Imprese, in 150 sono a rischio immediato. E c’è l’ombra del riciclaggio

L’analisi di Gianfranco Antognoli: «Bene che arrivi il decreto Sostegni 2, ma si muovano anche Regione e Comuni, con altri fondi e meno imposte»

VIAREGGIO. Centocinquanta imprese a rischio. Appese a un filo, che all’altro capo ha i vari livelli istituzionali: Stato, Regione, Comuni. Che con i loro provvedimenti possono decidere il destino di centinaia di persone, in Versilia, a partire dalle prossime settimane.

L’analisi è stata condotta da Concredito, di Gianfranco Antognoli, e porta a un risultato più che allarmante: «Ci sono 150 imprese a rischio, che potrebbero non riaprire per difficoltà nella liquidità. Si tratta soprattutto di terziario, sono piccole attività artigiane o che lavorano nel settore turistico-ricettivo. La loro sopravvivenza dipende da tre fattori».


Antognoli si riferisce agli interventi che potranno essere messi in campo dalla pubblica amministrazione, a tutti i livelli possibili. «Innanzitutto c’è lo Stato, con il provvedimento Sostegni 2 che tutti aspettiamo. Si può immaginare che a Viareggio arrivino circa 300mila euro». Poi c’è il capitolo Regione: «La Toscana – prosegue Antognoli – può prevedere un provvedimento per ristori aggiuntivi, magari di altri 300mila euro».

Infine, il livello comunale, quello più vicino ai cittadini e alle aziende: «Le amministrazioni possono togliere tutte le spese aggiuntive, come il suolo pubblico, la Tari, l’Imu».

Vero è che tutto questo rischia di non bastare. Una dimostrazione l’abbiamo avuta con il decreto Sostegni e con la sproporzione fra le perdite di fatturato e l’indennizzo che arriverà nelle casse delle aziende: «Va detto – ragiona Antognoli – che questa penalizzazione c’è anche perché in molti fatturano in nero. Ma, d’altra parte, finora le risorse sono state distribuite a pioggia e questo è concettualmente sbagliato: dando a tutti risorse che sono comunque limitate, vuol dire dare poco a tutti».

Chi è a rischio ha dimensioni spesso non competitive e questo porta a difficoltà nella liquidità. Ed è qui che entrano in causa le banche che non sono tutte uguali: «C’è chi ha più attenzione alle imprese sul territorio e chi ne ha meno». Per Antognoli «le banche nazionali e locali sono chiamate a rispondere a un “svolta” per dare più creduto qualificato alle imprese. In realtà per promuovere forme di finanziamento più innovative ed efficaci vanno “arrangiati” strumenti creditizi e finanziari con la costituzione anche di nuovi fondi al cui patrimonio possono concorrere sia enti pubblici (le regioni) che quelli privati (compresi i Confidi e le associazioni di categoria)».

Infine, se da una parte c’è la speranza (e magari anche la convinzione) che sarà una stagione estiva da vivere «alla grande, così che tutti stiamo più tranquilli», dall’altra le difficoltà economiche si portano dietro fenomeni odiosi. «C’è l’usura – spiega Antognoli – e soprattutto l’ombra del riciclaggio, con l’acquisto di aziende in difficoltà». Anche per questo – citando l’ex procuratore Francesco Saverio Borrelli – bisogna «resistere, resistere, resistere». —

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