«Via dai tribunali la scritta la legge è uguale per tutti»

La proposta-provocazione lanciata dall’ex assessore comunale Gloria Puccetti Il figlio Matteo Valenti nel 2004 è morto ustionato in un incidente sul lavoro

Roy Lepore

viareggio. Più che una vera e propria proposta, si tratta di una provocazione. Ovviamente legata alla sentenza-scandalo della Corte di Cassazione sul processo sulla strage di Viareggio. Ma, dopo il verdetto dell’8 gennaio scorso che ha permesso alla gran parte degli imputati di poter attingere alla prescrizione per alcuni dei reati a cui erano stati condannati nei precedenti due gradi di giudizio, per Gloria Puccetti andrebbe tolta dalle aule dei Tribunali la frase-simbolo: «La legge è uguale per tutti».


Gloria Puccetti, madre di Matteo Valenti, il giovane operaio viareggino che a 23 anni, nel novembre 2004, è morto in seguito a gravissime ustioni riportate in un incidente sul lavoro in una fabbrica, da sempre si è stretta assieme al marito Lirio Valenti, ex giocatore del Cgc Viareggio e nazionale azzurro di hockey su pista, vicino ai familiari delle 32 vittime della strage di Viareggio del 29 giugno 2009, battendosi per la sicurezza sui posti da lavoro andando anche nelle scuole a sensibilizzare i giovani studenti su questa tematica.

Gloria Puccetti, che è stata anche assessore al Comune di Viareggio e consigliere provinciale a Palazzo Ducale, fa parte anche del Comitato dei Comitati, che unisce tutti i parenti delle vittime di stragi a livello nazionale.

Appreso l’esito della sentenza della Cassazione ha scritto. «Ecco la giustizia italiana, Moretti e company avranno un nuovo processo e chissà, forse un ritocchino alle pene, ovvero il manuale del perfetto impunito».

Poi aggiunge: «Chissà perché, ma questa volta credevo che sarebbe andata diversamente, dopo anni di sentenze ingiuste, che ci hanno fatto urlare dal dispiacere. Sono una sciocca: gli intoccabili non si toccano e i famigliari delle vittime sono già morti dal dolore e possono sopportare ogni sopruso. Ma attenzione c’è un limite a tutto.

Poi la proposta-provocazione: «Propongo di far rimuovere da ogni aula di tribunale il cartello “La legge è uguale per tutti”. In nome della politica, del sistema corrotto e dei suoi protetti, veniamo a leggere la sentenza ma prima vi ricordiamo che: la legge non è uguale per tutti, per alcuni è uguale, per altri meno,per i famigliari delle vittime non c’è, mai». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA