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Strage di Viareggio: undici anni di lutto e rabbia alla disperata ricerca della verità e della giustizia

Dal fuoco della notte maledetta alle lacrime nelle aule dei tribunali dove i familiari delle vittime e tutta la città hanno atteso che venissero riconosciute le colpe dei responsabili

LA STORIA

Giugno 2009, un’estate che sembrava non voler sbocciare. Fino ad esplodere, la notte del 29, l’orologio che si ferma per sempre alle 23,58, insieme al treno che deraglia, carico di Gpl. Una delle 14 cisterne impatta con l’infrastruttura, uno degli elementi della stessa la squarcia, il gas esce. Una nuvola azzurrognola che salta la fragile e inutile barriera che divide i binari dalle case di via Ponchielli e via Porta Pietrasanta. Basta un attimo. La nuvola di gas si trasforma in fuoco, fiamme, fumo, macerie. Saranno 32 i morti ed oltre 100 i feriti anche gravissimi. Non tutte le vittime se ne andranno subito. Per molte di loro si susseguiranno giorni e mesi nei reparti grandi ustionati di più ospedali d’Italia. Il 30 giugno mattina, di fronte a una città straziata dalla tragedia compare - nella sala di rappresentanza del Municipio di Viareggio l’allora amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti. Pochi minuti, quanto bastano per dichiarare che Ferrovie non hanno responsabilità e non attiveranno le proprie assicurazioni. Appena pochi mesi dopo, e ascoltato in Senato, sarà ancora Moretti a dichiarare: «Vi prego di considerare che quest'anno, per la sicurezza - a parte questo spiacevolissimo episodio di Viareggio - abbiamo ulteriormente migliorato: siamo i primi in Europa». Una frase che farà il giro del mondo.

L’INCHIESTA

Al lavoro da subito la Procura di Lucca. All’inizio con il pm di turno, Giuseppe Amodeo, al quale poi si unirà il collega Salvatore Giannino, ancora fresco di incarico a Lucca. A capo della Procura, in quei giorni, c’è Aldo Cicala, ben capace di reggere il colpo dei comunicati stampa di Ferrovie che nel corso dei tre anni delle indagini si susseguiranno per contestare duramente il lavoro della Procura, del suo consulente professor Paolo Toni, della squadra Polfer della quale fanno parte Angelo Laurino, Lorena La Spina, Paolo Cremonesi e Massimo Bartoccini, supportati da Simone Giuli della Polfer di Lucca cui si deve l’immane lavoro di informatizzazione di tutto il materiale di indagine e non solo. È la vigilia del 29 giugno 2012 quando le indagini si chiudono. Con la richiesta di 32 rinvii a giudizio, comprensivi di quelli per gli allora manager di ferrovie delle sue aziende (Mauro Moretti, Michele Mario Elia, Vincenzo Soprano). L’accusa più pesante, per tutti, attraverso le 200 pagine del 415 bis è così riassunta: non hanno agito, in base a questa consapevolezza, per evitare la tragedia, la distruzione, la perdita di vite umane.

IL CAVALIERATO

Non è ancora arrivato il primo anniversario del disastro ferroviario di Viareggio quando -il 2 giugno 2010 - il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che Viareggio ben ricorda prima alle esequie solenne di 22 vittime della strage allo stadio dei Pini e poi all’ospedale Versilia, nella stanza di Leonardo Piagentini, 8 anni, sopravvissuto all’inferno che gli ha strappato madre e due fratellini, nomina Moretti cavaliere del lavoro. L’allora senatrice del Pd Manuela Granaiola dichiarerà: «La notizia della nomina a cavaliere del lavoro di Mauro Moretti mi induce a pensare che veramente per questo Paese non ci sia più speranza di etica, di moralità, di rispetto per gli esseri umani». Da tempo, ormai, giace inascoltata in Parlamento la mozione per la revoca del cavalierato a Moretti, nel frattempo condannato in due gradi di giudizio, presentata dal senatore Cinque stelle Gianluca Ferrara.

INCIDENTE PROBATORIO

Il 2011 è l’anno dell’incidente probatorio. Il giudice Silvestri si affida a due periti, Dario Vangi e Riccardo Licciardello. Lo scontro tra le parti, fin dall’inizio, è su quale sia l’elemento che ha squarciato la cisterna: per l’accusa è staro un picchetto di rilevazione curve; per Ferrovie e i suoi legali, invece, la cisterna ha impattato su una “zampa di lepre”, elemento fisso dello scambio. Nell’aula del Polo fieristico di Lucca, dove poi si terrà anche il processo di primo grado, si consuma lo scontro tra Procura e Tribunale. Quando il pm Giannino chiede ripetutamente all’ingegnere Licciardello se è vero che abbia un contratto di lavoro che lo lega a Rete ferroviaria italiana, una delle aziende indagate con i suoi manager e dirigenti. La risposta arriva, a fatica, ed è un “sì”. Che non rileva, come si dice, per il giudice: la cifra è contenuta, dirà Silvestri in aula e dunque tale da non creare «sudditanza psicologica» del perito nei confronti degli indagati.

