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Addio ad Alberto Cavallini, mattatore della Versilia by night

Un giovanissimo Alberto Cavallini quando era ancora barman del Carillon di Marina di Pietrasanta

Da barman a imprenditore del divertimento notturno: la Caravella e il Midhò le sue creature

Avrebbe compiuto 80 anni tondi tondi il prossimo 17 maggio. Un traguardo che Alberto Cavallini, uno dei grandi protagonisti della Versilia by night, non riuscirà a tagliare. L’inventore della Caravella prima e del Midhò poi, uno dei pionieri dell’industria del divertimento notturno, si è infatti spento ieri, a pochi mesi di distanza dalla scomparsa dalla moglie Genny Falqui, circondato dall’affetto delle figlie Maria Antonietta e Patrizia.

Nato “per caso” a Fucecchio (cittadina che ha lasciato insieme alla famiglia quando ancora era piccolissimo), Alberto Cavallini viene ad abitare in Versilia all’età di 9 anni. A Viareggio, infatti, la madre gestisce un negozio di frutta e verdura in via Battisti. È ancora poco più di un ragazzino quando fa le sue prime esperienze dietro il bancone del bar alla Capannina del Marco Polo, gestito in quegli anni dal marito della sorella. E’ tuttavia un tragico evento ad imprimere una accelerata alla sua vita. Nel 1959, infatti, la sorella muore di parto lasciando tre figli da crescere. Di umile famiglia, Alberto è costretto a rimboccarsi più che mai le maniche. E per tre stagioni lavora come barman di giorno al Casablanca e di notte al Caprice. All’inizio degli anni Sessanta si sposta al Carillon di Marina di Pietrasanta (poi diventato il Faruk), uno dei locali più in voga di quel periodo, dove si esibivano stelle come Milva, Don Backy, Dino o i Brutos. Qui resterà nove anni, affermandosi come uno dei barman più ricercati della Versilia insieme a Roberto Bonetti (Bussola), Rolando Pucci (Principe) o Orfeo Tassinari (Caprice).


La vera svolta, però, arriva negli anni Settanta, quando Cavallini sveste i panni del barman e diventa un imprenditore. Nel gennaio del 1971 si mette al timone della Caravella di Forte dei Marmi, locale che non aveva ancora il lignaggio di altri locali “in” come la Bussola di Focette o la Capannina di Forte. Quando ne rileva la gestione, c’è molto da lavorare. Ma Cavallini non si scoraggia e dà un’impronta tutta sua al locale, allestendo cartelloni con i grandi nomi della musica italiana (dai Nomadi a Lucio Dalla, da Drupi a Giorgio Gaber). La Caravella decolla, ma la notte fra il 22 e il 23 giugno, all’inizio dell’estate del 1973, un incendio devasta il locale distruggendolo completamente. Una mazzata terribile che però non scoraggia Cavallini. Che per l’ennesima volta si rimbocca le maniche e riparte da zero. Da buon imprenditore, Cavallini trasforma un disastro in una opportunità. E rilancia il locale da ballo arricchendo l’offerta per i propri clienti con un ristorante: prima si cena, poi ci si scatena in pista.

La formula ha successo. E il locale diventa uno dei palcoscenici più vivaci della Versilia “anni ruggenti”. Qui si esibiranno personaggi come Riccardo Cocciante, Antonella Venditti, Sergio Endrigo, i Pooh, Peppino Di Capri, Loredana Berté, Renato Zero, Zucchero, Giorgio Panariello. E poi tante feste a tema: dai giochi fra i bagni alle feste della donna con i primi streep maschili fino ai veglioni di Carnevale.

A cavallo fra gli anni Ottanta e Novanta, però, la “vecchia” Caravella comincia a mostrare un po’ i segni del tempo. Cavallini lo capisce e ha un’idea geniale. E’ il 1992 e decide di sdoppiare il locale: a piano terra resta la Caravella per un pubblico più giovane, sopra – a fianco della seconda pista da ballo – apre una terrazza che si affaccia sul mare. Nasce il Midhò, nome inventato dal nulla ma che colpisce e piace al pubblico. È un successo. E il “nuovo” locale diventa un simbolo di eleganza e bellezza. Vi si affacciano con sempre maggiore frequenza i personaggi che frequentano la Versilia: calciatori, stelle e stelline della tv, modelle, imprenditori di grido, politici, sportivi. Un successo che va avanti fino agli anni Duemila.

Però gli anni passano e Cavallini comincia a sentirne inevitabilmente il peso. Così mette nel conto di dover passare la mano a qualcuno più giovane. Il suo sogno è far proseguire l’avventura del locale a qualcun altro. Un cambio generazionale. Ma l’occasione non arriva e, al contrario, il mondo delle discoteche comincia ad entrare in crisi. Così sul Midhò e sulla Caravella cala il sipario e al loro posto apre un cantiere che trasformerà uno dei locali simbolo della Versilia in lussuosi appartamenti vista mare. Segno di un mondo radicalmente cambiato.

Anche la vita di Cavallini cambia radicalmente. Si ritira dal dorato mondo del divertimento notturno e si dedica alla famiglia. Si ritaglia il ruolo di marito, padre e nonno, lasciandosi alle spalle il passato lustrini e paillettes. Fino a ieri e all’ultima uscita di scena. —

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