Variante inglese, casi triplicati tra i bimbi. Appello ai genitori: "Per il tampone chiedete sempre al pediatra"

Castelli, coordinatore dei pediatri versiliesi: «Non ci sono sintomi seri, neppure tra i piccolissimi. Ma la contagiosità sembra elevata»

VIAREGGIO. Il telefono è tornato a squillare all’impazzata negli ambulatori dei pediatri, come nei giorni più difficili della pandemia. «Rispetto a un mese fa – dice Stefano Castelli, studio a Massarosa e coordinatore dei pediatri versiliesi – le chiamate dei genitori sono aumentate tantissimo. Senza pretesa di essere precisi al 100 per cento, stimiamo un incremento di tre volte tanto dei casi di positività al virus tra i bambini».

La colpa, con ogni probabilità, è della cosiddetta variante inglese del Covid.


«Non ci sono ancora ricerche dettagliate al riguardo – dice Castelli – ma la variante inglese è l’indiziata numero uno. Notiamo una contagiosità molto elevata, anche se è difficile capire di quanto. Di sicuro, e ci tengo a ribadirlo per evitare fraintendimenti, non c’è alcuna prova che questa variante sia più dannosa per i bimbi rispetto alla versione precedente del virus. Che già provocava sintomi lievi, per non dire inesistenti. Vale anche per i piccolissimi. Di recente mi sono ritrovato di fronte il caso di un neonato di un mese e mezzo: passata la febbretta, era più in salute di prima». Considerazioni che servono a rassicurare ulteriormente i genitori, facili prede dell’ansia in un momento in cui i contagi tornano a salire.

«Su questo punto – prosegue Castelli – vorrei dire che non dobbiamo fasciarci la testa in maniera eccessiva. Veniamo da un anno di pandemia e sappiamo come funziona: quando si chiude tutto o quasi, il virus fa più fatica a circolare; quando diamo di nuovo un po’ di libertà, i contagi aumentano. Grazie al Natale in lockdown più o meno mascherato abbiamo vissuto un gennaio abbastanza tranquillo; ora siamo di nuovo in ballo. Ripeto: non bisogna sorprendersi, ma fare massima attenzione. Perché la contagiosità alta nei bambini non deve allargarsi troppo ai genitori e soprattutto ai nonni».

L’ansia da genitore, tuttavia, provoca un altro fenomeno che i pediatri intendono stigmatizzare: il “tampone selvaggio”.

«Ricevo segnalazioni da colleghi – spiega Castelli – su famiglie che ricorrono a tamponi di qualsiasi tipo, in qualsiasi luogo possibile. Ma non tutti i tamponi sono uguali. Ci sono tipi di test molto diversi, anche tra gli stessi antigenici (tamponi che cercano la proteina, o antigene, del virus, ndr) e quindi si corre il rischio di avere un falso negativo. Comportandosi, di conseguenza, in maniera sbagliata».

Da qui l’invito alle famiglie «a non gettarsi in questa giungla e a rivolgersi al loro pediatra, che garantisce un tampone sicuro e affidabile. Fidatevi del vostro medico, che può dare delle certezze in un momento in cui non ce ne sono moltissime». —

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