Strage, i familiari delle vittime con le fiaccole davanti alla stazione

In attesa della sentenza definitiva della Cassazione: «Quello che ci anima non è mai uno spirito di vendetta. Attendiamo con fiducia il verdetto»

VIAREGGIO. Meno 4 giorni alla sentenza della Corte di Cassazione sul disastro ferroviario di Viareggio - 29 giugno 2009, 32 vittime - prevista l’8 gennaio. I familiari delle vittime, riuniti nell’associazione “Il Mondo che vorrei”, lunedì 4 alle 18 saranno davanti alla stazione ferroviaria di Viareggio con una «fiaccolata statica», organizzata tenendo conto di tutte le misure necessarie anti contagio.

«Aspetteremo il giorno della sentenza con serenità e fiducia nell'operato dei giudici, come sempre è stato in questi anni», si legge nella nota diffusa ieri dalla associazione. Due processi - Tribunale di Lucca, primo grado e Corte d’Appello di Firenze, terza sezione penale - hanno condannato i manager di Ferrovie. Ad inizio del processo in Cassazione, la Procura generale ha richiesto per l’allora amministratore delegato di Ferrovie, Mauro Moretti, un nuovo processo d’appello.


«Le nostre aspettative», così i familiari delle vittime, «le abbiamo espresse chiaramente e nelle sedi competenti attraverso i nostri avvocati, e sono frutto di un attento studio delle vicende processuali, peraltro ampiamente suffragate da due sentenze. Eppure, in questi anni ed anche di recente inopportuni interventi mediatici ipotizzano che ad animare la determinazione dei familiari delle vittime sia principalmente una sorta di spirito di vendetta, e che i giudici devono ben guardarsi dal farsi coinvolgere emotivamente nel momento di emettere giudizio. Cosa ancor più disonesta è il fatto che, spesso, tali illazioni siano venute dal mondo politico ed istituzionale, da persone che dei contenuti di quei processi nulla sapevano. Stiano pur tranquilli: perché gli imputati di questo processo hanno avuto mezzi enormi e di grande qualità per esporre le proprie ragioni, mentre da parte nostra ribadiamo di avere la consapevolezza che nessuna sentenza ci risarcirà delle perdite dei nostri cari. Oggi tutto il Paese aspetta con fiducia questa sentenza, perché individua in essa un momento importante di rottura con il passato spesso segnato da verità non emerse e sepolte: a volte per intervenuta prescrizione, altre per insabbiamento delle prove. Ai familiari rimarrà casomai il conforto della giustizia».

Parole importanti, che riassumono tutta la battaglia fatta dai familiari delle vittime lungo undici anni e mezzo, fuori e dentro le aule dei Tribunali. Con la città di Viareggio stretta intorno a loro e con la forza di un Comitato nazionale che riunisce i familiari di tutte le stragi d’Italia.

In questi giorni, prima del verdetto dei giudici della quarta sezione della Corte di Cassazione, i familiari delle vittime attendono una risposta importante: quella alla richiesta presentata dagli avvocati di parte civile affinché i loro assistiti possano ascoltare la lettura delle sentenza almeno dalla saletta riservata ai legali e dotata di schermo collegato con l’aula della Corte. Cosa che non è potuta accadere con le udienze, a causa delle misure anti contagio adottate dalla stessa Cassazione.

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