Perini, Sanlorenzo e Ferretti: «Pronti all’acquisto»

Lo stand Ferretti Group al Versilia Yachting 2017 e un’imbarcazione Sanlorenzo in cantiere ad Ameglia

Costituita la società per l’operazione in attesa della conferma del fallimento

Pronti a partecipare alla corsa per l’acquisto di Perini Navi «il giorno dopo la sentenza del Tribunale di Firenze». La società costituita per l’operazione che vede insieme i due big della nautica Sanlorenzo e Gruppo Ferretti, attende solo la decisione della Corte d’Appello di Firenze di fronte alla quale ha presentato reclamo la “Fenix Srl”, proprietaria dell’azienda dichiarata fallita dal Tribunale di Lucca. Se il reclamo sarà respinto, al fischio di inizio Massimo Perotti, patron di Sanlorenzo, e Alberto Galassi, amministratore delegato di Ferretti, saranno in campo. Con una operazione tutta industriale, «non facile, ma alla quale ci dedichiamo per passione e perché crediamo nel marchio Perini», racconta Perotti al Tirreno parlando anche a nome di Galassi, e realizzata attraverso una società appositamente costituita, «unico esempio di un’operazione che fa sistema nel settore della nautica in Italia».

Un raccontare le proprie intenzioni, il passo a due di Sanlorenzo e Ferretti, che abbraccia un orizzonte ben più ampio, a partire dalla considerazione che l’oggetto della eventuale gara non è un marchio qualsiasi.


«Perini Navi», prosegue Perotti, «è un brand alto, leader del suo segmento di mercato e molto complesso da gestire. Ma che negli ultimi nove anni ha perso 180 milioni e molti dei propri manager e dipendenti, tutto personale qualificato e capace come lo si trova nelle nostre imprese. Davanti a un marchio italiano di grande prestigio, che purtroppo dal 2011 a oggi ha attraversato tanti anni di difficoltà, noi temiamo che – senza un investimento da parte di un industriale della nautica – il rilancio di Perini sarebbe quasi impossibile».

Operazione, dunque, quella della rimessa in “acqua” di Perini Navi che Perotti non esita a definire «difficile e complessa» e per la quale sono richieste «risorse finanziarie importanti» che da sole, però, non sono il vento giusto a far gonfiare le vele. «Il denaro oggi si trova, la liquidità c’è anche a un prezzo abbastanza contenuto. Il grosso problema sono le competenze industriali, commerciali, del settore. Se non ci fosse dietro un grosso motore – i fatturati del Gruppo Ferretti e Sanlorenzo insieme sono di oltre 1,3 billion – il rilancio di Perini Navi sarebbe molto problematico».

Il messaggio arriva chiaro: «Riteniamo, e per questo abbiamo fatto questo accordo, che per rilanciare Perini Navi ci vogliano tante competenze e soprattutto una certa forza che i due gruppi insieme possono garantire. Non dimentichiamoci che la nautica italiana oggi rappresenta il 50 per cento della produzione di barche sopra i 24 metri nel mondo: una assoluta leadership. Sanlorenzo e Ferretti sono tra le prime aziende al mondo per competenza, storia, dimensione di business, fatturati, risorse finanziarie. Per cui, insieme, sono la vera realtà industriale che può rilanciare al meglio Perini Navi. Questo a garanzia per tutti gli stakeholder (l’insieme dei soggetti che ruotano intorno a Perini Navi, ndr): in primis i dipendenti, i fornitori che sono gli stessi che già lavorano per Riva, Ferretti e Sanlorenzo, i clienti che sanno della nostra forza e della nostra storia possono avere garanzie che le barche saranno costruire con la qualità Perini, e non ultimo le banche».

Insomma, che operazione industriale sia. Per dare nuova forza e certezza a questa grande impresa della nautica, il cui brand oggi può tornare a risplendere. «Ci spiacerebbe molto che l’impegno e il sacrificio di tanti venisse vanificato per l’intervento di operatori non industriali, che oggi, come in passato, non hanno le carte in regola per il complesso rilancio di Perini», è il pensiero – sintetizzato nelle parole conclusive di Perotti – che sta alla base dell’operazione che ha visto nascere la nuova società, pronta ad affrontare l’acquisto di Perini Navi.

Non resta dunque che l’attesa per la decisione dei giudici della Corte d’Appello di Firenze, dopo l’udienza del 16 aprile scorso. —

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