2019: la prima volta di Jacopo Allegrucci fra i carri grandi

L’anno del ritorno alla chiusura di martedì grasso è anche il primo senza Arnaldo Galli e Renato Verlanti

Simone Pierotti

Ricordate la conferenza stampa di Spal-Juventus di due anni fa? Quella in cui l’allora mister bianconero Massimiliano Allegri espose la teoria del “corto muso”? Proprio in quel 2019 la vittoria, la prima in assoluto nell’empireo del Carnevale, di Jacopo Allegrucci fu decisamente di “corto muso”. Anzi, di cortissimo - appena un punto sopra la Frida Kahlo dei Lebigre-Roger. Un arrivo al fotofinish, simile a una corsa di ciclismo che esalta le doti dei velocisti: quell’anno ci sono diversi pretendenti al titolo. E alla fine la spunta “L’ultima Biancaneve”.


È un Carnevale che passa alla storia per due motivi principali. Il primo lo abbiamo già accennato in qualche modo: l’altissima qualità delle costruzioni in gara – del resto siamo a metà strada del bando che si concluderà con promozioni e retrocessioni e il gioco inizia a farsi serio. Il secondo: il (nuovo) record d’incassi che supera ulteriormente quello dell’edizione precedente, sfondando il muro dei tre milioni di euro lordi. Ed è primato pure per la vendita dei cumulativi - i 31.203 tagliandi staccati fruttano 953mila euro– e per l’incasso di una singola sfilata – al quarto corso confluiranno 760mila euro, battendo il precedente record del 2011 di 725mila, seppur con biglietti a prezzi maggiorati rispetto a otto anni prima.

Sarà anche un anno che chiude definitivamente un’epoca: muoiono Renato Verlanti e Arnaldo Galli, gli ultimi esponenti di una straordinaria generazione di carristi. La vera scommessa della Fondazione Carnevale, annunciata con largo anticipo dalla presidente Marialina Marcucci, è la chiusura di martedì grasso. Ci aveva già provato nel 2017, poi l’annullamento del primo corso aveva costretto a organizzare una sfilata supplementare in Quaresima. Stavolta, invece, Marcucci vuole andare fino in fondo. E ci riuscirà, spostando le lancette dell’orologio di Burlamacco indietro di oltre vent’anni, a quel 1994 che fu l’ultimo Carnevale finito di martedì.

Per una volta, è un’estate tranquilla sul fronte dei rapporti fra Fondazione e carristi: dopo anni di mugugni, corse contro il tempo, pugni battuti sul tavolo e ritardi, i costruttori consegnano puntualmente i bozzetti ad agosto. Marcucci, intanto, annuncia una nuova trasferta internazionale per Burlamacco: saltata quella a Riad in Arabia Saudita a primavera, si concretizzerà quella al Carnevale di Ningbo in Cina, oltre al gemellaggio con quello dell’isola di Wight. Dal Cda della Fondazione esce, per motivi di lavoro e personali, Stefano Nari: rimarrà però come collaboratore per la direzione dei corsi mascherati.

Buone notizie per il bilancio: dal Comune arrivano 348mila euro attinti dai proventi della tassa di soggiorno, con un’altra variazione di bilancio la Regione stanzia un contributo straordinario di un milione di euro mentre aumentano i fondi ministeriali (da 51.645 a 92.583 euro).

Per il secondo anno consecutivo il nuovo manifesto viene svelato sotto le logge di piazza Cavour: ritornano Burlamacco e Ondina, in versione pop, nel disegno di Nicoletta Poli. E sarà tensione fra la Fondazione e i Carnevalari, organizzatori del Festival di Burlamacco da cui esce la canzone ufficiale: durante la serata-spettacolo, che si è nel frattempo spostata all’Eden a seguito della chiusura del Politeama e di alcuni intoppi burocratici per il PalaBarsacchi, vengono a più riprese contestate le coreografie dei carri e la stessa Marcucci. La presidente non sembra tuttavia aversene a male, finché – in un’intervista – non dichiara che la canzone vincitrice del Festival non può fregiarsi del titolo di ufficiale. I Carnevalari replicano mostrando il carteggio che attesta l’accordo raggiunto con la Fondazione. In occasione del primo corso, “Un tuffo fra i coriandoli” di Lorenzo Ghiselli, Andrea Giulio Ciaramitaro e Luca Del Carlo viene alla fine presentata come canzone ufficiale. Ma lo strappo, nonostante le iniziali smentite, rimarrà.

Il 2019 è anche l’anno del Carnevale dedicato alle donne e il secondo corso in particolare vede un lancio di coriandoli arancioni – oltre ad altre iniziative fra cui un convegno – per dire no a violenze e femminicidi. Neanche a farlo apposta, il Cgc Viareggio lancia la novità di un torneo per giovani calciatrici a margine di quello storico maschile: del resto, nel 1968 la nazionale femminile aveva giocato la sua prima partita di sempre proprio allo stadio dei Pini. Che da mesi è chiuso per inagibilità, tanto da costringere il sopraccitato torneo a emigrare per tutta la sua durata a La Spezia.

A vincere un Carnevale nel segno del plastic free e dell’accordo commerciale con la Ferrero, presente ai corsi con uno stand di fronte all’hotel Royal, sarà Jacopo Allegrucci, al suo secondo anno fra i carri grandi: curiosamente, arriva a vincere in cinque categorie, dacché nel 2007 trionfò in seconda non con il canonico carro bensì con un complesso mascherato. Nelle ultime cinque edizioni, cinque vincitori con nomi diversi – e diventeranno sei l’anno dopo. Non era mai successo dal dopoguerra a oggi. Evviva la diversità. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA