Per i suoi cent’anni nonna Ilia si regala la vittoria sul virus

Era risultata positiva a inizio dicembre ed è guarita in tempo per il compleanno. Ospite in una Rsa, ha ricevuto la visita del figlio e dei nipoti arrivati con la torta 

Camaiore. Forse il segreto della sua longevità è quel kimono che il marito le aveva portato dopo un viaggio in Giappone negli anni ottanta, l’unico che lui ha fatto fuori dall’Italia in tutta la sua vita. Nonna Livia conserva ancora quel vestito con grande cura, come si fa per le cose sacre. Quello non è solo uno dei doni del suo grande amore ma, secondo il negoziante di Tokyo, doveva essere un portafortuna di lunga vita. E non si può certo dire che non abbia funzionato. Proprio ieri infatti Livia Pardini, classe 1921, ha compiuto i primi cento anni di vita. Pur essendo ospite in una Rsa è riuscita a festeggiare insieme a uno dei figli e due nipoti. Per lei c’era la torta preferita, la millefoglie, con su scritto la cifra tonda “100”. Una piccola festicciola in poche persone, fatta con mascherine e distanziamento, certo, ma che le ha scaldato il cuore dopo mesi di videochiamate.

Per tutti i familiari lei è nonna Ilia, ultima di sette fratelli, e quella storpiatura del nome non le ha dato mai fastidio. Per il suo compleanno lei stessa si è fatta il più bello dei regali: quello di riuscire a vincere il nemico del momento, il coronavirus.


Ilia è una donna forte e tenace, temprata da anni di lavoro nei campi e tra gli animali. Quando è nata, l’epidemia della Spagnola era ormai alle spalle ma l’eco di quei giorni era nella memoria di tutti. Adesso la mente le fa un po’ cilecca e neanche lei ricorda la data del suo matrimonio: ma da quella unione con Mario Chicchi sono nati quattro figli, nipoti, e tre bellissimi pronipoti.

Curiosa e tenace, Ilia è una donna che ha amato molto la sua terra e difficilmente ha trovato il tempo per viaggiare: ma si ricorderà per sempre le luci sfavillanti che l’hanno incantata. Quelle di Las Vegas degli sfolgoranti anni novanta: dalle riproduzioni a grandezza naturale di Venezia alle fontane del Caesar Palace. Questa sua indole alla gioia e al sorriso l’ha sempre dimostrata anche con un’altra sua grande passione: il Carnevale. Non ha mai mancato un appuntamento con un corso mascherato, per quanto la sua memoria riesca a tornare indietro nelle decadi. Fin da quando era piccola ha sempre visto le sfilate e, a buon titolo, può essere definita la decana dei corsi mascherati. Dal 1940 al ’45 il Carnevale però si interrompe, la guerra incombeva dietro alle nostre porte e la Versilia conosce bene l’orrore di quei tempi bui fatti di nemici e agguati, di strade che portano alla morte e vie che conducono alla sopravvivenza. Tutte cose che Ilia ha vissuto sulla sua pelle e più volte ha citato nei suoi racconti ai figli e ai nipoti. E che hanno segnato per sempre la sua vita.

«Nonna ci ha raccontato di quando si rifugiava nelle colline sopra alla Pieve di Camaiore per sfuggire al nemico nazifascista, a Buchignano. Bastava una soffiata, la notizia che il nemico era vicino e lasciavano tutto per nascondersi- ricorda uno dei nipoti Alessio Chicchi - Quando avvistavano le truppe tutta la famiglia si rifugiava là per non farsi prendere. Fu molto dura per loro riprendersi dalla crisi: dopo la guerra il padre le regalò il suo primo paio di scarpe nuove barattandole con una pecora. I miei nonni hanno vissuto momenti difficili: lui raccoglieva l’olio esausto dalle attività di Camaiore e lei lavorava nei campi e allevava le bestie. Lei stessa quando era giovane andava a Viareggio o a Lido di Camaiore per barattare il suo olio con qualche vestito per i suoi figli».

Ilia purtroppo l’estate scorsa ha avuto una brutta caduta e si è rotta un femore, da quel momento la sua indipendenza, coltivata e sostenuta fino alla soglia del secolo, si è dovuta arrendere e, dopo l’operazione, è dovuta andare in una casa di riposto per essere assistita.

È risultata positiva i primi di dicembre, come è successo per molti ospiti della casa di riposo religiosa Santa Caterina alla Pieve di Camaiore. La tempra di Ilia però si è subito fatta sentire e, a parte qualche linea di febbre, le sue condizioni sono rimaste sempre buone. La famiglia certamente era in apprensione, ma lei ha rassicurato sempre tutti dicendo semplicemente di «non sentirsi tanto bene». È stato solo qualche giorno fa, poco prima della Befana che Ilia ha completamente negativizzato il virus. Giusto in tempo per il suo compleanno. L’unico rammarico è che nella giornata di ieri soltanto tre persone sono potute andare a trovarla, la festa c’è stata ma per poco. «Grazie», ha detto commossa.