Noi, i primi ad essere immuni dal Covid: «È come riassaporare di nuovo la libertà»

Martina, Elisabetta, Alessandro e Davide tra i 17 che hanno ricevuto in ospedale la seconda dose di vaccino: «Pensieri? A chi non c’è più»  

le testimonianze

Martina Giannini è un’infermiera che lavora nel Pronto soccorso del Versilia dal 2014. Quella che si dice “la prima linea”, e non solo in tempi di Covid. Ieri Martina, assieme a diciassette colleghi dell’ospedale, ha ricevuto la seconda dose di vaccino a 21 giorni di distanza dalla prima, come prescrive il protocollo della Pfizer: nel giro di una settimana lei e gli altri saranno immuni dal virus. «La sensazione che provo? Libertà – dice Martina – Credo sia la stessa per tutti».


Dopo il via alle vaccinazioni tra la fine di dicembre e Capodanno, questo è un altro momento storico. In Versilia si comincia ad avere quello scudo protettivo che si aspettava da quando la pandemia è iniziata.

«È incredibile pensare che abbiamo concluso il ciclo vaccinale a meno di un anno di distanza da quando tutto è cominciato – dice Davide Carrara, medico in servizio nella Medicina interna – È un miracolo della scienza, senza dubbio. Però non possiamo ancora dire di esserne fuori. Neppure noi che siamo protetti. Bisogna continuare ad usare la mascherina, a stare a distanza e a tenere le mani sempre pulite e igienizzate. Non si può dire: ok, presto potremo fare pranzi e cene in famiglia senza ritegno. Ci vorrà ancora tempo per tornare alla vita di prima. Ma è chiaro che siamo di fronte a qualcosa di straordinario, unico».

L’emozione, dicono, è tanta. «In questo terribile, straordinario unico momento storico il mondo intero è ad un punto di svolta – dice Martina Giannini – Abbiamo a portata di mano la concreta possibilità di un cambiamento in meglio: il vaccino. Sicuramente chi non ha visto quello che abbiamo visto noi non riesce a capire il perché ci emozioniamo quando riceviamo il vaccino. In questa tragedia, la sensazione più butta è stata sicuramente la percezione di solitudine negli occhi dei pazienti. Siamo stati i loro medici, i loro infermieri ma anche i loro figli e parenti. Certe cose non le dimenticheremo mai, ma questa è sicuramente una grande svolta che ci meritiamo tutti».

Proprio a chi non ce l’ha fatta va il pensiero di Alessandro Torrini, primario di pneumologia. «È inevitabile, ogni ricordo di quanto accaduto è ancora troppo fresco e ancora troppo brutto – dice – Siamo contenti per aver dato il via a questa campagna: adesso è fondamentale che le persone più deboli e a rischio ci seguano presto. Purtroppo non possiamo avere certezze su quanto ci vorrà: dipenderà dai vaccini e dalle scelte che verranno fatte. Così come non possiamo avere garanzie su cosa accadrà a breve. Qui la situazione dei contagi è stabile, al momento, ma attorno a noi non lo sembra. Se arriverà una nuova ondata, sarà fondamentale aver coperto con i vaccini la maggior parte di popolazione». Da parte di tutti, infine, il riconoscimento di essere «dei privilegiati: facciamo presto, per tutti gli altri». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA