Il giorno più lungo per i familiari delle vittime del disastro ferroviario di Viareggio

Tutta la città attende il verdetto finale che stanno per emettere i giudici della Corte di Cassazione

VIAREGGIO. Tra di loro e con la città che li ha sempre sostenuti, lungo oltre undici infiniti anni, hanno condiviso «momenti difficili ed amari, così come abbracci indimenticabili e sorrisi che scaldavano e scaldano il cuore». Adesso, per i familiari delle vittime del disastro ferroviario di Viareggio - 29 giugno 2009, 32 vittime ed oltre 100 feriti dopo il deragliamento di una cisterna carica di Gpl trasportata da un treno merci insieme altre tredici “gemelle” - così come per tutta Viareggio è arrivato l’appuntamento con il verdetto dei giudici di Cassazione, quarta sezione penale, che da questa mattina alle 10 si riuniranno in camera di consiglio, ad un mese dall’ultima udienza di fronte ai giudici della Suprema Corte. 
L’associazione “Il Mondo che vorrei” si ritroverà nella sede della Croce Verde, a Viareggio, in via Garibaldi e dalla 9,45 - informa il presidente, Marco Piagentini. «inizieremo una diretta tramite piattaforma “Zoom” per informare e coinvolgere chiunque voglia portare un saluto, una testimonianza di solidarietà o semplicemente aspettare con noi la lettura del verdetto». 
La sentenza - si è appreso ieri pomeriggio dagli avvocati di parte civile - è prevista dopo le 13, dato che è arrivata ai legali tutti una comunicazione dalla Cassazione con la quale si informa che il presidente della Corte ha dato disposizione di fare entrare gli avvocati in aula alle 13. L’udienza si terrà a porte chiuse, essendo stata respinta la richiesta di partecipazione delle parti civili inoltrata dagli avvocati . 
Per collegarsi con la diretta on line organizzata dai familiari delle vittime - parte dei quali sarà a Roma, di fronte alla sede della Cassazione - basta un clic sul blog dell’associazione “Il Mondo che vorrei Onlus”, o sulla pagina Facebook della stessa, il link collegarsi. 
«In questi anni», sono le parole dell’associazione affidate ieri ad una breve nota, « abbiamo dato tutto quello che potevamo dare alla ricerca della verità, attraverso i nostri legali e periti nelle aule di tribunale e attraverso i progetti della nostra associazione, insieme alle persone, per tutta la nostra penisola». Ora è arrivato il momento finale, il più atteso, quello della sentenza di terzo grado, l’ultimo previsto dal sistema-giustizia in Italia. 
Che non metterà fine - i familiari delle vittime del disastro ferroviario di Viareggio lo hanno ribadito più volte negli ultimi giorni - alla battaglia per la sicurezza lungo i binari d’Italia, iniziata la notte in cui tutto cambiò. E nei prossimi giorni (il primo febbraio) un’altra decisione è attesa, quella del Tribunale di Milano, chiamato ad ammettere o meno la costituzione di parte civile anche dell’associazione “Il Mondo che vorrei” nel processo per il deragliamento di un treno passeggeri Trenord, a Pioltello il 25 gennaio 2018, tre morti e 46 feriti. Alla sbarra anche Maurizio Gentile, all’epoca amministrato delegato di Rete ferroviaria italiana. «Quante persone devono morire», è la domanda dei familiari delle vittime della strage di Viareggio - «prima che il sistema creato da questo o quell’amministratore delegato sia fermato? Ci sarà mai una coscienza nei politici e/o nelle Istituzioni che abbia il coraggio di ribellarsi alla logica delle stragi iniziata nel 1963 con la tragedia del Vajont e che ancora oggi uccide persone indifese?».