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Si torna a scavare il marmo di Michelangelo dal Trambiserra

La famiglia Biagi ottiene l’ok per la cava Pellizzari. Ci sarà anche uno scavo in galleria. Totale 65mila mc

SERAVEZZA. La Trambiserra marmi tornerà ad estrarre blocchi da cava Pellizzari, uno dei tre siti principali del bacino Trambiserra.

Lo farà sia con scavi a cielo aperto che in galleria, con un piano di coltivazione che durerà otto anni (in due fasi). Gli enti competenti – fra cui il Comune di Seravezza, l’Unione dei Comuni, il Parco delle Alpi Apuane, l’Arpat, l’Asl e la Soprintendenza – hanno infatti dato parere favorevole con prescrizioni al progetto di escavazione presentato dalla società di Querceta.


Che permetterà così alla famiglia Biagi, proprietaria della cava e della ditta di escavazione, di riattivare un sito che l’ultima volta fu autorizzato per una variante di ampliamento 22 anni fa. Marmo bianco Trambiserra e grigi Trambiserra sono i marmi che si trovano nella cava Pellizzari. La stessa cava che – grazie a dei contratti di affitto - la Trambiserra Marmi Srl con il suo fondatore Mauro Biagi e Vilma aveva già lavorato a partire dai primi anni ’60.

«Ci teniamo a portare avanti l’attività di nostro padre – spiega Clara Biagi, figlia di Mauro che è scomparso - e cerchiamo di farlo con lo spirito con cui a quel tempo lui faceva quel lavoro.

«Sarà un piacere riattivare anche questa cava, che di recente abbiamo acquistato, così da portare avanti la coltivazione in parallelo all'altro nostro sito sempre in Trambiserra, cava Pellini. Ci consentirà di proseguire i nostri progetti».

Nel 2005 cava Pellizzari fu acquistata dalla Ices Spa, che nel 2015 fallì: nel 2019 l’area è stata poi acquisita dalla società della famiglia Biagi che in questi giorni ha ottenuto il via libera.

«Il progetto di coltivazione prevede due fasi di lavoro: rispettivamente della durata di cinque e tre anni», si legge nella relazione tecnica presentata dal geologo della ditta. Nella prima fase verranno tolti circa 65mila metri cubi di materiale: 47mila dalle lavorazioni a cielo aperto (cantiere superiore) e circa 18mila in sotterraneo. Altri 18mila sono previsti nella seconda fase, per un totale quindi di 85mila metri cubi circa. Va ricordato che di solito si considera una resa di materiale idoneo al commercio compresa tra il 25 e il 30 per cento.

Sostanzialmente lo sviluppo dell’escavazione di cava Pellizzari non sarà altro che la continuazione della coltivazione di cava Pellini, attualmente attiva. La novità riguarda il progetto in galleria. «Il portale di ingresso avrà dimensioni di circa sette metri di larghezza e circa sei metri in altezza – prosegue la relazione –. Questa sezione in avanzamento verrà mantenuta per circa 30 metri di profondità per poi allargarsi fino a circa dieci metri di ampiezza e proseguire dritta per ulteriori 36 metri».

Quelle in questione non sono cave qualsiasi, ma hanno alle proprie spalle una storia importante e prestigiosa.

Nel bacino del Trambiserra – queste cave furono aperte da Michelangelo nel ‘500, e da qui si sarebbero dovute realizzare le colonne di marmo per la facciata della chiesa San Lorenzo di Firenze, poi mai fatta – lavora oltre alla famiglia Biagi un’altra ditta. Si tratta della Fratelli Sermattei Srl.

Di recente è invece stata bocciata la riapertura in quel sito di una quarto fronte, quello di cava Pitone, per l'impatto che avrebbe avuto sul paesaggio che si gode dal centro storico di Seravezza. —

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