Il magnate russo malato di leucemia rompe il silenzio: «Io miliardario, ma ne è valsa la pena?»

Oleg Tinkov pubblica un post dove ripercorre la sua vita da quando lavorava in miniera a quando è diventato ricco

FORTE DEI MARMI.  Ne è valsa la pena? Chiede e si chiede Oleg Tinkov, il magnate russo nato dal nulla, che solo a Forte dei Marmi ha un bagno, un luxury hotel e altri affari in corso che probabilmente sarebbero già conclusi se la leucemia non fosse piombata nella sua vita lo scorso anno. Dopo cinque mesi di silenzio dall’annuncio pubblico della sua malattia, l’imprenditore è tornato a spolverare i suoi social con un lungo post sul profilo Facebook in cui ripercorre tutta la sua vita professionale e si chiede proprio questo: «Ne è valsa la pena?». Nella foto sorride, ma appare dimagrito, senza quella chioma folta che nel 2015 si tinse di rosa in occasione della vittoria di Alberto Contador al giro d’Italia. A chi si rivolge? E perché proprio ora pubblica questa riflessione? Sono domande senza risposta.

Ex proprietario di uno dei team ciclistici più noti (il Team Tinkoff), Tinkov è oggi secondo Forbes tra gli uomini più ricchi del pianeta. Dopo aver creato e venduto una serie di attività nei settori elettronico, pasta e birra, si è buttato in quello bancario. Nel 2006 ha fondato la Tinkoff Bank che è ora una delle principali banche online con circa otto milioni di clienti in Russia. Ha anche lanciato una catena di hotel di lusso con il marchio Datcha in Francia e in Russia, oltreché in Italia, a Forte dei Marmi. Sempre con il brand Datcha, la scorsa estate, è stato messo in acqua nella città portuale di Vlissingen, nei Paesi Bassi, uno yacht di classe SeaExplorer lungo 77 metri, il primo yacht rompighiaccio privato. Il magnate prevede di utilizzarlo 20 giorni all’anno e di noleggiarlo per il resto del tempo, al costo di 740mila euro a settimana, oltre a un deposito del 30 per cento per spese aggiuntive. Oggi è miliardario, sì, ma è nato senza un rublo. A 15 lavorava in miniera con il padre e poi passo passo («mentre gli altri stavano sul divano a guardare il programma preferito», racconta) lui si è costruito. E così è nato l’impero.

Nel post pubblicato ripercorre proprio la sua vita di lavoratore. «La prima metà della tua vita cerchi di uscire dalla povertà, non dormire, non stare sul divano, lavorare 16 ore, volare due volte alla settimana per Singapore da San Pietroburgo per portare più carichi aerei personali– scrive – sfidi, rischi la libertà e la vita, cerchi di provvedere alla tua giovane famiglia e dimostri a tutti e a te stesso che non sei una creatura tremante, che hai diritti. Ma nessuno è interessato a te. Un lavoro duro, doloroso, intenso».

Parla dei parenti che «non ti capiscono», dei compagni di classe e degli amici d’infanzia che «criticano, che ti vedono uno strano, uno speculatore». Racconta che «sono stati 20 anni di continuo e duro lavoro di cervello e corpo. E stai ottenendo il tuo primo successo, quando improvvisamente numerosi amici d’infanzia e parenti iniziano a notarti». E poi «nasce la mitica e incantata parola per il convertitore: sei un miliardario. Ora tutti sono interessati a te, per una consuetudine: sei un ladro e un truffatore accidentalmente fortunato, e come altro puoi giustificare la tua stessa pigrizia?».

Lui correva, mentre gli altri rimanevano fermi. E ce l’ha fatta. «Ecco una parabola – scrive – su un pescatore che si è arricchito di pesca, è diventato il più grande commerciante di pesca del mondo e ha finalmente scoperto il tempo di andare a pesca». Eppure, due eventi, in questo ultimo anno, hanno sconvolto la sua vita: prima un’accusa di frode fiscale negli Stati Uniti (secondo l’Internal revenue service ha presentato una dichiarazione dei redditi falsa nel 2013, anno in cui Tinkov ha rinunciato alla cittadinanza americana e venduto gran parte delle azioni della sua società, la Tcs Group Holding, nella Borsa di Londra), poi, la più brutta, la scoperta della malattia.

Il post si chiude proprio con quella domanda «Ne è valsa la pena?». Una settimana fa, dopo quel messaggio su Facebook, Oleg Tinkov ha cessato di essere l’azionista di controllo del gruppo Tcs, società madre della Tinkoff Bank. La famiglia ha convertito tutte le sue azioni dalla classe B (dieci voti per azione) alla classe A (un voto). Di conseguenza, la quota di voto di Tinkov e delle sue organizzazioni è scesa dall’84 al 35 per cento.