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Crisi Perini, il giudice non concede proroghe: corsa contro il tempo

Il cantiere Perini Navi in una immagine di archivio

Sta per scadere il termine per presentare al tribunale il piano di ristrutturazione. L’allarme della Cna per l’indotto

Viareggio. Niente proroga nella vicenda della crisi Perini Navi, azienda prestigiosa della nautica che nel maggio 2020 ha presentato domanda di concordato in bianco al Tribunale di Lucca. Rimane, dunque, la scadenza di venerdì (già frutto di una proroga) come data ultima per la presentazione del Piano di ristrutturazione del debito. Che prevede lo stop alla produzione delle imbarcazioni a motore a marchio Perini, la vendita all’asta del cantiere in Turchia, una diversa ristrutturazione della attività del refitting tra i cantieri di Viareggio e La Spezia ed un numero di esuberi contestati duramente dalla Fiom-Cgil.

La soluzione della crisi Perini sta tutta nella operazione finanziaria che vede la scelta della famiglia Tabacchi, proprietaria con la “Fenix Srl” di Perini Navi, pronta a ripartire con l’ingresso del Fondo londinese “Blue Skye” fresco di intesa con “Arena Investors” per una serie di operazioni su imprese italiane in crisi, prima fra tutti – appunto – Perini Navi. Ingresso di capitale per 26 milioni, da restituire con un tasso di interesse del dieci per cento a partire dal quarto anno successivo all’operazione. Adesso l’ipotesi di fallimento si fa più concreta, pur non essendo la sola possibile, e sullo scenario sono sempre pronti i due colossi della nautica Sanlorenzo e Ferretti, pronti ad una soluzione industriale attraverso l’acquisto della azienda all’asta.


«A seguito delle numerose segnalazioni e manifestazioni di forte preoccupazione per la vicenda della Perini Navi, la Cna ha incontrato le imprese artigiane dell’indotto che da anni lavorano per il cantiere spesso in modo quasi esclusivo», rende noto il presidente provinciale, Andrea Giannecchini. Che racconta: «Abbiamo incontrato diverse imprese, che contano insieme decine di dipendenti ed una esposizione complessiva con il cantiere per centinaia di migliaia di euro. Le testimonianze ascoltate ci hanno molto preoccupato perché hanno evidenziato che, a seconda degli esiti della crisi, sussiste un reale rischio per molte di queste imprese di dover ridimensionare la propria posizione sia in termini economici sia di personale dipendente e, in alcuni casi specifici, si parla addirittura di cessazione della attività».

L’ipotesi al vaglio del giudice fallimentare, ricorda Giannecchini, «riconosce alle imprese dell’indotto solo il 50 per cento del credito. Mentre altre ipotesi, tra le quali il fallimento, porterebbe le imprese a ottenere una percentuale molto più bassa e in tempi incerti». Cna, conclude il presidente provinciale, ha informato anche la Regione (che ha messo al lavoro su Perini Navi la propria Unità di crisi): «Abbiamo chiesto a Regione e giudice incaricato dal Tribunale di Lucca che segue la vicenda di essere convocati per meglio affrontare la situazione, oltre che per essere informati sulle scelte che saranno prese, in considerazione dell’importanza che la vicenda ha sul tessuto economico di Viareggio».