Duomo, il gioco del pallone, assai diverso dal gioco del calcio come concepito oggi e assai più simile al calcio fiorentino oggi rievocato.


Questo accadde finchè gli Operai del Duomo non fecero presente alle autorità cittadine che il gioco del pallone era pregiudizievole per la Chiesa. Allora fu richiesto alle stesse autorità dell'assegnazione di un altro luogo adatto all'uopo, nella richiesta si legge: «…che le venga assegnato un locale qualunque atto al giuoco del pallone per esercizio della gioventù di Pietrasanta, e per deviarla con questo mezzo dai vizi che porta seco una vita molla». I richiedenti indicano tre luoghi più opportuni per il gioco del pallone :il primo ad essere indicato è il Prato, ma le dimensioni non erano, a quel momento, sufficienti, per cui sarebbe stato necessario acquistare una porzione di terreno, lato nord, di una più vasta proprietà del Marchese Silvestro Ponticelli; il secondo era una porzione di terreno fuori Porta a Lucca; il terzo una porzione di terreno in località Verzieri. Il Marchese Ponticelli aderì alla richiesta di cedere la porzione di terreno richiesta, aderente al Prato. Così fu scelta la prima soluzione.

Per andare incontro alle nuove esigenze sportive venne la neocostituita associazione calcistica Sporting Pietrasanta costituita nel 1909: primo presidente della società fu il ragionier Cesare Palla. In consiglio con lui un inglese, Mc Bride, che portò il football in città, Luciano Paoli, Prassitele Tommasi, Guidino Bresciani, i fratelli Furlanetto, Pietro Pellegrini, Angelo Baldi, Maino Magri e Serafino Coluccini, nonno omonimo dell’attuale presidente dello Sporting Pietrasanta e per tanti anni del gloriosissimo Pietrasanta 1911. Fu proprio il vecchio Serafino Coluccini a fornire la ghiaietta rossa della cava di sua proprietà al Baccatoio che costituirà per anni il fondo della piazza e su cui giocheranno generazioni di bambini di Pietrasanta prima che diventasse un grande parcheggio per le auto.

Il calcio resterà pochi anni al Prado perché il gioco contrasterà con il crescente interesse urbanistico dell’area: lo Sporting fino al 1918 svolgerà una attività calcistica di carattere locale assieme ad altre società sorte nel frattempo come la Giuseppe Cei 1913 con tornei dei bar e dei quartieri. Il campo da calcio fu spostato in località Fossetto a Pontestrada e poi nel 1934 definitivamente allo Stadio quando fu inaugurato dietro il Palazzo del Littorio. La piazza nel frattempo dedicata allo Statuto, quello Albertino per capirsi, assumerà la sua attuale conformazione con la alberatura e la collocazione di alcune palme adornative e con il tempo anche di lampioni, non prima che però che vi fosse collocato il Monumento ai Caduti della Prima guerra mondiale. Il Monumento fu inaugurato il 14 giugno del 1925: era opera di Abele Jacopi, versiliese di Ripa di Seravezza nato nel 1882 pittore, scultore e ceramista, diplomato in scultura presso la Scuola d'Arte di Pietrasanta che fu autore di vari monumenti ai caduti prima di quello in Piazza Statuto a Pietrasanta nel 1925 per il quale aveva vinto il relativo concorso nel 1922.

Il monumento marmoreo di Pietrasanta fu voluto dalle locali associazioni combattentistiche e d’arma e si trova al centro di piazza dello Statuto, anche se inizialmente c'era stato l’intendimento di collocarlo in piazza del Duomo al posto del monumento a Leopoldo II Granduca di Toscana. Dagli atti della Giunta Municipale di Pietrasanta delibera n°570 del 12 agosto 1924: “Poiché il Ministero della Pubblica Istruzione non ha acconsentito al tramutamento della statua di Leopoldo di fronte al Municipio, che allora di trovava a Palazzo Moroni, in piazza Duomo per collocarvi il Monumento ai caduti secondo la delibera del Consiglio Comunale del dieci dicembre 1922, ma anzi ha diffidato a non rimuoverla la Giunta essendo prossima l’ultimazione del Monumento ai caduti stabilisce in modo definitivo che questo venga collocato nella piazza dello Statuto”. Nel 1925 quando fu collocata la statua, il Prado aveva già la sua finalità di luogo di passeggio, subito al di fuori delle mura, e di mercato. Il mercato delle vacche si svolgeva prima un po’ fuori dal centro nella zona della Pesa a Pontestrada dove si trovava una pesa pubblica. La collocazione del gruppo scultoreo ne fece per sempre lo spazio delle celebrazioni pubbliche istituzionali, il luogo degli inni e delle bandiere a festa. L’inaugurazione vide la partecipazione di tante persone e gli interventi di Carlo Scorza, parlamentare del partito Nazionale eletto nella provincia di Lucca che farà carriera nel Ventennio, ex ardito durante la Grande Guerra e Petrone (fonte G. Salvagnini). Il monumento è alto circa sei metri ed è costituito da una statua equestre con nella mano la “Vittorietta”’, nel mentre alla base l'autore ha raffigurato due soldati, ma armati, la madre, la Lupa capitolina. C'è pure il “Bollettino della Vittoria”.

Il restauro del monumento è stato recentemente finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e terminato nel 2018: durante la ritirata nazista il monumento infatti, era stato colpito da un colpo di cannone che aveva reso monco il cavaliere. Negli anni ’70 e ’80 fu collocata in piazza Statuto anche una locomotiva vicino alla scalinata che conduce alla via di Capriglia. Un’altra fu collocata a Fiumetto, ma motivi di sicurezza ne hanno poi consigliato la rimozione.

Nel 2011 un fortunale con la conseguente frana portò alla luce nell’angolo tra Piazza Statuto e via del Teatro un bastione risalente agli anni Venti del XIV secolo” In quella occasione era crollato un tratto di muro di recinzione di un giardino privato, ex proprietà Barsanti, presente sul lato nord ovest delle mura costruite da Castruccio Castracani intorno al quattordicesimo secolo. Crollo che ha appunto fatto riemergere uno dei bastioni. Altri due sono in altrettante proprietà private invisibili al pubblico. Parlare del Prado è parlare della città: l’enorme gettata di cemento e le strisce per il parcheggio delle auto offende tanta storia.

La passione di questi giorni testimonia l’amore della città per una piazza che per i più anziani era stato da bambini lo spazio dei giochi ancora dopo il trasferimento del gioco del calcio e per anni ancora dopo la guerra. I tigli sono anche il simbolo di una delle contrade del carnevale, la Beca, che si chiama proprio Tiglio la Beca, dove la Beca è l’animaletto che si annida proprio su questo particolare albero. Una vecchia canzone che è la storia del carnevale che ogni pietrasantino conosce dice “Evviva, viva la Beca noi siamo quelli del tiglio”. Le foto d’epoca ci restituiscono una alberatura elegante, i quattro lampioni in vago stile liberty che si trovavano in corrispondenza a cingere il monumento ai caduti, il terreno ghiaioso che ancora gli anziani ricordano, una Pietrasanta ancora con ampie distese di campi che si sono via via urbanizzate. La trasformazione in parcheggio ha poi dettato la realizzazione delle aiuole che cingono la piazza. Oggi una nuova fase, ma il Prado sarà ancora il Prado con il suo carico di storia e magari un giorno una soluzione perché possa essere uno spazio di passeggio per i tanti che visitano Pietrasanta e possa essere davvero il centro della città a cui il Prado appartiene di diritto. —

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