Malato di covid, dall’ospedale dà l’esame di fisica e prende 30 e lode

Quarantaquattro anni, seravezzino, è stato dimesso dall'ospedale e per il momento destinato all’hotel sanitario

VIAREGGIO. Una foto con il suo Pietro, 9 anni, per confermargli dalle pagine del Tirreno che papà Paolo è un guerriero, sempre, anche contro il mostro più mostro, il virus Covid-19. Un guerriero che, ricoverato all’ospedale Versilia dopo aver contratto l’infezione, da lì ha sostenuto l’esame di fisica, corso di laurea in ingegneria elettronica. Portando a “casa” un bel 30 e lode. È la storia di Paolo Paolicchi, 44 anni, di Seravezza, un lavoro da libero professionista nell’impiantistica da riscaldamento di alto livello, che in ospedale si è ritrovato il 26 novembre «dopo una settimana di febbre alta che non riuscivo più a contrastare con antipiretico ed antibiotico prescritti dal medico di famiglia».

Quando sopraggiungono i primi segnali di affanno, Paolicchi viene ricoverato in ospedale, reparto Covid, dopo essere stato accolto dal Pronto soccorso. «Mi hanno fatto una serie di esami che mai avrei pensato e sono stati bravissimi. Ma avevo la polmonite. E non mi è stato nascosto che sarei potuto migliorare, ma avrei potuto invece aver bisogno della terapia intensiva. È stato come precipitare nel vuoto».


Inizia così la battaglia contro il virus ingaggiata da papà Paolo, professione guerriero, che il primo giorno in ospedale ha avuto anche bisogno dell’ossigeno. «Ho capito subito che si trattava di un corpo a corpo contro il virus. I medici, risultati degli esami alla mano, stabiliscono il mix di farmaci. Ma il brutto di questa malattia è che non per tutti la risposta alle terapie è positiva».

Ore ed ora trascorse - continua il racconto tutto d’un fiato di Paolo - «attaccato al saturimetro, sperando di non peggiorare, attento all’andamento dei valori, preoccupato, sotto attacco anche psicologicamente. Vedendo persone di ogni età morire intorno a me». Il pensiero rivolto alla famiglia e a quel bambino «con il quale vivo in simbiosi, condividendo tante passioni», ma anche al percorso intrapreso un anno fa per arrivare a quella laurea non conseguita dopo le scuole superiori. «Avevo prenotato l’esame un mese fa», ricorda Paolicchi, «ed in un primo momento avevo pensato di rinviare. Appena mi sono sentito, però, ho chiesto di sostenerlo, specificando che non avrei potuto assicurare i requisiti “ambientali” richiesti. Per esempio, non avrei potuto evitare agli infermieri di entrare nella stanza dalla quale mi sarei collegato». Il professor Pietro Oliva, uno dei docenti dell’università telematica Unicusano, ha sottoposto la richiesta alla commissione competente che ha acconsentito. Così, mercoledì alle 11, dal letto di ospedale, Paolo ha dato l’esame. Nel corso del quale «è entrata l’infermiera per rimuovere l’ago cannula ed è uscito sangue e mi sono impressionato». Ma il guerriero ha vinto. Poche ore prima di una dimissione amara: destinazione hotel sanitario perché ancora positivo. «Attenti, attenti, attenti», è il messaggio di Paolo: «Ho seguito tutte le precauzioni e mi sono ammalato. E non dite mai “magari lo prendessi”... Non avete idea di cosa sia...».