Per difendersi urlano che il virus non esiste o non escono più di casa

Il problema visto da Lombardi, pediatra e neuropsichiatra infantile «Va detta loro la verità, sono in grado di superare questi momenti» 

l’analisi

Luca Basile


Sono i numeri, nella loro crudezza, a testimoniare quanto l’emergenza Covid si sia insinuata nella psiche e nelle modalità quotidiane di bambini e adolescenti. Nel 2020 – dati certificati dall’ospedale Meyer – a fronte di un calo del 20 per cento, rispetto all’anno precedente, di accessi al Pronto soccorso pediatrico sono aumentate, del 17%, le richieste di aiuto riguardanti i problemi di salute mentali di piccoli e giovanissimi. «È solo la punta dell’iceberg: la situazione, nella sua drammaticità, è diventata nel corso dei mesi sempre più complicata, anche se un percorso condiviso fra genitori, medici e scuola può risultare di grande aiuto, se non decisivo per superare i momenti difficili».

Parole, quelle di Domenico Lombardi, pediatra e neuropsichiatra infantile, che hanno caratterizzato una serata organizzata nei giorni scorsi dal Rotary Club Viareggio-Versilia sul tema “Storie di bambini ed adolescenti di fronte alla pandemia”. Appuntamento, online, molto partecipato, proposto da Alessandra Mazzei e introdotto dal presidente del Rotary Silvano Galli, che ha messo al centro degli interventi di Lombardi i risvolti innescati dal Covid fra le mura domestiche e ancora le conseguenze imposte dal distanziamento. «Solamente nei primi due mesi dell’anno, mi riferisco sempre ai numeri del Meyer, sono stati segnalati 10 casi di tentato suicidio e ancora 21 casi di richieste di intervento per anoressia, depressione e attacchi di panico. In questa direzione – ha spiegato Lombardi – vanno anche i dati esposti dal professor Stefano Vicari, primario della neuropsichiatria infantile del Bambino Gesù di Roma che ha affermato che il 29 per cento di adolescenti e pre-adolescenti presentano problemi psichiatrici. In particolare i tentativi di suicidio risultano aumentati dal 30-50 per cento. Sembra che il Covid abbia avuto, in una fascia di età, l’effetto “detonatore”. Ed è per questo motivo che diventa prioritario arrivare ad una diagnosi precoce».

I “bambini invisibili’ hanno dunque minori conseguenze rilevanti sul piano fisico se infettati: «Il 60 per cento di chi viene colpito dal virus è completamente asintomatico – precisa Lombardi – mentre lo 0,3% presenta problemi più seri. Ad oggi risultano 8 casi letali aggravati da patologie pregresse». Ma i bimbi soffrono con diversa gravità a livello psicologico. «Il Covid ha anche rallentato i controlli periodici medici sui bambini affetti da patologie croniche: su questo fronte spesso si interviene in ritardo e prova ne è il minore numero di visite specialistiche e di accessi in ospedale – ha aggiunto Lombardi – Per altro, sempre come effetto collaterale della pandemia, risultano venute meno tre vaccinazioni obbligatorie su dieci, così che si apre al rischio di ritorno di malattie fino ad oggi scomparse». Bambini che per difendersi dal virus gridano a mamma e babbo che non esiste o che, per reazione opposta dettata dalla paura «non escono più di casa» che «si infliggono ferite sul proprio corpo o che si sfogano nel mangiare: troppo o pochissimo. I bambini sono sintonizzati con lo stato d’animo dei genitori: se sono iperprotettivi il problema si accentua nel piccolo. Non dimentichiamoci – sottolinea Lombardi – che hanno perso la loro quotidianità. Cosa fare? Va detta la verità, non bisogna eludere le domande che fanno ed è importante mantenere, nel rispetto delle misure previste, il rapporto con gli altri bambini. La televisione? Va filtrata, non spenta. I bambini non dimenticano, ma hanno una straordinaria capacità di superare anche i momenti più difficili come quello che stanno vivendo». —

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