Coronavirus, morti altri cinque anziani. E la Versilia perde la memoria storica

Tra le vittime del Covid anche un 68enne invalido al 100 per cento, la rabbia della famiglia

VIAREGGIO. È un’autentica strage quella che il Covid sta causando nella popolazione anziana. Altri cinque hanno perso la vita dopo essere stati contagiati. In totale le vittime dall’inizio della pandemia salgono a 307.

Oggi familiari e amici daranno l’addio a Franco Maffei, all’anagrafe Settimio, 90 anni, dei quali 50 trascorsi come figura centrale dello storico ristorante "Olivieri" in Passeggiata. Del quale è stato cameriere, a partire dalla gestione Parigini, per poi ricoprire nel tempo la carica di direttore e poi diventare proprietario dopo Aldo Olivieri. Intervistato dal Tirreno nel 2007, al momento di andare in pensione, Maffei raccontava: «Sono cinquantacinque anni che vivo qui dentro». L’addio a Maffei, che lascia le figlie Barbara, Stefania, Patrizia, Ilaria e Grazia, è fissato per oggi alle 16,30 alla chiesina del cimitero comunale di Viareggio.

Franco Maffei, Giuseppe Mattei e Giuseppe Prisco

Tra le vittime ci sono anche persone mediamente più giovani, come Giuseppe Prisco, detto "O Nonò": aveva 68 anni. Originario di Napoli, abitava al Varignano in via delle Mimose, ed era da 12 anni invalido al 100 per cento. È la figlia Luisa a spiegare l’origine del soprannome. «È in forma ironica, perché mio padre non era abituato a dire mai no. Era una persona generosa e sempre disponibile, è per questo motivo che abbiamo voluto ricordarlo in questo modo, perché se lo merita». Martedì scorso Giuseppe è stato ricoverato all’ospedale Versilia per i primi sintomi del Covid, che è stato confermato una volta effettuato il tampone, risultato positivo. «Purtroppo non ce l’ha fatta. Desidero ringraziare il personale del reparto Covid dell’ex Traumatologia che mi ha permesso di poterlo andare a trovare il giorno di Pasqua. Sono stati davvero tutti molto gentili e professionali. Quello che non capiamo, soprattutto mia madre, è il motivo per il quale mio padre non sia stato vaccinato, come categoria fragile, visto la sua invalidità al 100 per cento. Fin da quando ci sono stati i primi casi di coronavirus mia madre era preoccupata». Prisco ascia la moglie Maria, i figli Luisa e Francesca, il genero, i nipoti e i parenti tutti. La salma è esposta alla casa funeraria Ferrante in via Fratelli Cervi 1, ed il funerale è fissato domani alle 11 nella chiesa parrocchiale della Resurrezione al Varignano; dopo la funzione la salma proseguirà per la cremazione a Livorno.

Il Covid si porta via anche Giovanni Ratti, 85 anni: abitava in via Paladini al Varignano ed è deceduto in ospedale a Pisa. Il funerale a cura della Croce verde è in programma oggi alle 15,30 nella chiesa del cimitero. Aveva 89 anni Annarosa Pucillo, residente a Viareggio, deceduta all’ospedale Versilia; l’ultimo saluto oggi alle 15,30 nella chiesa di Santa Rita all’Ex Campo d’Aviazione, a cura della Croce verde. Sempre a Viareggio è scomparsa Brunella Izis, 79 anni, deceduta dopo il ricovero al Versilia.

Il Covid-19 miete un’altra vittima anche a Querceta. Martedì mattina si è spento all’ospedale Versilia Giuseppe Mattei: aveva 85 anni ed era ricoverato dal 12 marzo scorso, quando erano comparsi i primi sintomi che non avevano lasciato dubbi sul contagio da coronavirus. Per lui, molto conosciuto a Querceta e in Versilia non solo perché legato al mondo del Palio dei Micci ma per l’impegno che negli anni aveva profuso in varie associazioni di volontariato (tra cui anche la Misericordia di Vittoria Apuana, dove prestava servizio sulle ambulanze del pronto intervento), non c’è stato niente da fare: avrebbe dovuto vaccinarsi la scorsa settimana ma, ad inizio marzo, è risultato positivo al virus e per lui è iniziato un mese di dura lotta con il Covid fino al fatale peggioramento delle sue condizioni negli ultimi giorni. Originario di Forte dei Marmi, negli anni ’80 si era trasferito a Querceta insieme alla propria famiglia. Fin da giovanissimo aveva iniziato a lavorare come muratore, prima come operaio e poi mettendosi in proprio e dando vita ad un’impresa edile dove aveva trovato lavoro anche il fratello Benito, scomparso sette anni fa. Inizialmente non un grande appassionato del Palio dei Micci di Querceta, si era avvicinato al mondo delle contrade trascinato dalla figlia Giulia, tamburina nelle fila del Ranocchio nei primi anni ’90. Grazie alla sua generosità e operosità però, Giuseppe era diventato presto un membro fondamentale della contrada gialloverde, al punto da entrare a far parte del consiglio ricoprendo la carica di dirigente fino ai primi anni 2000. «Alla fine si è rivelato uno dei più appassionati e dediti allo sviluppo della contrada - lo ricorda il presidente del Ranocchio, Roberto Leonardi - ha lavorato tanto per aiutare i contradaioli ad allestire, ad esempio, la sagra gastronomica che è sempre stata il nostro fiore all’occhiello. Se c’era da dare una mano in qualunque lavoretto, lui era sempre il primo a proporsi». Una generosità d’animo che ben si rifletteva nell’impegno che Giuseppe metteva al servizio anche di tante altre associazioni del territorio versiliese. Era infatti membro nel gruppo "Amici degli Alpini" di Forte dei Marmi, affiancando il fratello Benito (che era stato effettivamente un alpino), prestava servizio nella Protezione civile ed era anche un fervente volontario della Misericordia di Vittoria Apuana dove in molti lo conoscevano come soccorritore sui mezzi di emergenza. Giuseppe Mattei lascia la moglie Vittoria (di 80 anni, anche lei positiva al Covid-19 e ricoverata a Cisanello), la figlia Maria, la nipote Giulia e il genero Davide, oltre alla sorella Maria Rosa. I funerali si svolgeranno questo pomeriggio alle 15 alla chiesa di Sant’Ermete a Forte dei Marmi: fino ad allora la salma rimarrà nella sala del commiato della Croce Verde di Forte. --

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