Torna la zona gialla con il timore movida. I locali: «Lavorare? Ormai è un incubo»

Viareggio: imprenditori costretti a far rispettare le regole ai clienti e qualcuno ha deciso di non riaprire la propria attività

VIAREGGIO. Quello che ci si prospetta da oggi fino a venerdì è un lungo periodo di zona gialla. Da tempo non era concesso di spostarci in maniera continuativa tra comuni, uscire di casa o prendere un caffè al bar in tranquillità. A dicembre Toscana è infatti passata in pochi giorni tra i colori delle restrizioni per poi rientrare in zona rossa per il periodo delle feste. E sebbene la settimana scorsa ci sia stato un assaggio di questa ritrovata libertà di spostamenti per appena un paio di giorni, giovedì e venerdì, è da oggi che partirà il vero banco di prova, soprattutto per le tante attività che possono riprendere a lavorare.

In prima linea bar e ristoranti. Ma non è tutto oro quello che luccica: per molti imprenditori infatti non è facile tornare a questa monca normalità, soprattutto perché lo spettro delle multe e degli assembramenti è dietro l’angolo. E in molti, anche in Versilia soffrono di questa condizioni. Alcuni hanno addirittura deciso di non riaprire per non incorrere in problemi.


«Tutti abbiamo voglia di uscire, soprattutto i ragazzi – spiega il titolare del del bar Shelley di Viareggio, Fausto Pezzini – per noi imprenditori è difficile farli stare educatamente farli restare al proprio posto e seguire le regole. Dobbiamo fare quotidianamente delle prediche. È proprio uno stress lavorare così. A questo si aggiunge la difficoltà di avere sempre in giro le forze dell’ordine che vengono chiamate da tanti “sceriffi di quartiere”. Non appena vedono tre persone insieme subito si allarmano. Spesso alcuni avventori sono senza mascherina ma semplicemente perché stanno bevendo o fumando. Siamo nella situazione antipatica di essere i guardiani delle regole e dobbiamo ricordare a tutti di non alzarsi dal posto per andare a salutare l’amico incontrato per caso all’altro tavolo. Da me sono sempre venute le forze dell’ordine, Municipale o carabinieri, e ultimamente sono stati loro a far disperdere le persone. Noi chiudiamo alle 18, come previsto, e manteniamo l’asporto per un’oretta. La scelta di rimanere aperti è obbligata: sia per ragioni di sopravvivenza che di deterioramente dell’attrezzatura in caso le macchine si debbano fermare. Certo è che a farne i danni peggiori sono i dipendenti che sono in cassa integrazione».

La situazione non cambia molto andando verso nord. Anche a Lido di Camaiore, all’Amadeus, lavorare è difficile: «Sono stati due giorni disastrosi perché non ci sono avventori, un numero sicuramente inferiore alle aspettative – ammette il titolare, Roberto Rosati – La cosa più insopportabile per me che faccio questo lavoro da una vita è far alzare i clienti alle 18. Per fortuna ci sono tanti clienti abituali, persone adulti, e molti capiscono il motivo. Rimane che sia sgradevole. E l’andazzo sarà così per tutto il 2021: continueremo con mascherine e distanziamenti. Non possiamo permetterci il casino che è successo l’estate scorsa. È necessario che vengano fatti più controlli».

C’è invece chi ha deciso di rimanere chiuso come il titolare del Bart a Pietrasanta, Simone Andreano: «Avevo un cocktail bar che apriva dalle 18 e abbiamo deciso di non riaprire anche perché sarebbe stata un’occasione di assembramento. Per aprire bisognava attrezzarsi. I ragazzi assunti sono tutti in cassa integrazione. Mentre per il ristorante siamo aperti. I dati sono quelli di un ritorno alla normalità. In tutti i casi abbiamo sempre lavorato al massimo delle nostre possibilità. C’è voglia di uscire, questo sì. Ma quello che facciamo serve solo a salvare il lavoro: dobbiamo stare attenti». –

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