Il sindaco di Viareggio sulla sentenza della strage: «Fa pensare che non tutti siano uguali davanti alla legge»

Del Ghingaro contesta la decisione della Cassazione: «Si ricomincia da capo  con in più la certezza che molte pene saranno ridotte, alcune annullate»

Viareggio. Le sue parole arrivano alle sette in punto di sera, dopo le chiamate, le dirette dei familiari, i silenzi di stupore, nel tempo di una riflessione intima e privata. Questa sentenza, dice il sindaco di Viareggio, Giorgio Del Ghingaro, fa pensare «che alcuni riescano, a non essere uguali agli altri davanti alla legge degli uomini». Che la giustizia c’è, ma non sempre. Non per tutti.

Lui è diventato sindaco nel 2015. Il processo di primo grado era appena entrato nel vivo. Il Comune era parte civile e lo è rimasto in tutti gli altri gradi. E lo sarà anche nel processo bis, annuncia Del Ghingaro.



«Con doloroso stupore Viareggio ho appreso che la Cassazione ha escluso che la tragedia del 29 giugno 2009 sia avvenuta per violazione delle norme dettate a prevenire gli incidenti sul lavoro, smentendo di fatto il tribunale e la corte d’appello – scrive il sindaco sul suo profilo Facebook –. La speciale circostanza aggravante, rispecchiando la realtà dei fatti, metteva i 32 reati di omicidio colposo al riparo dalla prescrizione che invece, in questo modo, la corte suprema ha potuto dichiarare». Una sentenza «amara», dice, «fra reati prescritti, pene ridotte e rinvii alla corte di appello che rimandano a nuove attese e rinnovati dolori». Da quel 29 giugno, ricorda Del Ghingaro, sono passati undici anni e tre gradi di giudizio «e tutto sembra ricominciare da capo con in più la certezza che molte pene saranno ridotte, alcune semplicemente annullate».

Per analizzare le motivazioni «ci sarà tempo», come ci sarà tempo per «riavvolgere il filo che ha portato giorno dopo giorno fino ad oggi». All’inizio l’incidente probatorio, ricorda «era sembrata una conquista: poi il primo grado, nell’aula bianca di Lucca e poi il secondo grado, a Firenze, che a tutti era sembrata una conferma. Non ci fu allegria alla lettura di quelli che erano considerati colpevoli. Ci fu grande dignità e una giustizia che, dopo le innumerevoli stragi irrisolte, indicava precise responsabilità. E fu un gran lavoro del pm, dei giudici, degli avvocati: ma fu soprattutto la voce ferma dei familiari delle vittime che mai una volta, nel corso degli anni, aveva ceduto. E per questo a nome di tutta la città, nuovamente, li ringrazio».



La sentenza di ieri è come un passo indietro, un ricominciare daccapo. «La città di Viareggio e il suo sindaco, costituiti Parte Civile nel processo, vogliono esprimere in questo giorno buio ogni solidarietà a quanti furono colpiti da tanta sventura, nella convinzione comunque che la via della giustizia non termini qui, con una decisione che sembra negare verità accertate da anni di indagini. Oggi poche sembrano le certezze ma resta un fatto: quella notte a Viareggio si è scatenato l’inferno e per quell’inferno sono morte 32 persone. Per taluni aspetti, il processo verrà restituito alla corte d’appello. E noi ci saremo, con le altre parti lese e con quanti riescono ancora, nonostante tutto, a credere in certi valori. Le sentenze si rispettano ma i fatti sono ostinati. Lo è anche Viareggio, lo siamo anche noi».