Prosciugano una carta, ma non c’è colpevole

Assolto il quarantenne finito a processo che aveva ricevuto una ricarica telefonica da 20 euro con i soldi rubati

Viareggio. La nota positiva è che nella carta prepagata c’erano solo 50 euro. Dieci sono finiti a una non identificata azienda svizzera, venti a un’associazione umanitaria (che nulla c’entra con questa storia) e altri venti sono in una ricarica telefonica per un quarantenne rumeno, residente a Viareggio, l’unico a essere finito sotto processo e poi assolto giovedì da tutte le accuse perché «il fatto non sussiste». Tutto è partito da un sms con un link sul quale il destinatario del messaggio, nonché titolare della carta prepagata, era stato invitato a cliccare per verificare i dati del proprio account. Una truffa.

Si chiama phishing ed è un raggiro informatico attraverso il quale vengono mandati sms che imitano, nell’aspetto e nel contenuto, messaggi legittimi di fornitori di servizi, come Poste, Amazon, banche. Questi messaggi chiedono di fornire informazioni riservate come il numero della carta di credito o la password per accedere a un determinato servizio.

In questo caso la vittima, un quarantenne abruzzese, aveva ricevuto, nel 2014, un, ormai molto frequente, finto messaggio di Poste italiane con scritto “verifica la tua identità, altrimenti il tuo account verrà sospeso, distinti saluti Postepay”. All’epoca non era ancora molto diffuso e l’uomo ha seguito tutti i passaggi vedendosi poi prosciugare la carta prepagata. Dentro c’erano solo 50 euro.

Il truffatore però aveva un cuore d’oro o sapeva bene come depistare le indagini. Parte dei soldi sono andati infatti nel conto corrente di un’associazione umanitaria italiana, altri dieci a un’azienda svizzera e infine venti sono stati utilizzati per una ricarica telefonica. A ricostruire i passaggi di denaro è stata la polizia postale dell’Aquila, che ha poi girato il fascicolo alla procura di Lucca, dal momento che l’unico indagato (e unico identificato) era il quarantenne residente a Viareggio. L’uomo, Nicolai Faina, difeso dall’avvocato Pierpaolo Santini, è stato quindi rinviato a giudizio per ricettazione e indebito utilizzo di carta di credito e pagamento, ma è stato assolto.

Il legale ha fatto valere la sua tesi secondo cui, nonostante Faina avesse effettivamente ricevuto una ricarica telefonica, non era stato dimostrato che l’avesse fatta lui e che quindi fosse lui il responsabile della truffa informatica. Truffa che, al momento, rimane senza un colpevole.