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Noi ragazzi travolti dal virus: "Ci è vietato essere giovani e in tanti si stanno perdendo"

Leonardo, 16 anni, racconta cosa significhi vivere in pandemia alla sua età: "Ci impongono regole, senza educarci"

VIAREGGIO. La voce di Leonardo è quella che ci siamo abituati a non ascoltare. La voce di chi è fuori da tutti i meccanismi di decisione e questi meccanismi li subisce e basta, sulla propria pelle. Basta ascoltarlo per capire che il suo è un grido. Un grido che, come l’Urlo di Allen Ginsberg, prende a schiaffi le certezze di chi se ne sta in poltrona. Leonardo Pistoia ha 16 anni e ha deciso di farsi sentire. Perché a lui e a quelli della sua età «è stata vietata la normalità. Ci è proibito andare dalla fidanzatina, stare con gli amici. È soprattutto il coprifuoco serale che ci manda fuori di testa. Come avviene per tutte queste regole, ci viene imposto senza alcun tipo di educazione. E noi siamo attirati dall’idea di non rispettare niente».

Leonardo è intelligente, studia alle scuole superiori e si è impegnato politicamente a Viareggio: sa che il Covid non è una bufala. Sa che ci si può ammalare per il virus e che i giovani, per quanto non siano colpiti in maniera seria, ne sono portatori nelle famiglie. Allo stesso tempo spiega, a parole chiare, che per i ragazzi come lui la pandemia ha un peso maggiore di quanto si pensi. Perché vieta loro tutto ciò che fa parte dell’età e tutto ciò che contribuirà a renderli adulti più o meno equilibrati e felici. Di conseguenza Leonardo invita a «rendersi conto di cosa sta succedendo nelle nostre vite. Io lo ammetto: nella prima fase della pandemia anche io ho sgarrato qualche volta – dice – Era veramente dura. Ho cercato di superarla stando il più possibile in giardino e dando una mano in qualche lavoretto di casa. Lo stare rinchiusi, senza poter vedere la fidanzata e gli amici, è molto pesante».

Così, racconta Leonardo, i suoi coetanei si perdono. «Succede che ci si abitua a stare isolati e si comincia addirittura ad apprezzare la quarantena. È il fenomeno che si chiama Hikikomori, un termine giapponese che indica chi tra gli adolescenti e i giovani non vuole più uscire né stare a contatto con gli altri. Si vive di social e di videogiochi, crescono ansia e aggressività. Si cambia d’umore. Ma io non voglio essere così. Non voglio buttare via la mia adolescenza».

In questo anno di pandemia ci sono stati momenti di allentamento delle restrizioni. «Quando sono migliorate un pochino le cose, era comunque chiaro che il contatto, i baci, non erano ammessi – prosegue Leonardo – Sapevamo che c’era sempre qualcuno pronto a farci la multa. Ma non è questo l’unico modo per far rispettare le regole».

Secondo lui i controlli e le multe dovrebbero essere una faccia della medaglia, non l’unica. «Sta mancando completamente – accusa – l’educazione di noi ragazzi su cosa significhi proteggersi dal Covid e su cosa sia necessario fare. Io, per esempio, vorrei che per ogni multa pagata i soldi finissero nell’educazione alla pandemia. Come avviene per il Codice della strada. Come se fossimo a una lezione di scuola guida».

Un vuoto educativo a cui, secondo Leonardo, sta contribuendo l’assenza della scuola. «Non stare in classe per così tanto tempo è stato devastante – rivela – Le superiori sono completamente diverse da medie e elementari: non si è capito che per noi ragazzi le mancanze sulla preparazione rischiano di essere incalcolabili. La didattica a distanza è un caos: c’è chi copia, chi si fa i fatti suoi o gli scherzi al professore... Non ci sono i mezzi per fare e seguire le lezioni. Io credo che i sindacati della scuola dovrebbero parlare di queste cose». 

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