Fanghi tossici delle concerie smaltiti anche in un terreno a Pioppogatto

Il materiale proviene da un impianto di Pontedera e nel 2019 è stato sversato in una zona che diventerà area industriale

VIAREGGIO. C’è un versante versiliese nella maxinchiesta della direzione distrettuale antimafia di Firenze sulle presunte infiltrazioni della ’ndrangheta in Toscana.

Si tratta di un terreno nella zona di Pioppogatto dove – stando alle carte dell’accusa – sarebbero stati sversati in maniera illegale parte dei rifiuti che contenevano anche i residui della combustione dei fanghi delle concerie del Valdarno.


Lo stesso copione, come detto, che secondo la procura sarebbe avvenuto in via Duccini, una strada che dalla via di Montramito si inoltra nel mezzo al Padule. Il meccanismo ricostruito dagli inquirenti era consolidato. Le ceneri derivanti dalla combustione dei fanghi delle concerie (che devono essere smaltiti in maniera particolare perché pieni zeppi di sostanze pericolose) sarebbero stati in realtà conferiti a un impianto di Pontedera, gestito da Francesco Lerose, di origine calabrese, che secondo le fonti investigative è in contatto con il clan ndranghetista Gallace.

Qui i fanghi venivano trattati e miscelati con altri materiali, per essere poi utilizzati come riempimento per lavori stradali (a partire dalla regionale 429) ma anche per finire smaltiti in altre zone, come appunto quella di Pioppogatto. Si tratta di un vasto appezzamento di terreno sul quale è prevista la realizzazione di un’area artigianale-industriale.

Secondo le carte dell’antimafia, dal gennaio 2019 fino al 27 febbraio dello stesso anno vi sarebbero stati riportati 3.300 metri cubi di materiale pericoloso, come testimoniato anche da filmati ripresi dall’elicottero dei carabinieri.

Si tratta di quelli che in codice vengono chiamati Keu, cioè ceneri di risulta dei fanghi: materiali altamente tossici, che presentano valori inquinanti tali da non poter essere riusati in alcuna maniera.

Il fatto che siano stati utilizzati come riempimento, per di più in una zona nella quale la permeabilità verso la falda acquifera aggrava la situazione e pone all’ordine del giorno la necessità di un’operazione di bonifica dell’intera zona.

Fra gli altri siti destinatari dei materiali pericolosi l’accusa cita anche una zona di Pontedera dove sorgeranno alcune villette, a opera della società Green Park. Un’area dove ha operato anche l’imprenditore versiliese Stefano Varia, che però spiega di aver utilizzato materiale pienamente conforme che arrivava da Livorno: infatti, secondo anche le carte dell’accusa, il materiale nel mirino è sempre quello proveniente dall'impianto pontederese di Lerose. —

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