La rivolta di quindici ristoratori esasperati: «I nostri locali sicuri, noi apriamo»

Il 15 gennaio loro terranno aperte le attività, dalle 20 alle 22, in una forma che cerca un compromesso tra la protesta e la violazione delle regole

VIAREGGIO. Vogliono stare aperti. Vogliono lavorare, assieme ai loro dipendenti. E vogliono avere i risarcimenti. «Basta parlare di ristori, che finora hanno coperto il tre per cento del fatturato. Non vogliamo più sentire questa parola. Servono i risarcimenti, perché qui ci sono attività che sono state chiuse per mesi».

È Stefano Vecciani, figlio del mitico “Dede” che a Viareggio è ancora indimenticato, a guidare la rivolta di quindici ristoratori viareggini e versiliesi contro le regole anti-Covid che tengono al palo i locali. Il 15 gennaio loro terranno aperte le attività, dalle 20 alle 22, in una forma che cerca un compromesso tra la protesta e la violazione delle regole. Perché l’apertura serale al pubblico, come sappiamo, è vietata. Si parla di flash-mob, termine di moda e un po’ fumoso: la sostanza è che si cercherà di manifestare la propria contrarietà a quello che sembra ormai «un accanimento contro la nostra categoria», dice Vecciani.


Titolare del “Fronte del porto” in Darsena e del “Fiaschetto” alla Bufalina, Vecciani è uno che ha la lotta nel Dna. Nel mezzo della pandemia, quando i ristoranti avevano ricominciato a lavorare con la bella stagione – lui aveva persino ospitato il leader della Lega Matteo Salvini – la sua trattoria “Fiaschetto” è stata devastata da un incendio. «Ma io non ci penso neanche ad arrendermi», aveva detto poco dopo.

Lo spirito è ancora quello. «La stagione estiva siamo riusciti a farla – dice Vecciani – In Versilia siamo stati anche fortunati, rispetto ai centri storici. Ma abbiamo avuto sei mesi di chiusura nell’ultimo anno: impensabile che l’estate possa compensare quello che abbiamo subito. Io ho pagato 20.000 euro di Irpef, verso 4.000 euro al mese di affitto del fondo, una bolletta di 800 euro di energia elettrica a locale chiuso. La spazzatura a Viareggio è a tariffe massime: ci è stato fatto uno sconto di 200 euro su migliaia che ne paghiamo. Ma dove vogliamo andare?».



I ristoratori, che si sono mobilitati con l’associazione Ristoratori Toscana di cui Vecciani è coordinatore locale, si dicono esasperati. «Tutta questa situazione – dice Stefano – ci sembra un accanimento nei confronti della nostra categoria. Abbiamo fatto investimenti sulla sicurezza, comprato il plexiglass e poi dicono che dobbiamo stare chiusi. Ma noi non siamo pericolosi: non è scientificamente provato che i ristoranti sono ad alto rischio di contagio. I nostri locali sono operativi a pranzo con tutte le garanzie, non si capisce perché non possano esserlo anche a cena. Il fatto è che ci chiudono in via preventiva perché non riescono a fare i controlli». Domani sera la sfida a regole che ormai non vengono più sopportate. «Ne va del nostro futuro e di quello dei nostri dipendenti: se qualcuno non se n’è accorto, la Versilia vive di turismo».