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Guarito dal covid Pardini, storico titolare del Gallo della Checca

Viareggio. Il nome di Sauro Pardini è conosciuto a Camaiore e in tutta la Versilia: è lui il fondatore dello storico Gallo della Checca, l’attività sulla Sarzanese. Non solo un bar ma anche un’enoteca e un simbolo per l’intera comunità. Adesso la gestione è passata di mano ma Pardini e il Gallo sono un’unica cosa nell’immaginario della gente.

Non stupisce dunque che Pardini in queste ore stia ricevendo tante telefonate e messaggi di felicitazioni: all’età di 72 anni Sauro ha sconfitto il covid, le sue condizioni non sono mai state gravissime e non è mai dovuto essere assistito in ospedale ma comunque il virus si è fatto sentire violentemente in casa.


«Il primo tampone positivo l’ho avuto il 25 febbraio scorso ma era giorni che non mi sentivo bene – racconta Pardini al Tirreno –: avevo la febbre e tutti gli altri sintomi che di solito sono associati al virus. Come me abbiamo scoperto che altri componenti della mia famiglia erano stati contagiati».

Per lui sono stati 40 giorni duri, soprattutto i primi: i dolori erano forti così come i sintomi e l’ossigenazione bassa.

«In casa eravamo tutti contagiati. Siamo quattro: due nipoti e mia mogli. Non ho mai avuto veramente paura o il timore di non potercela fare ma sicuramente ero impressionato dalla quantità di notizie negative che si sentono in televisione. I primi tre giorni sono stati un vero disastro: avevo la febbre alta, la tosse. Ho contattato la mia dottoressa di famiglia che mi ha fatto fare il tampone e, dopo il risultato positivo, è stata contattala l’unità che si occupa dei malati di covid a casa, l’Usca».

La professionalità del personale sanitario che ha assistito costantemente Pardini in quei momenti di malattia acuta è stato una delle ragioni di forza: «Sono un team magnifico che non finirò mai di ringraziare per il modo in cui si sono presi cura di me e di tutta la famiglia: sono persone eccezionali. Sono venuti una volta ogni due giorni e mi misuravano i parametri dei polmoni e monitoravano la situazione. Quando non venivano, chiamavano anche due volte al giorno per avere aggiornamenti sulla mia condizione: mi chiedevano il livello di ossigenazione e della febbre. Con le loro cure e la loro disponibilità non mi hanno fatto mai sentire solo: mi hanno dato sempre l’impressione di essere seguito e, oltre a questo, i loro modi e la capacità di starmi vicino sono stati essenziali».

Nel corso di quasi quaranta giorni di positività di Pardini, piano piano le condizioni dell’ex imprenditore sono andate migliorando: «Il mio pensiero costante era quello di tornare in forma e di riprendermi completamente dalla malattia - dice - quando mi sono sentito nuovamente in forze ha ricominciato la mia routine quotidiana: ho ricominciato a fare la cyclette. Avevo bisogno di rimettermi in movimento perché la malattia del covid blocca tutto e il malessere che si sente sembra estendersi a tutte le parti del corpo. Nei giorni scorsi mi sono sentito anche meglio e anche oggi (ieri per chi legge, ndr) ho fatto mezz’ora di scale per tenermi attivo».

La malattia di Pardini è ormai alle spalle e domani dovrebbe essere messa la parola fine a questa brutta esperienza: «Dopo un periodo di tempo senza sintomi viene dato il via libera. Domani (oggi per chi legge, ndr) devo fare l’ultimo tampone ma la mi guarigione è già stata decretata», spiega.

Per il sistema sanitario Sauro viene considerato immunizzato per un periodo di circa sei mesi, dopodiché potrà rientrare all’interno della campagna vaccinale: «Quando arriverà il mio momento anche io farò il vaccino - conclude Pardini - credo sia importante che tutti noi facciamo questo atto di responsabilità non solo per noi ma anche per gli altri. I vaccini fanno fatti. Io ci credo: la scienza e la storia ci hanno insegnato che proprio grazie alle campagne vaccinali abbiamo debellato della malattie che prima sembravano incurabili. E la stessa corsa vale anche per questa malattia. Quando sarà il mio turno anche io farò la mia dose di AstraZeneca». —

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