VIAREGGIO. I primi rilanciano la protesta con l’hashtag #ioapro, gli altri lo fanno con #iorispetto. Stessa categoria, più o meno stesse rivendicazioni, ma con parole e strumenti diversi. I ristoratori versiliesi si dividono sulla protesta messa in campo ieri sera da una quindicina di ristoranti, che si riconoscono nella neonata associazione Ristoratori Toscana, contro le nuove regole anti-contagio che tengono ancora al palo gli esercizi pubblici.
I ristoranti (che in Toscana potranno rimanere aperti tutti i giorni) continueranno a restare chiusi dopo le 18; per i bar, dopo quell’ora, non sarà più nemmeno consentito l’asporto. Una decisione presa dal governo per contrastare gli assembramenti negli aperitivi take away, ma che secondo i ristoratori «è priva di senso», dice Stefano Vecciani, titolare del Fronte del porto, che ha guidato la protesta in Versilia. «Non cambia nulla dai pranzi alle cene». Stesso concetto espresso da Giovanni Poli, titolare della Cantina da Bruno a Lido. «Io oggi a pranzo (ieri, ndr) ero pieno. Cosa cambia se sono pieno anche la sera?». E così, ieri, quindici ristoratori hanno aperto simbolicamente i loro locali. Le luci sono rimaste accese dopo le 18 al Fronte del porto in Darsena, alla Cantina da Bruno a Lido, da Renzo a Massarosa e in altri. C’è chi ha simulato anche un cena fra dipendenti. «Servono i risarcimenti, perché qui ci sono attività che sono state chiuse per mesi», tuona Veccini.
Eppure, se sui contenuti il consenso è unanime, sul metodo la categoria è divisa. Confesercenti ha pure lanciato un hashtag, #iorispetto, in risposta a #iochiudo. «Non si discute dei problemi e delle criticità che sta vivendo la categoria in questo difficile momento storico – spiega la presidente di Confesercenti Versilia Esmeralda Giampaoli – ma sicuramente gli urlatori che si lanciano in una disobbedienza civile lesiva per la sanità pubblica non possono trovare nel nostro modo di vedere le cose un riferimento sensato. Siamo da sempre al fianco dei ristoratori, dei baristi, ci siamo da anni e non solo adesso in emergenza covid». E aggiunge: «Dobbiamo chiedere a gran voce ristori, rimborsi e un piano di detassazione dei contributi fissi comunali. Riaprire nelle attuali condizioni non è possibile. La rabbia della categoria anche se, come in questo caso espressa in maniera inopportuna, è giustificata». Contesta la protesta anche Confcommercio: «Comprendiamo che queste azioni possono essere il segnale di disagio e di sconforto che prova la categoria dei ristoratori e non solo – commenta il presidente Piero Bertolani –. Abbiamo detto infinite volte che i pubblici esercizi sono in estrema difficoltà e lo ripetiamo adesso, soprattutto alla vigilia di nuove possibili restrizioni per una categoria mortificata e massacrata, senza oggettive motivazioni di prevenzione sanitaria. C’è bisogno di lavorare, ma non è questo il modo. Per Confcommercio la legalità resta un prerequisito da non mettere mai in discussione. Non è solo questione di temere sanzioni». —
