Tommaso Paradiso “benedice” l’ultimo brano di Daniele Barsanti

Gabriele Noli

Viareggio. La copertina del 2020 di Daniele Barsanti è una storia di Instagram pubblicata da Tommaso Paradiso, l’ex frontman dei Thegiornalisti. Che condivide Le commesse - brano apripista del nuovo album del 30enne cantautore di Lido di Camaiore scoperto da Saturnino Celani (il bassista di Jovanotti) e lanciato da Francesco Gabbani, di cui ha aperto una serie di concerti nel 2018 - con tanto di menzione e accanto una parola: “Pezzone”. Con una simile, non ne servono altre. Appena sotto, c’è un cuore. Quello di Barsanti, ricevuta la notifica, comincia a battere fortissimo. «Da lì ci siamo scambiati qualche messaggio: mi ha scritto che la canzone gli piaceva e che l’avrebbe fatta sentire a chi era con lui negli studi di una radio. Faticavo a realizzare che fosse vero».


Dopo Le commesse, a ridosso di Natale, è uscito il nuovo singolo, Fuori dai locali: un inno al desiderio di vita piena? «Il collegamento risiede nel subconscio, stimolato dalla necessità di ritrovare il divertimento nelle sue molte forme». Il brano, però, racconta tutt’altra storia. «Quella di un ragazzo e una ragazza, che condividono la stessa pena (d’amore) da espiare in una notte insonne. Lui alla guida di un’auto su un viale buio, lei “nel mar Rosso della sua stanza” illuminata». Pezzo di vita vissuta o solo pensata? «Sono io il lui, quello che ha visto la luce accesa attraverso la finestra, alle 3 di una notte d’estate, l’ultima. Alle 3,30, rientrato a casa, ho acceso la chitarra elettrica e registrato una nota vocale. L’indomani la canzone era già pronta. Mi succede spesso ormai che le canzoni nascano così, di impeto, ad orari improbabili».

Il video, non a caso, è stato girato in Versilia. «Le scene esterne al pontile del Tonfano, quelle interne all’hotel Coluccini, lì vicino». La storia si sposta “fuori dai locali”. «Fuori dai locali accadono più cose che dentro. È lì che si riaccende la fiamma, quando la credi ormai spenta. È il controgioco del cuore». Barsanti ha poi una formula per capire se una canzone funzionerà. «Se riesco a sentirla mia, significa che dentro c’è qualcosa di intenso, di profondo. In questo caso, un pezzo di vita. Io scrivo anzitutto per me stesso, è il mio modo di esprimere ciò che provo e che sono. Adeguarsi alla melodia, agli strumenti e a tutto il resto senza trasmettere emozioni, è soltanto onanismo musicale».

Fuori dai locali però sta piacendo al suo pubblico. «Il coinvolgimento c’è e sta crescendo. Chi ascolta questo brano, se ne sente protagonista: nel gesto di alzare il volume al massimo c’è il desiderio di tornare a godersi momenti spensierati». Come i concerti. «Cosa mi suscita l’impossibilità di suonare dal vivo? Girano le scatole. E parecchio anche». E ora il 2021. «Vorrei farmi conoscere ancora di più, accrescere la mia visibilità. Sarà l’anno di uscita del nuovo album (il produttore è Diego Calvetti, l’etichetta la Apollo Records) nel quale confido molto. Stiamo lavorando bene».

“Fuori dai locali”: sì, ma quali? «Quelli della Darsena. Artisticamente sono nato lì. La prima volta ho suonato al Macondo: a 17-18 anni, subito proiettato nel mondo dei grandi. È stata una scuola enorme per me. Il vialone, coi suoi locali in sequenza, restituisce l’idea del momento in cui qualcosa sta per cominciare: l’attimo appena prima». —

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