UDIENZA PRELIMINARE

IL 25 marzo 2013 il Polo fieristico di Lucca ospita l’avvio dell’udienza preliminare, giudice Alessandro dal Torrione. Comune di Viareggio, Provincia di Lucca, Regione Toscana si costituiscono parte civile. A differenza di quanto farà lo Stato italiano, rappresentato all’epoca dal presidente del consiglio Enrico Letta. Il quale dichiarerà: «La costituzione di parte civile «non serve ad assicurare l’accertamento della verità e delle responsabilità, ma ad ottenere il risarcimento dei danni. Da parte del Gruppo Fs c’è stata una proposta che offriva l’integrale risarcimento del danno». Per un totale di 15milioni. Il Gup ammetterà 117 parti civili, tra i quali tredici rappresentanti dei lavoratori alla sicurezza, tutti i sindacati (Cgil e Filt-Cgil, nelle loro articolazioni nazionali e locali, Orsa, Federazione nazionale Cub trasporti), Medicina democratica, l’associazione viareggina “Comitato Matteo Valenti”, l’Inail e i parenti non conviventi o affini. Nella sua ordinanza Dal Torrione scrive: «L’ipotetico danno interessa tutto il territorio nazionale, proprio perché le condotte di reato attribuite agli imputati si concretizzano in violazioni delle normative in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro e tutela della salute dei lavoratori che hanno portata generale e si riverberano nelle loro conseguenze dannose e pregiudizievoli potenzialmente a danno di tutti i dipendenti e lavoratori di Trenitalia-Gruppo Ferrovie dello Stato italiane, utenti del mezzo ferroviario e cittadini». Tutti gli imputati vengono mandati a processo.

PRIMO GRADO

Tredici novembre 2013, alPolo fieristico di Lucca si apre il processo di primo grado di fronte ai giudici del Tribunale di Lucca, presidente Gerardo Boragine con i colleghi Nidia Genovese e Valeria Marino. Chiamati a giudicare manager, dirigenti e dipendenti delle aziende Ferrovie dello Stato, Trenitalia, Rete ferroviaria italiana, Fs Logistica, Officina Cima riparazione, le tedesche Gatx e Jungenthal. L’asse che ha ceduto sotto il carro cisterna deragliato era tedesco così come i carri che Gatx aveva affittato. Di quel “pezzo” che aveva già 35 anni di vita, spiegherà in aula Paolo Toni, andava fatta una cosa sola: «Doveva lasciare la Jungenthal ed essere mandato a controllo magnetoscopico completo». Nel corso delle udienze che si susseguiranno ancora la voce fuori luogo di un rappresentante dello Stato italiano. Quando la Procura di Lucca avanza le proprie richiese di pena, è l’allora ministro dei trasporti Graziano Delrio a dichiarare in televisione, commentando i 16 anni richiesti per Moretti: «È la richiesta del Pm. Spero che i giudici abbiamo tutti gli elementi per giudicare in modo equo. Credo sia una sproporzione enorme».

Il 31 gennaio 2017 arriva al sentenza di primo grado. I giudici condannano a 7 anni e 6 mesi di carcere Michele Mario Elia (nel 2009 amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana), a 7 anni Mauro Moretti (nel 2009 amministratore delegato di Ferrovie dello Stato) e a 7 anni e 6 mesi Vincenzo Soprano, ex amministratore delegato di Trenitalia e di Fs Logistica. Il disastro ferroviario da 32 morti, scrivono i giudici, «non è stato un fatto imprevedibile».

L’APPELLO

Tredici novembre - stessa data del processo di primo grado - ma del 2018: inizia a Firenze il processo d’Appello di fronte ai giudici della terza sezione penale, presidente Laura Masi con il colleghi con i colleghi Anna Favi e Giovanni Perini. La sentenza, emessa il 20 giugno 2019, condannerà Moretti anche per il suo ruolo di amministratore delegato di Ferrovie. L’ex manager di Stato Mauro Moretti, nei panni di amministratore delegato del Gruppo Ferrovie dello Stato, così le motivazione della sentenza di Appello, aveva «l’obbligo giuridico di intervenire per impedire l’evento», ovvero il disastro ferroviario a Viareggio.