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«Recuperiamo l’esedra di via Vespucci che abbelliva l’ingresso della Pineta»

Il disegno del possibile nuovo ingresso alla Pineta di Ponente realizzato dal professor Franco Anichini

La proposta di Franco Anichini e Bianca Maria Scirè frutto di una accurata ricerca storica sul parco urbano della città


Nel 1876 le autorità di Viareggio decisero di tracciare un viale alberato attraverso la Pineta di Ponente, dalla via Vespucci alla via Marco Polo. Venne inaugurato nell’agosto di quell’anno e intitolato al marchese Gino Capponi da poco mancato (1792 – 1876). Politico, scrittore, pedagogista e storico fiorentino, amico dei migliori intellettuali del suo tempo, Capponi nel 1842 si era adoperato per l’istituzione de l’Archivio storico italiano e dal 1848 era stato membro del Senato Toscano. In seguito, all’ingresso del viale sulla via Vespucci, venne edificata un’esedra in muratura aperta sulle due ali, come ad invitare i passanti verso l’interno della pineta.

Il termine esedra deriva dal greco (sedile esterno) e si riferisce ad un incavo semicircolare: un ambiente destinato a luogo di ritrovo e conversazione. Dopo una lunga ricerca presso il Centro Documentario Storico, abbiamo rintracciato una nota ad essa riferita nelle delibere di giunta del 1947 che riporta: «Lavori in corso per la costruzione dell’esedra sulla via Vespucci. L’assessore ai lavori pubblici riferisce sul lavoro in corso presso la pineta di ponente per la costruzione dell’esedra sulla via Vespucci e chiede un finanziamento della somma di lire 26.000 per l’acquisto di 3.000 listelli di cotto antico per il rivestimento. La Giunta delibera di autorizzare la suddetta spesa, nei fondi ordinari del bilancio e da liquidarsi mediante fattura».

Il contenuto di questa nota ci ha permesso di stabilire l’anno di costruzione, ma non sappiamo se sia stata una progettazione dell’ufficio tecnico del Comune o se fu affidata a un progettista.

La struttura centrale è costituita da due pilastri rettangolari di travertino alti 2,24 metri e larghi 2,15 metri sui quali, circondati da file di listelli in “cotto antico”, sono applicati due bassorilievi di marmo bianco raffiguranti i simboli del comune di Viareggio: la corona civica e l’àncora. Lo sfondo è tratteggiato con una fitta trama di rigature orizzontali e verticali a simboleggiare il tricolore italiano.

Grazie alle informazioni forniteci dal collega professor Aurelio Baldini, si sa che lo scultore è Augusto Lucarini, nato a Pietrasanta nel 1899 e morto al Secco (Camaiore) nel 1957. Dalla testimonianza orale della figlia Antonietta, oggi ottantaquattrenne, abbiamo saputo che durante il periodo fra le due guerre Augusto lavorava come marmista presso la ditta Nord Carrara di Viareggio ma, alla fine della seconda guerra, si ritirò a lavorare in proprio nel retro della sua abitazione e in questo periodo, tra il 1945 e il 1947, eseguì i due stemmi per l’ingresso della pineta su incarico del Comune di Viareggio, ricevendo come compenso la somma di 5.000 lire.

Il padre Vittorio, musicista, era capo della banda musicale di Pietrasanta. Augusto aveva ereditato la passione per la musica e scrisse diversi spartiti per i carri del Carnevale di Viareggio.

Quello di via Vespucci è rimasto l’unico ingresso alla Pineta valorizzato da elementi architettonici che, pur risentendo dello stile fascista nei materiali (cotto e travertino), risultano assai semplici e non trionfalistici come voleva il regime.

Con caratteristiche simili era l’ingresso ubicato sulla via Buonarroti in direzione del Teatro degli ottomila, entrambi realizzati su progetto dell’architetto Marchi negli anni Quaranta. Il teatro venne poi intitolato a Giacomo Puccini, ma demolito negli anni Sessanta come pure l’ingresso.

Le dimensioni dell’esedra sono ben inserite nell’ambiente e i due bassorilievi con i simboli del Comune di Viareggio esprimono il clima politico dell’epoca e il ritorno alla libertà di pensiero. In questo contesto l’artigiano marmista, cosciente di partecipare a tempi nuovi con la dignità del suo lavoro, sente la necessità di firmare, in basso a sinistra, le sue opere per non essere relegato all’anonimato.

Negli anni Trenta del Novecento la pineta di ponente si arricchisce di costruzioni in muratura: il fiabesco Gatto nero, il Trocadero, la pista di pattinaggio, il Pirata, il Tennis e una fontana di marmo a forma di barca opera dello scultore Galleni, rimasta in uso fino agli anni Sessanta poi rimossa e, in seguito, utilizzata come fonte battesimale nella chiesa del Terminetto.

In passato la pineta di ponente è stata oggetto anche di vari progetti mai realizzati come quello dell’architetto Raffaello Brizzi che avrebbe interessato l’area lungo la via Buonarroti proponendo un teatro all’aperto ed altri spazi per il tempo libero per una Viareggio considerata città dello svago e delle vacanze; e quello di Uberto Bonetti che aveva pensato a un parco giochi nello spazio del demolito Teatro Puccini.

Questo polmone verde della città è fruito tutto l’anno da viareggini e turisti, come luogo di aggregazione per gli anziani, ideale per passeggiate e attività sportiva, area di ritrovo, come il laghetto dei cigni; nei mesi più caldi si aprono giochi per i bambini, noleggi di biciclette, punti di ristoro, ristoranti e bar.

Purtroppo bisogna riconoscere che la pineta non è mai stata oggetto di una progettazione globale che ridefinisse la sua funzione di parco pubblico. Negli anni passati c’è stata incuria da parte delle amministrazioni per quanto riguarda gli arredi e la manutenzione (panchine, tavoli, ponticelli, pulitura dei fossi) e la sorveglianza, tanto da dare l’idea di trascuratezza e divenire luogo poco sicuro specialmente la sera.

In questi ultimi anni c’è stato un miglioramento della pineta per una nuova e più sicura fruizione, grazie all’intervento della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca che ha iniziato i lavori dal giugno del 2014.

Anche l’esedra di via Vespucci è stata recentemente liberata da rovi e piante invasive mettendo ben in evidenza la struttura. Sarebbe ora necessaria una ripulitura degli elementi lapidei eseguita da addetti, riportando l’ingresso al suo originale valore.

Si potrebbe, inoltre, valorizzare l’area antistante liberandola dagli stalli per il parcheggio e pavimentandola in modo adeguato. —

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