Variante inglese in metà dei casi: sono più giovani e c’è chi è grave

In Terapia intensiva al Versilia anche un paziente di 35 anni. Il primario Melai: aumentata la contagiosità, non la letalità

VIAREGGIO. La variante inglese del Covid è ormai presente in metà dei casi riscontrati in Versilia. La sua contagiosità è elevatissima: quattro volte superiore rispetto alla versione precedente. Dilaga tra i più giovani e qualcuno è grave: c’è un paziente 35enne ricoverato in Terapia intensiva. Ma, almeno per ora, la variante inglese non sembra affatto più letale.

È Ettore Melai, primario di Rianimazione-Terapia intensiva all’ospedale Versilia, a tracciare i punti della mappa di fronte alla nuova tempesta che stiamo affrontando. Con l’obiettivo di uscirne quanto prima, portando in salvo gli occupanti della nave.


Dottor Melai, contagi e ricoveri per coronavirus sono in aumento da giorni: la terza ondata è ormai un dato di fatto.

«Possiamo chiamarla terza ondata o prosecuzione della seconda: di sicuro siamo di nuovo sotto stress. L’ospedale è tornato a riempirsi di pazienti Covid, con una progressione preoccupante (ieri erano 85, ndr)».

Che cosa c’è di diverso rispetto alle altre volte?

«È ormai accertato che sono incrementati i contagi tra i più giovani, intendendo con questa categoria quelli che stanno sotto la fatidica soglia dei 50 anni. Quando è iniziata la pandemia sapevamo che i casi sotto i 50 anni che avevano bisogno del ricovero in ospedale erano pochissimi. Oggi il tasso di ricovero in questa categoria per patologie Covid è raddoppiato. Abbiamo 40enni e persino 35enni: uno di questi si trova in Terapia intensiva. È ovvio che la popolazione anziana resta quella numericamente più numerosa tra i pazienti nei reparti Covid».

Quanto è diffusa la variante inglese e cosa sappiamo?

«La possiamo riscontrare nel 40 per cento, ma direi anche 50 per cento, dei positivi al virus. Sappiamo che è quattro volte più contagiosa rispetto alla versione originale. È per questo che si sviluppa a macchia d’olio là dove ci sono maggiori contatti: i luoghi di lavoro, la scuola, la vita sociale. È evidente che per gli anziani le condizioni sono rimaste le stesse: stanno molto in casa e hanno ridotto, o azzerato, le uscite. Gli altri, bene o male, continuano ad avere qualche forma di scambio sociale. Vanno al lavoro, a scuola o escono e si incontrano di fronte ai locali. Bisogna avere il massimo dell’attenzione, in ogni contesto: mascherina, distanziamento e igiene delle mani».

La variante inglese è più pericolosa?

«No, al momento non ci sono prove di una maggiore letalità».

Questo vale anche per i giovani, nonostante oggi siano i più colpiti?

«Vale anche per i giovani, ma con un’avvertenza: per una questione di proporzioni, se i casi aumentano tra gli under 50 anche le persone che hanno complicazioni serie per il Covid aumentano sotto questa soglia d’età. È la legge dei grandi numeri: capisco che possa suonare male, ma è così. Ed è quello che stiamo riscontrando in ospedale».

Quando vi aspettate il picco?

«Tra il 15 e il 18 marzo. C’è ancora tempo e bisogna intervenire, perché di questo passo l’ospedale rischia di andare seriamente in crisi».

Che cosa si deve fare?

«Noi amplieremo i posti letto, come abbiamo sempre fatto in questo anno di pandemia: indicativamente dalla prossima settimana passeremo a dodici letti nella Terapia intensiva Covid (ieri i ricoverati erano nove, ndr). Come già avvenuto in precedenza, se avremo bisogno di ricoverare ulteriori pazienti in condizioni critiche chiederemo il supporto di altri ospedali».

E fuori dal Versilia?

«Riteniamo non più rinviabile una chiusura totale per tre settimane o un mese. E poi bisogna vaccinare tanto, tantissimo. L’accelerazione su questo binario è fondamentale: una differenza potrebbe farla la produzione di vaccini sul territorio, ma in Italia dovrebbe avvenire solo da ottobre. È troppo in là: oggi serve altro».

Perché la Gran Bretagna, dove si è sviluppata la variante creando molte difficoltà, sta uscendo dall’emergenza e noi ci siamo rientrati?

«Per quello che dicevamo prima: la possibilità di produrre in casa il vaccino. E ci sono stati, senza alcun dubbio, dei ritardi a livello nazionale. Ora le cose sembrano essere cambiate: auguriamoci che sia davvero così». —

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