Strage di Viareggio, la Cassazione: omicidi colposi prescritti. Appello bis per Moretti. La disperazione dei familiari

Protesta alla stazione di Viareggio dopo la sentenza della Cassazione

Prescritti gli omicidi colposi per la strage di Viareggio: lo ha deciso la corte di Cassazione rinviando alla corte d'Appello di Firenze la riapertura del processo d'appello bis, anche per Mauro Moretti

ROMA. Prescrizioni, appello bis, condanne accertate. Questo è il risultato del verdetto della Cassazione al processo per la strage di Viareggio che ha sollevato proteste da parte dei familiari delle 32 vittime del più grave disastro ferroviario avvenuto in Europa negli ultimi 30 anni. In serata un gruppo di manifestanti si è ritrovato alla stazione di Viareggio, teatro della strage del giugno 2009, per protestare dietro lo striscione "Stato assassino" contro questa sentenza.

Che rende definitivi - come si legge tra le pieghe del lungo dispositivo emesso dalla Quarta sezione penale della Suprema Corte presieduta da Giacomo Fumu - undici verdetti di condanna per disastro ferroviario colposo a fronte di 15 imputati che condividevano la stessa accusa nel processo per la strage viareggina. Tra loro l'ex ad di Fs e Rfi Mauro Moretti, poi passato alla guida di Finmeccanica.

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È questo quanto accertato dalla Cassazione che ha cristallizzato queste undici responsabilità, e ha anche dichiarato sussistenti i reati di omicidio colposo plurimo, finiti in prescrizione per il venir meno dell'aggravante della violazione delle norme sulla sicurezza del lavoro. Nel novero dei condannati, per i quali la Corte di Appello di Firenze dovrà effettuare il ricalcolo del "trattamento sanzionatorio", c'è anche l'ex ad di Trenitalia Vincenzo Soprano, e poi due manager della Cima, la società incaricata della manutenzione dei carri cisterna del convoglio deragliato che ha provocato l'esplosione del gas che da Trecate (Novara) doveva raggiungere Gricignano di Aversa (Caserta).

Il grosso del plateau dei condannati, sette imputati, è costituita da dirigenti delle società tedesche e austriache proprietarie dei carri cisterna e incaricate di fornire pezzi di ricambio, come l'assile montato dalla Cima e poi individuato come causa del 'collasso' per via di una 'rigenerazione' eseguita troppo velocemente. Solo Joachim Lehmann, il supervisore di un' officina di Hannover, ha ottenuto un nuovo giudizio senza nessuna colpa accertata.

Per Moretti, che ha rinunciato alla prescrizione in appello nonostante la condanna a sette anni riportata in primo grado e poi confermata dalla Corte di Appello di Firenze il 20 giugno 2019, l'appello bis dovrà riaprire il dibattimento e la sua posizione sarà valutata nel merito, come quella dell'ex ad di Rfi Michele Elia.

"Allora i giudici di Firenze hanno sbagliato tutto e vanno licenziati - ha detto Luciana Beretti che ha perso il figlio trentenne Federico Battistini, insieme alla giovane moglie e ai suoceri nella notte dell'incendio - e dunque quello successo non è un incidente, e che cosa è? Mio figlio bruciato vivo, me lo hanno ridato avvolto da un lenzuolo, non si poteva nemmeno vestire". Al collo porta la foto del suo ragazzo e della nuora Elena Jacopini, belli nel giorno delle nozze.

Annullati i risarcimenti per le 22 associazioni che si erano costituite parte civile, ma rimane in piedi una chance per Medicina Democratica e Cittadinanzattiva.

I FAMILIARI

Da una parte la compostezza di Marco Piagentini, che nella strage perse la moglie e due figli e oggi ha aspettato la sentenza della Cassazione in diretta su zoom, assieme a centinaia di persone collegate, tra famigliari delle vittime e associazioni di ogni parte d'Italia. Dall'altra le urla strazianti di Daniela Rombi, che in quella notte del 2009 perse una figlia e che fuori dal palazzo romano viene sostenuta a stento dagli avvocati mentre le confermano la decisione della corte. Sono le due facce di Viareggio, una città delusa da una sentenza che tutti si auguravano diversa e che oggi piange nuovamente i suoi 32 morti.

"Quest'oggi - dice Piagentini - stiamo rivivendo esattamente il dolore che abbiamo vissuto 11 anni fa, quel 29 giugno 2009. L'esito del processo è disastroso. Moretti e Elia torneranno in Corte d'Appello a Firenze, ma solo per rideterminare alcuni elementi della colpa. Questa sentenza non si spiega. Siamo affranti, siamo senza parole. Abbiamo capito in questo paese a cosa può portare la prescrizione. Viene da chiedersi che senso hanno avuto 11 anni di avvocati, tecnici, giuristi: ci ritroviamo oggi a sentirci dire che tutto è prescritto. È mancato il coraggio di confermare le sentenze".

Durante la mattina, a portare un contributo, sono intervenuti in tanti nella diretta zoom organizzata dall'associazione "Il mondo che vorrei" di cui Piagentini è presidente. Dalle associazioni dei familiari delle vittime del Moby Prince a quelli del Ponte Morandi, passando per quella di Rigopiano, solo per citarne alcune. A pochi minuti dalle 15 la doccia fredda. Piagentini legge i primi frammentari messaggi degli avvocati a Roma, si comincia a intuire l'esito, che poi si capisce perfettamente quando uno dei familiari delle vittime avvia una diretta web dalla piazza davanti alla Cassazione: si sentono solo le urla di una donna distrutta, sorretta a malapena dagli avvocati Riccardo Carloni e Enrico Marzaduri. È Daniela Rombi, la sua Manuela aveva solo 21 anni quando fu portata via dalle fiamme assieme ad altre 31 persone, il suo dolore è incontenibile.

Dolore, pianti, poi silenzio. In città, sui social, pochi trovano la forza di commentare e chi lo fa spesso lascia al web una sola parola: vergogna.

LE DIFESE

"È stato ridimensionato radicalmente il verdetto della Corte d'Appello di Firenze: la Cassazione ha emesso un dispositivo molto complesso ma ad una prima lettura emerge subito che è stato colpito in modo profondo l'impianto delle accuse e delle responsabilità". Questo il primo commento dell'avvocato Franco Coppi, difensore dell'ex di Fs e Rfi, Mauro Moretti nel processo per la strage di Viareggio, nella quale era stato condannato a 7 anni.

"Grande soddisfazione per il verdetto della Cassazione che ha fatto giustizia della sentenza della corte di Appello di Firenze   che abbiamo da sempre contestato: ora è stata definitivamente esclusa la condanna di Rfi per la strage di Viareggio". Questo il commento dell'avvocata Carla Manduca che ha difeso la posizione di Rfi insieme a prof. Alfonso Stile. "È stato escluso anche il risarcimento per tutte le 22 associazioni che si erano costituite come parti civile nel processo", ha aggiunto la legale ricordando che "i familiari delle vittime sono stati invece risarciti".