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Rimangono senza lavoro 22 operatori delle mense

I sindacati dopo l’incontro accusano l’amministrazione: «Un risultato disastroso» Il sindaco Coluccini è soddisfatto: è già un miracolo la riassunzione di alcuni

MASSAROSA. Sulla questione delle mense di Massarosa c’è chi vede il bicchiere mezzo e pieno e chi mezzo vuoto. I fatti sono incontrovertibili: con il nuovo servizio che dovrà partire il prossimo 25 gennaio a pagarne il costo maggiore lo pagheranno coloro che fino a marzo scorso lavoravano nella filiera della refezione scolastica. I numeri dicono che esattamente ventidue persone che si occupavano della creazione dei pasti per la scuola dovranno forzatamente rimanere a casa.

Non va troppo meglio a coloro che invece sono stati assunti dall’azienda lucchese che ha preso in convenzione il servizio: i lavoratori che verranno assorbiti sono, a onor del vero, più di quelli rimasti senza lavoro. Tuttavia i ventisei operai che lavoreranno nello sporzionamento avranno un contratto per solamente poco più di sette ore a settimana: il che significa che lavoreranno da contratto un’ora e mezzo al giorno. Il problema è stato posto dai sindacati in un incontro ma dalla controparte la posizione è stata irremovibile.


«Non c’è stato, come speravamo, il reintegro di tutti i lavoratori delle mense – spiega Sonia Campeol della Filcams – e non possiamo certo definirci soddisfatti del risultato per coloro che al momento potranno rientrare a lavorare. Le ore sono poche e oltretutto la loro posizione è precaria perché a Massarosa il servizio entrerà in funzione a fine mese ma terminerà, da convenzione, a fine giugno. Questo significa che si dovrà ricominciare tutto da capo. Del resto comprendiamo che i numeri esigui di iscrizione giustificano certe scelte. Ma c’è da considerare che il costo del servizio a pasto è notevolmente lievitato per le famiglie e questo significa che è una spesa molto più onerosa per le famiglie. L’ultimo tema da affrontare è quello della commistione al momento del pasto: ci saranno degli alunni con il panino da casa e alcuni che avranno il menù completo e questo pone criticità sia dal punto di vista sanitario che su quello della disparità di trattamento».

Il sindaco di Massarosa Alberto Coluccini risponde critico alle accuse dei sindacati: «Se hanno una soluzione migliore la propongano ma si studino bene le cose – commenta Coluccini – il 50% di personale ad oggi confermato: è un successo che rivendico perché a causa del dissesto che abbiamo trovato il servizio non c’era più. Quindi l’unica alternativa a quello che siamo riusciti a fare era zero posti di lavoro, tutti a casa. Ed invece, grazie al nostro impegno e alla disponibilità dell’azienda Del Monte che ringrazio ancora una volta, il servizio parte anche con adesioni basse e così 26 posti di lavoro ci sono. Da zero a 26 non è un successo. I posti di lavoro aumenteranno all’aumentare delle adesioni fino al 100% di riassunzioni al raggiungimento degli 800 – 1000 pasti come da accordi.

Il Comune sia con l’appalto che con la concessione è garante e controllore per cui gli standard di qualità sono assolutamente garantiti, così come la copertura delle famiglie in difficoltà, considerando che le esenzioni totali saranno maggiori rispetto allo scorso anno, dove comunque 1500 su 1800 pasti erano già pagati a prezzo pieno. A cambiare è invece il fatto che ogni anno la mensa gravava per oltre 700 euro sui bilanci, costi che hanno contribuito al dissesto, motivo per cui si erano persi tutti i posti di lavoro che adesso faticosamente si vanno a recuperare. –

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